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Vecchio 20-07-2006, 21:07
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Predefinito Intervista A Ronnietutt

Intervista a Ronnie Tutt 19 Giugno 2001

Alla batteria da Dallas, Texas, c’è il grande Ronnie Tutt, ecco come Elvis presentava Ronnie on stage normalmente. Credo che, per i nostri lettori, non sia necessario alcun tipo di presentazione. Non solo ha suonato la batteria per Elvis dal 1969 al 1977, ma è soprattutto un batterista di grande qualità che ha lavorato per artisti del calibro di Neil Diamond, Gram Parsons, Jerry Garcia e Elvis Costello.

INT. Puoi dirci qualcosa del tuo background?

RT : Ho iniziato all’età di 3 anni, ascoltando il giradischi e la radio. Mia madre mi ha iscritto alla scuola di ballo. Ho iniziato a suonare vari strumenti…… penso che il primo sia stato un ukulele, che è un grande, ma piccolo strumento. Sono partito da questo per arrivare poi alla chitarra a quattro corde e il violino. Quando ho iniziato la scuola, ho iniziato a suonare la tromba, e l’ho suonata per tutto il periodo della scuola superiore. Mi sono avvicinato alla batteria a 17-18 anni.

INT. Che cosa ti ha portato a suonare la batteria?

RT : Sono stato un ballerino tutta la mia vita. Ho iniziato a ballare a 3 anni. Così qualsiasi cosa ritmata, per me, era più importante del melodico. Suonare la tromba e la chitarra mi faceva sentire frustrato, perché volevo esprimere me stesso con il ritmo. E’ stato un passaggio molto facile.

INT. Quali erano i generi musicali che ascoltavi?

RT: Sono cresciuto suonando tutti i tipi di musica pop, e country, il vero old country & western e lo swing-western. Il primo gruppo con il quale ho suonato era una band di western-swing con
musicisti americani molto famosi, e così sono stato fortunato di aver potuto iniziare con un buon gruppo. Poi sono passato a fare dixieland, jazz, ho suonato musica classica…. , ho suonato diversi tipi di musica.

Int.: Che opinione avevi di Elvis in quel periodo?

RT: Nel 1956, come ti ho detto prima, suonavo con la wester-sing band e noi eravano il gruppo locale di supporto ad un gruppo che suonava al Northside Coliseum a Forth Worth. Avevano uno show radiofonico tipo il Louisiana Hayride, così ogni sabato, andavamo in macchina fino a Fort Worth. Un sabato sera, in cui c’era con me la mia ragazza, mi dissero che, quella stessa sera, ci sarebbe stato un ragazzo di nome Elvis Presley. E infatti, arrivò Elvis con Scotty e Bill, ma senza una batteria. Elvis guardò con il modo tipico che aveva nel 56 e non mi piacque per 2 ragioni: la prima fu che la mia ragazza impazzì (ride), la seconda che lui si fece prestare la bella chitarra classica, di proprietà del nostro chitarrista, un vecchio modello Martin D-18, dopo aver rotto tutte le corde della sua, e dopo averla sfondata, scrisse sopra tutto il legno. Così ho pensato: “Ah, questo ragazzo è proprio……….” Questa storia l’ho raccontata anche a lui, più avanti quando ci siamo conosciuti. Ma non sono mai stato un suo grande fan fino al 1969, quando l’ho incontrato. Una volta che lo incontravi e capivi il carisma che quest’uomo aveva, non potevi fare altro che amarlo, per quello che faceva. Abbiamo avuto subito un grande rapporto. I nostri occhi costantemente si incrociavano.

INT. Ho sentito che, nell’audizione del 1969, eri in gara con il gruppo di batterista del Motown.

RT: oh sì tutti….. per come era andata la notte, io stavo sprofondando, sempre più lentamente, sulla sedia, pensavo che mai avrei avuto la chance dell’audizione. Il mio amico Larry Muhoberac suonava la tastiera (per Elvis). Insieme avevamo uno studio a Dallas e tutti e due, per poter registrare, volevamo spostarci sulla West-Coast. Lui disse: “Sono sicuro che inizieremo a fare audizioni, e se non riusciranno a trovare nessuno, mi farebbe piacere segnalare il tuo nome. Butterò il tuo nome nel mio cappello”. Io dissi:”wow grande!” Infatti, un venerdì mi chiamò e disse: “Ronnie, ti manderemo un biglietto. Abbiamo un’audizione di batteria per due settimane. Puoi prendere l’aereo domani sera?”. Così ho preso la mia batteria, l’ho caricata sull’aereo, e ci sono andato. L’ho preparata e questo batterista quando entrò, si diresse verso la mia batteria e iniziò a suonarla, pensando fosse a noleggio. Era la mia batteria! Quando iniziò a suonare, qualcuno disse: “Hey, questa è la batteria di quel ragazzo”. Poi disse: “Hey ragazzo, va bene se suono la tua batteria? Ed io: “Mah, penso di sì”. Siccome era arrivata sera e avevano provato solo una canzone, vidi che tutti se ne stavano andando: “Ok, abbiamo trovato il ragazzo!”, mentre io sprofondavo sempre di più nella sedia, pensando: “Non ho più alcuna chance di suonare”. Poi tutti fermarono la canzone, ed iniziarono ad imballare gli strumenti. A quel punto Larry andò dal Colonnello Parker e disse: “Sa che quel ragazzo per il quale ha pagato il biglietto, è qui”. Questo attirò la sua attenzione per il fatto che gli era costato un sacco di soldi! (ride). Il Colonnello andò da Elvis, e posso dirti che erano restii a suonare ancora. Ma l’hanno fatto, e…….

INT. Quale era il coinvolgimento di Elvis in quelle audizioni?

RT. Era molto attivo: Era sua, l’idea di avere, dietro, una band di quel tipo. Nessuno aveva mai avuto un band di quel genere e cantanti come li ha potuti avere lui. Mi raccontò che ne aveva avuto la visione in un sogno. Era qualcosa che voleva fare, e disse al Colonello Parker esattamente le sue intezioni. Il Colonnello disse “no” perché voleva che Elvis andasse sul palco con delle ballerine, come nello special del ’68. Ma Elvis disse: Ne ho fatti abbastanza di quei film stupidi. Non voglio più farne parte- Ho appena fatto questo sogno. Voglio una sezione ritmica forte, una band di rock ‘n roll, una grande orchestra dietro, ma nessun ballo, ma tutti che cantano, con un gruppo soul di colore e un gruppo gospel bianco.”. Così chiamò il colonnello nel bel mezzo della notte e disse: “Questo è quello che voglio” ed il colonnello rispose: “No, no, no” Elvis mi spiegò “E stata l’unica volta che ho chiuso il telefono al Colonnello, dicendogli: “Se non lo facciamo così, non vado a Las Vegas, ed ho riattaccato”.
E’ così che ha vinto! (ride)

INT. Quando sei andato alle audizioni, avevi idea di cosa gli sarebbe piaciuto del tuo modo di suonare, e avevi sentito i precedenti batteristi di Elvis?

RT. No, assolutamente. Voleva che facessi quello che ho fatto.
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Vecchio 20-07-2006, 21:09
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Predefinito Re: Intervista A Ronnietutt

INT. Che cosa pensi ti abbia fatto ottenere il lavoro?

R.T. Per prima cosa, penso che sia stata la mia preparazione, avendo fatto un sacco di R&B a Memphis, suonando con tutte le più grandi bands ritmiche. Tutta questa mia esperienza è stata senz’altro positiva. Ma più di questo – perché il batterista di Mototown era molto bravo – non è stato solo un fatto di esperienza, ma un qualcosa legato al rapporto. E’ stato un fatto di percezione, guardando i suoi occhi, e tutto quello che faceva. Io emulavo e accentuavo tutto quello che lui faceva istintivamente. Ogni movimento, quasi come un esaltante spogliarellista! Ah, quanto amavo tutto questo! Ed ecco perché non aveva importanza, che fosse un grande quello che doveva suonare con lui, non era questo a farlo felice – nel corso degli anni, qualche altro batterista, per ragioni diverse, si è trovato a suonare. E con lui hanno suonato grandi batteristi, Larry Londin incluso.

INT. I musicisti della sezione ritmica di Elvis, venivano da background diversi. Come ti sei “relazionato”?

RT . C’è stato un legame immediato. Era un qualcosa legato all’energia. La differenza degli stili musicali ne ha fatto un contrasto interessante. Non so come descriverlo, ma è stato così.

INT. Ti ricordi la Opening Night?

RT. Oh, Non la dimenticherò mai! E’ stata la cosa più importante che io abbia mai fatto, ovviamente. Tutto sarebbe stato registrato. Lì la RCA aveva ne ha fatto un prodotto a parte, che fa parte dell’album From Memphis to Vegas/From Vegas to Memphis.

INT. La RCA ha preparato quelle registrazioni più avanti, nel corso del mese, ma com’è stata la Notte di Apertura?

RT L’energia era incredibile! Era come un gatto uscito di gabbia. Come un grande gatto, una pantera. Elvis aveva così tanta energia e forza. Era una cosa splendida. Sfortunatamente, non è mai stato trasmessa. Non sono mai riusciti a catturare quel tipo di energia che aveva l’uomo. Per questo motivo, noi siamo scesi ad ascoltarle. Non potevamo aspettare fino alla fine dello show per andare giù ed ascoltare le tracce. Più tardi, eravamo così scoraggiati, quando abbiamo scoperto che il colonnello, in quelle tracce, aveva fatto una gran confusione. Hanno messo la voce di Elvis come il 70% del suono e la parte ritmica più bassa. Elvis ne sapeva abbastanza di produzione per capirlo, e i suoi dischi, in verità, non trasmettevano il potere e l’energia che aveva sentito dentro di sé. Lui stava in piedi di fronte a me, tutto il tempo, in modo tale da poter catturare la forza e l’energia della batteria. Anche quando abbiamo registrato in studio, toglieva il microfono dall’asta, si spostava e stava in piedi di fronte a me. Stava in mezzo a tutti i musicisti. Quando faceva queste cose, era veramente un purista.

INT. Pensi ad Elvis come ad un musicista?

RT. Non avevo molto rispetto per la sua musicalità, intendo come persona che suona uno strumento, ma avevo molto rispetto di lui come cantante. Aveva una voce molto potente, ed molto ritmo. Persino mentre preparavamo questo nuovo progetto,l’ ELVIS THE CONCERT, ho imparato a fidarmi molto più del suo ritmo e di come sentiva la musica, che di qualsiasi altra cosa. Perché non possiamo sentire…. Sto ascoltando una monotraccia del mix televisivo, e talvolta senti la folla che sovrasta la musica. Perciò mi fido sempre di più della sua voce, ed ho acquisito persino un maggiore rispetto per l’ abilità che aveva di avere feeling con la musica.

INT. Tu non sei tornato al secondo Las Vegas nel febbraio 970 e sei stato rimpiazzato da Bob Lanning. Perché?

RT. Questo è stato perché il Colonnello non ce l’ha fatto sapere. Non ci aveva informato che Elvis sarebbe tornato. Una delle prime cose che ho fatto, dopo l’Agosto del ’69, è stata di sfruttare l’offerta che mi era stata fatta, con l’opportunità di suonare allo Show di Andy Williams da Los Angeles. E’ stato un contratto di un anno con l’orchestra di Mike Post. Avevo un accordo verbale con loro. Su raccomandazione di Jerry Scheff, dovevo sostituire un grande batterista che si chiamava Jim Gordon,. Il Colonello Parker non ha mai detto una parola circa un ritorno a Vegas. Per tutto quello che ne sapevamo, è stata cosa di una volta. La cosa interessante su questo fatto è che Elvis si aspettava sempre le stesse persone. Una volta capito che gli piaceva quello che facevi, ti rispettava, Elvis non aveva motivi di credere che non saresti rimasto sempre con lui. Cose del genere facevano parte dei giochi che faceva il suo manager.

INT. La seconda biografia scritta da Peter Guralnick informa che voi non riuscivate ad arrivare ad un accordo economico con l’ufficio del Colonnello.

RT Non è assolutamente vero. Assolutamente. Era puramente una questione legata alle cose che ti ho appena raccontato. Se ci avessero detto: “Ritorneremo qui a Febbraio”, avremmo preparato qualcosa. Ma non ce l’hanno mai fatto sapere, ed è per questo che Glen D. ha lasciato il gruppo. Aspettavano fino all’ultimo minuto. Il Colonnello salvaguardava l’immagine di Elvis molto intesamente ed attentamente. Anche nelle foto, la maggior parte di noi venivamo sempre oscurati. Lo stesso vale per quanto riguardava il contattarci per suonare. Facevamo trattative individuali, non venivamo mai considerati parte dell’entourage di Elvis.
Ecco il motivo per cui Glen D. ha lasciato dopo parecchi anni. Si è stancato di stare ad aspettare. Io credo anche che il colonnello avrebbe aspettato fino all’ultimo minuto per informarci, sperando che non avremmo accettato il lavoro, così avrebbe potuto dire a Elvis: “oh, non erano disponibili”. Immagino cosa si sarebbe mormorato, tipo:Non era disponibile, voleva troppi soldi” o qualcosa del genere. Se avevamo un buon rapporto con Elvis: bene: Se non l’avevano andava bene lo stesso. Una volta Jerry Scheff doveva lasciare il paese per andare in Canada. Abbiamo dovuto prendere Emory Gordy affinché suonasse per un certo periodo. Naturalmente, quando ritenne opportuno, al suo ritorno, Jerry era il benvenuto ma anche lì il Colonnello cercò di separarci. Se dovessi leggere oltre, penso che fosse a causa dei problemi avuti con Scotty. Scotty, al tempo, era il manager di Elvis, e credo che il Colonnello risentisse di chiunque avesse influenza su Elvis. Voleva essere in grado di controllarlo.

INT. In quel periodo, divenne cosa comune, la citazione di merito dei musicisti, sugli albums, ma per quelli di Elvis non è stato così. Ne avete mai discusso?

RT Ci era stato detto che il Colonnello non lo voleva. Lui nominava solo i cantanti, perché la loro associazione lo prevedeva nel contratto. L’AFFM, la nostra associazione, non l’ha mai richiesto. Pertanto, siccome non era necessario, il Colonello non lo faceva. Così nessuno avrebbe saputo che suonavamo con Elvis, salvo quando Elvis ci presentava sul palco, oppure nel disco, o nel film. Sotto questo aspetto è molto triste.

INT. E’ interessante notare che nelle mie precedenti interviste ai musicisti di Elvis, nessuno ha avuto qualcosa di buono da dire del Colonnello.

RT La cosa bella che posso dire sul Colonnello è che lui ha sempre fatto quello che ha detto, che fosse per te o per me. Se noi ci trovavano a lavorare solo per pochi giorni, ed avevamo un contratto di un mese ed Elvis era malato e aveva qualche problema o altro, il Colonnello non avrebbe mai detto: “Bene, adesso che è ammalato, potremo fare uno sconto, vi pagheremo per quanto fatto.” Non ci sono dubbi su questo. Era sempre “Questo è il vostro assegno per l’intero contratto”. In questo senso, quando prendeva accordi con le associazioni o accordi contrattuali, era un uomo d’onore. E questa è la cosa migliore che posso dire di lui.
Ma d’altra parte, era anche un uomo difficile, nel senso che…… posso contare sulle dita della mano le volte che mi ha detto “ciao”. Scendevamo nello stesso atrio dell’albergo, e lui camminava alla tua destra, ma non ti vedeva. Scherzavamo su questo dicendo: “i batteristi sono roba da due soldi” Quando guardi le vecchie foto e rivivi tutte le esperienze, forse il suo problema, stava lì…. Forse pensava che ci fosse una sola star, ed è vero. Abbiamo sempre riso sul fatto che Elvis avrebbe potuto fare uno show con 10 scimmie, e la gente sarebbe venuta per vedere lo spettacolo. Ma c’era altra gente che la vedeva in un altro modo e diceva: “Siete, voi ragazzi, a dare grande valore al suono e al feeling che lui ha” Questi concetti sono lontani dal concetto dell’uomo d’affari. Solo i musicisti e coloro che veramente apprezzano e se ne intendono, possono capire questo tipo di cose.
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Vecchio 20-07-2006, 21:10
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Predefinito Re: Intervista A Ronnietutt

INT. Tu sei rientrato nel Luglio 1970, e a quel tempo il repertorio era più rivolto a ballate. Hai notato la differenza?

RT. Onestamente non ricordo. Alcune cose sono vaghe, altre sono molto chiare. Non ricordo niente del repertorio di quel momento. So solo che riceveva molta pressione per incidere un sacco di canzoni da un sacco dei suoi portaborse, quelli che lo circondavano. Tutti avevano qualcosa da proporre e cercavano in continuazioni di convincerlo ad incidere le loro canzoni. Non erano necessariamente delle canzoni giuste per lui. Ma naturalmente, lui aveva l’ultima parola,, perciò gli doveva piacere, altrimenti non l’avrebbe fatta. Noi cercavamo, continuamente, di spingerlo a fare più rock’n’roll, ma nel corso degli anni, era più interessato a fare cose di grande sound. Gli piaceva l’emozione che provocava.

INT. Nell’agosto 1970 la MGM ha filmato molti concerti di Las Vegas per il film TTWII. Le telecamere gli davano fastidio?

RT. No, non penso. Penso che avesse una specie di premonizione del tipo……. Che sarebbe stato grande avere una documentazione di cosa stava facendo, ad un certo punto della sua vita. Era abbastanza lungimirante nel fare due documentari, invece di cercare di fare quegli stupidi films che ha fatto, e per i quali era imbarazzato. Penso che fosse molto serio per diventare attore, ma non ne ha avuta l’occasione.

INT. Parlava di questo?

RT: Oh si. Stavamo studiando Karate, e una volta ci parlò di qualcosa, tipo un thriller internazionale di Bruce Lee, dove tutti noi avremmo fatto parte del cast. Sai, come un ragazzino e il suo gruppo, come Bruce Lee con i suoi ragazzi, che andavano a questo grande torneo. Era rimasto molto impressionato da quel film. Parlava di voler fare un film sul karate, e stava per iniziare a scrivere la sceneggiatura. Sfortunatamente non è mai diventato realtà e non è mai stato realizzato, ma penso che fosse una grande idea. Eravamo coinvolti un bel po’.

INT. C’era una grande differenza tra suonare a Las Vegas e suonare in modo itinerante?

RT Grande grande differenza. Tutta la differenza del mondo. Lui tollerava, e solo tollerava, di suonare a Las Vegas. Il primo anno è stato grande, e poi è diventato molto noioso. Era come un animale in gabbia. Perché aveva questo tetto sulla testa, e, sai era come “il principe nella torre”. Per lui era molto difficile fare tutto ciò. Era troppo uno spirito libero per essere incatenato in un posto e fare due spettacoli a notte. E’ stato molto difficile per tutti noi.

INT. Perché si è sentito così tanto incastrato?

RT. Beh, si trattava solo di una diceria, ma torniamo di nuovo sul Colonnello. All’incirca verso gli ultimi anni si sentiva dire che il Colonnello aveva accumulato enormi debiti di gioco a Vegas, e che manipolava Elvis in continuazione per ritornarci ancora ed ancora. Nell’ultimo anno e negli ultimi due, che abbiamo suonato a Vegas, sapevo che Elvis insisteva nel dire che avrebbe fatto solo uno spettacolo a sera. Il che era realistico e sarebbe stato quello che avrebbe dovuto fare dall’inizio per tutti quegli anni.

INT. Come si possono confrontare il suonare a Vegas e il suonare negli stadi?

RT. C’era una grande differenza nella reazione. Se ci pensi: facevamo il dinner-show in questa grandissima stanza, mentre sbattevano i piatti, i camerieri riempivano bicchieri e gli ospiti sorseggiavano la loro minestra e mangiavano le loro bistecche, con una gran confusione e lui che cantava con tutto il suo cuore, cercando di raggiungere queste persone. Il secondo spettacolo era un po’ più su, perché tutti se n’erano andati. Le persone sedute erano pronte per essere intrattenute. C’era un miglior feeling, ma non può essere paragonato alle più grandi arene degli Stati Uniti, dove migliaia di persone avevano pagato e stavano sedute tutte insieme, guardando ogni movimento che facevamo. Puoi immaginare la differenza di riscontro da parte della gente.

INT. Prima di questa intervista, abbiamo discusso dell’ Opening Night dell’agosto 1974, dove fece una scaletta completamente diversa, appariva infastidito con il feedback e il giorno dopo tornò al vecchio format. Pensi che la reazione sarebbe stata diversa che avesse fatto questo negli stadi?

RT E’ possibile, ma sai, lui era un uomo che agiva d’impeto. Avrebbe potuto tentare di nuovo e se non gli piaceva, era andata. Quando succedevano queste cose, diventava molto impaziente.
In un certo senso era molto sicuro di sé, ma allo stesso tempo, per altre cose era molto insicuro, quasi come un bambino.

INT. Il 3 marzo 1974 Elvis fece due spettacoli all’Houston Astronome, entrambi senza l’orchestra….

RT E’ stato molto insolito, perché c’erano 45.000 persone ad ogni spettacolo. Eravamo su un palco che girava molto lentamente. Non doveva girare completamente, era solo leggermente roteante. Era uno strano palco, così affinché il suono fosse appropriato e adeguato, eravamo in plexiglas. Quello che successe fu che provammo l’effetto di ogni singolo strumento con il plexiglas,. A Elvis non piacque. Così dopo poche canzoni disse “buttate questo plexiglas fuori di qui!” Così lo tolsero e solo alcuni rimasero con il plexiglas: Lui ritornò e rimase in piedi. Era giusto di fronte a me e si dimenticò di girarsi verso il pubblico. Così abbiamo fatto il nostro concerto, quasi come una prova.. Non abbiamo potuto notare se fossero meno di 45.000 persone, perché non potevamo vederle. Sembravano minuscole formiche. Elvis fece un movimento e si poteva sentire un "wooosh" solo due secondi e mezzo dopo. Parlo della reazione del pubblico. Questo fu talmente divertente per Elvis, che iniziò a cantarci su (ride). Ecco com’era, aveva un grande senso dell’umorismo. Questa fu la cosa più simpatica, ma non appena partiva la musica e incontrava il riscontro della gente, nient’altro aveva importanza. Avremmo potuto essere su Marte, (ride).

INT. Ci sono altri concerti che ti vengono in mente?

RT Ce n’è qualcuno. Ce n’è uno, che abbiamo fatto per il Capodanno al Pontiac Silverdome, per la festa di Capodanno. C’erano 80.000 persone. Ancora una volta eravamo a cerchio, ma era pieno di gente. Come prima cosa, giù c’erano sedie dappertutto, fino a che potevi vederne. Era piuttosto eccitante. E ricordo una notte a Buffalo, N.Y. dove i fans si precipitarono sul palco alla fine dello spettacolo. Erano così eccitati che arrivarono giusto davanti. Era allarmante. Divertente e strano, ma nello stesso tempo preoccupante. Parlando in termini di qualità e di consistenza dei concerti, ricordo momenti alti alti, e momenti bassi bassi.
Nel sud degli Stati Uniti, la gente era molto più gentile, per cui potevano anche permetterci di apparire non tanto entusiasti, rispetto a quella di altre zone del paese. Se il pubblico non si divertiva, la prendeva sul personale. Perciò si girò verso di me verso la metà dello spettacolo, e disse (a voce bassa) “Lasciamo l’infermo fuori di qui, Ronnie”. Ed è quello che fece. Quindi ci sarebbe stato di nuovo, il “'Can’t Help Falling In Love' and "Elvis has left the building" (ride). Così quelli erano i momenti bassi bassi …. C’erano sere in cui usciva e sembrava non essere pronto ad iniziare, ma c’erano sere che erano tremendamente “alte”, perché ogni cosa andava bene, lui si sentiva grande, il pubblico rispondeva, e la gente lo prendeva come il concerto della sua vita.
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Vecchio 20-07-2006, 21:11
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Predefinito Re: Intervista A Ronnietutt

INT. L’Aloha deve essere stato uno di questi “alti”. E’ stato incredibilmente eccitante. Pensare poi che la maggior parte del mondo lo guardava. Era molto nervoso per questo. E tu, non avevi paura di sbagliare?

RT Cerchi di non pensare agli errori. Pensi solo a suonare. Entusiasmarti più che puoi e avere il controllo sul tuo suonare. Questo fa parte dell’essere professionali, con uno strumento o che tua sia un atleta o altra cosa, lavori per il risultato di quello che fai. Questo è il modo in cui devi viverla. Se fai un minimo errore, non puoi fermarti a pensarci su. Se lo fai, ne fai subito un altro. Quando stai facendo qualcosa di grande, in un’occasione grande come quella, credo si debba pensare agli aspetti positivi. Devi pensare a quanta gente ti sta guardando, piuttosto che pensa “oh, mio Dio” devi pensare “Wow, è veramente magnifico”.

INT. Nel Marzo 1972, hai registrato con Elvis alla RCA a Hollywood, ed era la prima volta che con lui, registravi in studio. Quali sono state le tue impressioni nel lavorare in studio con lui?

RT. L’ambiente dello studio è un contesto molto più sterile. Non c’è assolutamente risonanza acustica, e qualsiasi cosa fai, guardi attraverso un microscopio. Credo che nessuna di quelle registrazioni gli abbiano dato giustizia. Non credo che si prestasse per registrare molto bene. Felton Jarvis lo faceva costantemente andare fuori di testa, perché nel modo in cui incideva, gli sembrava di essere in una cabina. Elvis avrebbe voluto prendersi 10 minuti, togliersi le cuffie, afferrare il microfono, rifare e……… Tutto avrebbe dovuto fluire dentro il suo microfono. Non voleva tornare indietro e rifare il cantato in fase successiva. E disse: “hey, ho fatto una canzone f…….a. Questo è quello che è, questo è quello che dovrebbe essere”. Era un purista. Credeva che….. queste sono parole mie, ma credeva che incidere fosse un’arte di registrazione di esibizioni dal vivo, non un’arte di registrazione di studio. Capisci cosa intendo? C’è una grande differenza tra le due. E da purista quale era, riuscì a farlo.

INT. Ma nei primi anni, qualche volta doveva fare 20/30 takes per una canzone, mentre, ad esempio, durante la sessione Stax nel 73, era già sufficientemente soddisfatto di una canzone, già dopo solo 2/3 takes. Alcune delle canzoni di questa sessione sono incomplete e a me sembrano un po’ grezze.

RT Questo è perché nessuna di queste ha avuto l’entusiasmo e l’energia del live. Gli piaceva vivere le cose. Anche se leggeva un sacco di libri, era un uomo ignorante. C’erano molte cose nelle quali lui non riusciva ad esprimere se stesso. Questa era una di quelle cose che non riusciva ad esprimere. Non sapeva come dire ad un produttore o un casa discografica e chiunque sia: “guarda, non sento quello che ho bisogno di sentire in studio, perciò facciamo in live. Ci sarebbero stati molti modi per ottenerlo. Avremmo potuto provare le canzoni per 2 o 3 giorni o una settimana se necessario, e poi farle dal vivo. Un’intera settimana di registrazioni live di molto materiale nuovo. E lui avrebbe potuto essere più felice. Si sarebbe entusiasmato al riscontro del pubblico. Il fatto è che Elvis era molto sensibile alla ricezione da parte della gente. Come hai detto tu prima, se lui avesse provato nuovo materiale, dal vivo con un pubblico, sarebbe stata una cosa completamente diversa.

INT. Esprimeva la sua soddisfazione per le registrazioni in studio?

RT. Era sempre infastidito dal suono dei mixaggi. Da quello che capisco, ogni cosa che ha fatto, dopo che tutto era già stato mixato, arrivava a New York, dove veniva re-mixato di nuovo.


INT. Che cosa mi dici del ruolo di produttore di Felton Jarvis

RT. Tutto ruotava intorno a Felton. Il principale lavoro di Felton era far felice Elvis. Semplicemente questo: essere il suo amico, farlo felice. Questo è quello che mi ha detto.

INT. Hai una canzone preferita tra quelle che hai inciso con Elvis?

RT. Burning Love è quella che è più entrata nel mio cuore. Ricordo che Felton Travis era ammalato da cani…. Aveva fatto un trapianto di rene, ed il giorno che abbiamo inciso quella canzone, era molto, molto malato. Giaceva sulla schiena nella stanza di controllo alla RCA, ed io produssi il disco. Emory Gordy arrivò con il basso, ed io produssi il disco per conto di Felton, sai, tutta la sessione. E’ stata una canzone di grande successo. Dimostra che tipo di musica tentavamo di fargli fare. Perciò ne sono stato orgoglioso.

INT. Puoi dirci qualcosa di più sulla tua amicizia con Elvis?

RT L’avete visto spesso in privato? Io non l’ho visto così spesso, perché non volevo associarmi con gli affamati, sai, quei ragazzi che ridevano in continuazione di tutti i suoi scherzi. Avevo una tale rispetto per lui! Ci incontravamo, ogni qualvolta che c’erano i ragazzi del karate. Mi chiamava sempre e voleva esserne coinvolto. E in un paio di occasioni sono arrivato e gli ho parlato nella casa di LAL e naturalmente, quando eravamo a Memphis, siamo andati a Graceland e in alcune occasioni molto preziose, a Natale. Una volta, ero a casa di mia madre. Pensavo a lui e lo chiamai. Gli dissi che ero a casa di mia madre e lui disse: “Bene, lei è lì?” io dissi: “sì” e lui “Permettimi di augurale Buon Natale” visto che l’aveva incontrata una volta. Ed, con questa cosa, è stato così carino. Mia madre era agitata per il fatto che Elvis voleva parlare con lei e augurale Buon Natale. Oh era…. (ride). Lei pensò che era la cosa più grande del mondo. A livello personale, fu la stessa cosa con mio padre. Quando andammo a suonare in Texas, mio padre volle venire a vedere lo show. Elvis volle parlargli e mio padre ne era così orgoglioso!. Si sentiva onorato. Elvis era meraviglioso in queste cose. Aveva una grande capacità di dare valore a questo tipo di cose che per le persone sono sacre. Ci manca il suo humor, le risate e le pazzie…….. Era un bambinone, sai. Un anno, stava facendo quei vecchi film, e aveva un ruolo di cowboy. Quando girava qualcosa, lo chiamavamo sempre come se facesse karate. Quell’anno faceva il cowboy, così portò la sporcizia dal Texas a Graceland. La vera sporcizia dal Texas! (ride). E poi comprò a tutti le macchinine da golf, e poi ha fatto questo e poi ha fatto quello…. Se i soldi non fossero stati l’ostacolo, lui era quello che tutti noi avremmo voluto essere, eravamo un gruppo di amici…. abbiamo passato dei gran bei momenti. Questo era quello che faceva!
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Predefinito Re: Intervista A Ronnietutt

INT. Hai mai parlato da uomo a uomo, delle sue cose personali?

RT. Si l’ho fatto. Mi sarebbe piaciuto se avessimo parlato di certe cose

INT. Intendi sulle droge?

R.T Non sarò mai capace di scagliare una pietra contro nessuno, perché io avevo il mio ruolo. E tutto il resto del gruppo ma, come diciamo noi, per grazia di Dio, si va avanti. Ma non mi sono mai reso conto di niente di quello che stava facendo, perché non ci siamo mai esposti o preso droghe insieme. Non era una cosa che ci riguardava. Io non so se lui abbia mai preso qualche droga seria , se non che …. C’erano gli alti e bassi. Aveva bisogno di qualcosa per rilassarsi, dopo lo spettacolo aveva bisogno di abbassare la sua carica. Ed era un uomo molto impulsivo. Aveva preso una pillola per dormire e se non faceva effetto in 5 minuti, se ne prendeva una manciata. Ecco com’era! E quando ne usciva, doveva prendere qualcosa per alzarsi. Questo era il concetto delle droghe. Non credo che questo abbia fatto bene al suo cuore. Credo che, nella sua vita, non abbia mai preso droghe pesanti. C’è una conversazione particolare che ho fatto con lui che, ricordo è stato un momento molto toccante. Mi invitò al suo posto, ed era molto coinvolto per quello che stava succedendo, con il suo divorzio. E siccome stava appunto attraversando il suo divorzio, volle chiacchierare con me ed avere la mia compagnia. E’ una cosa che mi ha riempito di orgoglio, e cercai di dire a Elvis: Qualsiasi cosa mi chiederai di darò la migliore risposta che posso darti. Pensai che non era proprio quello che voleva sentirsi dire. Era molto molto coinvolto sul suo divorzio. Non riusciva a capire perché una donna volesse divorziare da lui, quando era l’idolo di milioni di donne in tutto il mondo. Era un’immagine nella sua mente che non poteva ….. Disse: non riesco, non riesco proprio a capirlo” ed io dissi “hey, qualche volta è cosi che vanno le cose”

INT. Hai visto in lui qualche cambiamento dopo il divorzio

RT Penso di poter dire di sì, nonostante avesse un’altra donna che si prendeva cura di lui, nello specifico Linda Thompson. Lo amava molto. Mia moglie Donna e lei, erano amiche. Uscivano insieme molto, e guardavano gli shows insieme. E io ho parlato con Linda. In definitiva lei voleva sposarsi. Ero anche molto legato a Kathy Westmoreland, che era molto legata a lui. Anche Kathy voleva sposarlo, e Kathy ed io eravamo piuttosto uniti, quando incontrai mia moglie! E’ vero, eravamo una famiglia molto unita (ride)

INT. Sembra che, dopo il divorzio, i concerti di Elvis siano andati più in discesa.

RT. Teneva questi lunghi monologhi. Credo che fosse alla ricerca di….. Era il tipo di persona che aveva bisogno di cose nuove. Aveva bisogno di essere ispirato per certe cose. E personalmente ritengo che il lavoro non gli stesse dando questo. Dal mio punto di vista, credo che a quel punto della sua vita avrebbe dovuto viaggiare. Avremmo dovuto fare quegli spettacoli dove li stiamo facendo adesso. Avrebbe dovuto girare tutta l’Europa, avrebbe dovuto andare in Asia, avrebbe dovuto girare il mondo. Nessun altro artista dei nostri tempi potrebbe andare in tutti i posti dove avrebbe potuto andare lui. Ciò che intendo, non c’era posto dove l’uomo non potesse andare. Non c’era posto dove non sarebbe stato il benvenuto. Penso che Elvis Presley sia conosciuto persino nelle zone più remote della Russia! Prova a pensarci. Secondo la mia opinione era fortemente depresso… , perché non riusciva ad esprimere se stesso…. Ma credo anche che sapesse che la sua depressione, fosse parte della sua frustrazione.

INT. Forse un altro aspetto di lui, fu quella sua insicurezza che hai menzionato prima, tipo: “Piacerò?”

RT Questo è vero. E’ assolutamente vero. Ma so per certo, che aveva la volontà di farlo. So che voleva andare,. Ma evidentemente, da qualche parte gli arrivavano informazioni sbagliate.

INT. Suppongo che fu difficile da uno show di alto livello, come l’Aloha, passare dritto alla routine di Las Vegas. Deve essere stato deprimente.

RT Anch’io lo penso. Ripeto. Era come un animale in gabbia, passare da una cosa di così elevata qualità, ad una cosa così povera solo per….. Lui aveva bisogno di andare avanti e indietro. Non aveva bisogno di stare lì fermo e fare le cose che lui faceva. Per riprendere quello che ho già detto: perché è tornato là? Qualcuno gli aveva detto che doveva farlo. E’ una vergogna. Io so che esisteva un gruppo di management chiamato Management III e avevano Led Zeppelin ed altri, che lavoravano anche con Elvis. Questi non avevano un controllo esclusivo, ma lavoravano con l’ufficio del Colonnello. Uno dei loro soci viaggiava con noi, e da lui sono venuto a sapere che stavano cercando di acquistare il suo contratto, dal Colonnello, perché avevano capito perfettamente quello che stava succedendo. Aveva bisogno di girare il mondo. Aveva bisogno di cambiare completamente la mentalità di cui abbiamo parlato prima. E di conseguenza penso….. e personalmente sento, che in qualche modo è morto di noia. Aveva molto poco per cui guardare avanti. L’ho visto anche nella sua vita. Ho cenato con lui. Ho visto la ragazza che era con lui. Era là giusto per una cavalcata. Secondo quanto ho notato, a lei non interessava niente di lui, ma è la mia opinione. Quando ti sei circondato da persone come quelle, allora ….. Lui non si rendeva conto di quanto fosse entrato in una depressione seria. Un’altra parte della tragedia è stata che è rimasto intrappolato nell’immagine che aveva creato. Non si poteva concedere di tenere il suo vero colore di capelli. L’avevano convinto a tingerseli nero inchiostro. E i suoi capelli erano bianchi come la neve, bianchi come la mia barba. Ma non gli è mai stato permesso!

INT. Non gli è stato permesso?

RT, Da chi? Non so da chi. Forse quelli che lo hanno influenzato, dicendo: “hey, sembri più giovane così” Questa era la sua vera tragedia, perché doveva sempre apparire come Elvis Presley. Questo poi è stato accentuato da persone come i parrucchieri e quel tipo di gente. Si tingeva i capelli, si tingeva gli occhi. Avevo l’abitudine di guardarlo sempre, e il nero proprio colava sul viso. Lui lavorava sodo e sudava molto. E gli scendeva il nero sul viso. Sembrava, mascara di tipo economico, assomigliava ad Alic Cooper, veramente (ride). Allora andavo da Charlie Hodge “Charlie, che diavolo state mettendo negli occhi di quel ragazzo? Non vedi che gli sta scendendo tutto il nero sul viso?”

INT. La gente spesso diceva: “il senno di poi, non è senno”, ma guardando oggi, agli ultimi anni, non è difficile capire perché ha finito così il suo percorso. Secondo te, c’erano dei segnali che avrebbe potuto finire così male?

RT Ho potuto solo vedere che era uno degli uomini più elastici che io abbia mai conosciuto. C’erano periodi in cui era fuori forma, che eravamo a due settimane dal tour e stavamo provando o qualcosa del genere, e abbiamo detto: “Come farà a rimettersi in sesto per il tour?” Sicuramente, due settimane più tardi allo show della prima sera, lui arrivava e appariva grande. Era come se fosse entrato in una cabina telefonica per indossare la sua “Uniforme di Elvis Presley”, come Superman. E’ stato grande e meraviglioso. Lo vedevo fare così, su e giù, così tante volte nel 1977 e quel CBS Special…. Non posso guardarlo. Non voglio guardarlo. E’ stata una delle cose peggiori, invece che una delle migliori, e i miei ricordi di lui, sono sempre al suo stato migliore. Preferisco non pensare alle cose brutte. Secondo me è che, ovviamente, era malato molto più seriamente di quello che si fosse capito, anche se io l’avevo capito. Perché devi sapere che lui non era uno che si lamentava. Non era il tipo di persona che diceva: “oh, non mi sento bene, non posso esibirmi”. Ricordo che andai a trovarlo prima dello show, e lui era seduto. Aveva uno asciugamano bagnato sugli occhi. Poi, più avanti, abbiamo capito che aveva qualche problema, c’erano…… talmente tante lampadine, tutta quella luce….. Faceva così male ai suoi occhi! Non avevamo una buona squadra per le luci. Avrebbero dovuto esserci quattro spot, e avrebbero dovuto essere diretti sul suo viso, per tutto il tempo. Non sapevano come distribuirle adeguatamente. Perciò aveva la luce costantemente diretta sulla faccia. Noi entravamo prima di lui agli spettacoli e vedevamo come i suoi occhi lacrimassero abbondantemente. Ti dispiaceva per lui, ma pensavi: “Hey, capita”. Ma come ho già detto, tutti eravamo concordi a dire che fosse più malato di quello che ognuno di noi sperasse che fosse, o che riuscisse veramente a capire quanto lo fosse. Ma pensi sempre: “Vedrai, starà bene, ne uscirà” perché lo ha fatto sempre. Ma non riusciva più a farlo. Lo aveva fatto già troppe volte.
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  #6  
Vecchio 20-07-2006, 21:13
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INT. Su qualche filmato da 8 mm che i fans hanno registrato durante i concerti, sembra che si sia appena svegliato
R.T. C’erano sere in cui con la grancassa dovevo fare WHOOOMM, più forte che potevo,!!. Sai come a dire: su dai! Dai! “ Queste sono le cose di cui non amo parlare. E’ una delle cose belle che facciamo adesso sono gli “Elvis the concert”, perché è tutto molto bello, non è fuori, appare perfetto e canta alla grande. Non ha mai cantato meglio, perché isolano la sua voce, così non ci sono sanguinamenti e eccessi, ed il tecnico del suono può stare seduto e limitarsi a mixare perfettamente la sua voce. Ogni volta fare è molto eccitante quello show. Non penso al 1977 o alle altre rare brutte occasioni. Mi vengono in mente, ora, perché ne stiamo parlando. Le cose alle quali mi collego sono i bei momenti. Uno dei miei momenti preferiti nell’Elvis the Concert è quando c’è quel pezzo meraviglioso “Sweet, Sweet Spirit” e guardo il suo viso. Ricordo quelle sere in cui guardavo il suo viso allo stesso modo. Sembrava un bambino.

INT. Uno dei maggiori argomenti di discussione tra i fans Europei sono i bootlegs. Che cosa ne pensi, e ne hai mai sentito uno?
RT. Solo perché qualcuno me ne ha dato uno. Che cosa ne penso? Allora, facciamo un passo indietro: come ti ho detto prima, siamo tutti musicisti professionisti. Lavoriamo in studi di registrazione a L.A., adesso io sono a Nashville….. Facciamo parte di un’industria che è controllata dalle associazioni. Altrimenti ci sarebbe il caos. Ci sono delle normative e delle leggi che regolamentano le registrazioni. Quando si produce un disco illegale, si viola la legge. Non intendo dire che sono rigido e chiuso sulla legalità. Io sono ribelle come chiunque altro, ma allo stesso tempo, c’è un aspetto economico. Qualcuno ci ha fatto dei soldi, forse non tanti, i soldi sono passati per le mani – senza che il talento ne tragga beneficio. Sai com’è, io dal punto di vista personale, devo mandare i ragazzi al college, e devo lavorare che io ne abbia voglia o no. E tutto quello che so fare,è suonare la batteria. Devi sapere che i musicisti non hanno la pensione. Così se tutto il denaro proveniente dai bootlegs e cose simili …. E non credo proprio di apparire un vecchio uomo amareggiato, …. Ma queste sono le cose con le quali mi trovo in concorrenza. Non si possono controllare, non puoi andare là, da questa gente in Europa, con un procuratore, non dagli Stati Uniti. E come andare controvento. Non puoi farlo. L’unica cosa buona è che ai fans viene data musica di Elvis, o chiunque altro. Per alcuni anni ho lavorato con Jerry Garcia del Grateful Dead, e se adesso vai su Internet, puoi comprare tutti i tipi di registrazioni ottenute a tavolino, di registrazioni che abbiamo improvvisato con la band di Jerry Garcia. E so che, da tutto questo, nelle mie tasche non entrerà mai un penny. Potresti dire “Allora questo è l’ammontare di quanto hai ricavato” e invece……… p. Presumi che, per te, ci possano esserci almeno delle briciole, ma non che sia preso tutto (ride). E’ come uno scrittore, un compositore o chiunque abbia scritto una canzone, tutti abbiamo messo qualcosa di nostro, e se si guadagna, i profitti vengono suddivisi. Ma con i Bootlegs non c’è niente da dividere, va tutto solo a coloro che infrangono la legge.

INT. Sei al corrente di tutti quei soundboards degli anni ’70 che sono stati fatti in bootleg?
RT. So che in giro ce ne sono. C’erano parecchie fonti diverse da cui poterli ottenere. E so anche che la moglie di Tom Diskin registrava tutti gli spettacoli di Las Vegas con un suo registratore personale. Anche qui, la tasca di qualcuno si ingrossa (ride) ….. poveri musicisti! Non piango sul latte versato, ma penso tu sia in grado di comprendere i miei principi su questo argomento.

INT. Ultima domanda: hai qualche souvenir degli anni passati con Elvis?

RT. Ho tenuto tutte le mia Jumpsuits, vuoi comprarne una? Mi ha dato poche cose. Mi ha regalato un orologio d’oro nel 1969, all’International. E’ stato il suo primo regalo. Lo tengo ancora, è un orologio svizzero in oro, molto carino. Sul retro c’è un’incisione. Se hai sentito qualcuno dei concerti ‘69/70, lui si definiva “Lo scoiattolo originale” o squirly”. L’incisione dice: “A Ronnie – dallo squirly EP”, non diceva mai Elvis e sillabava la parola “Squirly”. Per me è veramente una cosa speciale.

INT. Ronnie, grazie per l’intervista

RT. Sei il benvenuto. Mi è piaciuta.
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  #7  
Vecchio 21-07-2006, 07:13
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Thank you very much hurt!!!
Attiva come sempre..continua così!!!

Ciao
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  #8  
Vecchio 21-07-2006, 11:42
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Grande Hurt!!! Ottimisssssimo lavoro!!

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  #9  
Vecchio 21-07-2006, 11:45
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Grazie a voi.

E' bello e giusto condividere con tutti quello che facciamo !

Io la vivo così !

Ciao
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  #10  
Vecchio 21-07-2006, 14:57
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Ottimo Hurt!
Ciao
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