Il lato spirituale di Elvis Presley è una parte spesso trascurata della sua vita.
Larry Geller fu un ottimo amico di Elvis, che passò parecchio tempo vicino a lui e fu presente nei momenti finali.
Larry ha alcune affascinanti storie da raccontare.
L'intervista è stata condotta da Piers Beagley, che trascorse un paio d'ore con lui a parlare nella sua casa di Los Angeles.
Piers: E' bello incontrarti Larry. Ho talmente tante domande che non so da dove cominciare. Oggi come oggi ti piace essere descritto come il "Mentore Spirituale di Elvis", considerando che prima eri spesso descritto come il suo Consigliere Spirituale.
Larry: Questo è qualcosa che i "publishers" fanno, non ho mai pubblicizzato me stesso in questo senso. Ero il parrucchiere personale di Elvis, buon amico e confidente ed eravamo come fratelli spirituali. La prima notte che ci incontrammo cambiò entrambe le nostre vite.
Piers: Dove hai incontrato Elvis la prima volta?
Larry: La prima volta che ho incontrato Elvis fu quando ero ragazzino ad un concerto al L.A. Pan Pacific Auditorium Concert. Comunque 8 anni dopo stavo tagliando i capelli di Johnny Rivers quando il mio telefono suonò ed era una persona che lavorava per Elvis, si chiamava Alan Fortas. Alan disse:"Ad Elvis piacerebbe se tu venissi a casa sua a tagliargli i capelli. Verresti?" Io dissi" Grandioso".
Al tempo stavo lavorando per molti personaggi di Hollywood come Peter Sellers, Sam Cooke, Steve McQueen e altri. Ma quando sentii che stavo andando a fare i capelli ad Elvis, diventai un po' nervoso!
Piers: Come riuscì Elvis ad avere il tuo numero? Non era Sal Orfice il suo parrucchiere a quel tempo?
Larry: Hai ragione. Sal si occupava dei capelli di Elvis a quel tempo, ma non gli piaceva viaggiare ed essere alle direttive di Elvis, come pure a sua moglie, Marilyn, che suggerì che prendessi il suo posto. A quel punto il mio lavoro andava molto bene. Elvis per me era il massimo, era L'Uomo, Il Re, era una leggenda! Così guidai verso Bel Air e Perugia Way. Mentre guidavo passando per il cancello, ragazze urlavano "Dì ad Elvis che sono qui" "Dì ad Elvis che lo amo!".
Entrai nella casa e Elvis venne verso di me e disse "Ciao, io sono Elvis Presley". Allungai la mano e dissi "Ciao, io sono Larry Geller".
Elvis era alto circa 5ft 11 1/2 e io sono 6ft 2 ed ebbi questo dejà-vu di 8 anni prima quando ero un ragazzino che guardava quello stesso uomo.
Gli strinsi la mano e mi disse "Andiamo in bagno, così puoi pettinarmi e possiamo parlare".
Entrammo nel bagno e mi aspettavo di vedere ornamenti hollywoodiani, con sedie da salone e cose del genere, ma non c'era niente! Elvis disse "Vieni, qui andrà bene" e mise la sua testa nel lavandino.
Iniziai a lavargli i capelli e mentre gli sciacquavo il sapone dai capelli, alzò la testa e iniziò a scuoterla. L'acqua iniziò a volare ovunque, su di me e su di lui. Mi guardò con quel "sorriso alla Elvis" e disse "Hey, cavolo! Almeno è pulito!"
Quando disse quelle parole pensai che Elvis era un ragazzo semplice. Sapevo in quel momento che era reale, non era uno scherzo.
Piers: Come fece Elvis a scoprire il tuo interesse? Te lo chiese?
Larry: Beh, ci vollero circa 45 minuti per finire i suoi capelli e tutto il tempo Elvis non disse una parola ma i suoi occhi seguirono ogni mia mossa.
Lavoravo con persone come Warren Beatty e Paul Newman e molti personaggi noti, ma posso dirti che nessuno era come Elvis Presley. Elvis eclissava tutti loro! Aveva il viso, la voce, la carriera, i fans, la fama, i soldi e aveva i capelli. I suoi capelli erano incredibili da lavorare.
Una volta finito, gli chiesi "Cosa ne pensi Elvis?"
Elvis si guardò e disse "Sì, sì, benissimo, ma voglio farti una domanda Larry "Cosa sei tu veramente dentro? Che tipo di persona sei?"
Pensai tra me e me "Wow, quest'uomo non ha detto una parola e ora sta andando molto sul personale".
Così gli dissi la verità riguardo al mio interesse e questo fu prima l'esplosione dei Beatles e prima che Maharashi diventasse popolare.
Così gli raccontai come ho lavorato come parrucchiere, ma gli dissi anche che per me la cosa più importante era la ricerca della verità, dello scopo della vita, di Dio.
Dissi "Lo so che tu sei Elvis Presley e la più grande star nel mondo e quello che sto dicendo probabilmente ti suona molto banale".
Ma Elvis rispose "No, aspetta un momento. Larry tu non hai idea di quanto io abbia bisogno di sentire quello che hai da dire. Perfavore, continua a parlare".
Così gli raccontai della meditazione, dello yoga, dei miei libri "spirituali", del mio essere vegetariano e tutto il resto. Volle sapere riguardo l'anima. Abbiamo un anima? Da dove veniamo? Sopravviviamo a questa vita?...tutte queste cose emersero da quella conversazione.
Piers: E durante tutto questo eravate ancora nel suo bagno?
Larry: Beh, prima di rendermene conto, era già passata un'ora e Elvis stava parlando con me e io guardavo nello specchio e vidi che le lacrime gli scendevano sulle guance. Stava parlando di sua madre e quanto poveri erano e come ha sacrificato la sua vita. Mi parlò che non avevano acqua corrente in casa, un pozzo fuori sul retro. Mi parlò di suo fratello Jesse e di come è cresciuto nella chiesa. Parlammo per 3 ore.
Improvvisamente bussarono alla porta e fu così ironico che non lo scorderò mai. Uno dei ragazzi disse "Hey capo, tutto bene lì?" Elvis rispose "Certo, sto sicuramente meglio. Cosa pensi mi stia succedendo nel mio stesso bagno?".
Sicuramente fu quella la fine di tutto, ma quanto fu divertente!
Piers: In quel momento ti era stato offerto un lavoro a tempo pieno con Peter Sellers?
Larry: Giusto. Due settimane prima Peter Sellers mi chiese di tornare in Inghilterra per lavorare con lui nel suo nuovo film. Era un cambio di paese e sebbene mi piacesse Peter, era molto lontano. Così dissi che avrei dovuto pensarci. Ma quando Elvis mi disse "Torna al tuo negozio. Dì loro che lasci tutto e vieni a lavorare per me a tempo pieno. Che ne dici?"
Non dovetti aspettare un nano secondo, e dissi "Sì". Era una situazione che era scattata che sapevo essere giusta.
Piers: Hai sentito la stessa cosa per ogni celebrità per cui hai lavorato?
Larry: Sai che ho tagliato capelli di celebrità ogni giorno, ma l'unico altro che ho conosciuto spiritualmente fu Sam Cooke. Sam era un tipo molto con i piedi per terra, molto sensibile. Aveva perso suo figlio e stava soffrendo molto. Era una grande star. Faceva bruciare la musica; era probabilmente la più grande star di colore del tempo. Ho dato dei libri di yoga anche a lui.
Piers: Così dopo aver detto "Sì" ad Elvis, hai iniziato a lavorare per lui in "Roustabout" immediatamente?
Larry: Elvis mi dsse di essere agli studi della Paramount il giorno seguente alle 8, così il giorno dopo andai alla Paramount e mi occupai dei suoi capelli. Fu incredibile perchè alla fine della giornata camminammo verso le macchine dove le avevamo parcheggiate. Elvis stava seduto nella sua Rolls Royce appena comprata.
Mi disse "Hey Larry, ho questa Rolls, vuoi che te la presto per stasera? Vieni a casa e prendila, vai a prendere tua moglie e vai a fare un giro!"
Proprio così! Ma, sai, mi sentivo un po' ridicolo così dissi "No, va bene così Elvis". Non riuscivo a credere alla sua generosità, ma questo era ELVIS!
Piers: Gli piaceva dare, vero?
Larry: Se incontri Elvis stasera potrebbe darti un orologio, o un braccialetto o qualcosa. Lui era fatto così, una persona straordinaria!!! Lui amava rendere felici le persone e condividere.
Piers: Hai letto il nuovo libro di Alanna Nash sul Colonnello? Sospettavi già tutto quanto da tempo?
Larry: Devi leggere il nuovo libro, ti aprirà gli occhi. E' molto veritiero. Ho saputo riguardo al Colonnello e al tipo di uomo che era e quanto pomposo era. Era un uomo che usava il suo potere per ottenere quello che voleva. Aveva il ghiaccio che gli scorreva nelle vene. E' un grande libro, ma molto di esso non è una rivelazione per me. Ho dato all'autrice Alanna Nash tutte le informazioni che so. Lei è una vera giornalista.
Negli ultimi paio d'anni ricordo che Elvis disse "Voglio andare in Europa a girare e vedere il mondo. Ho fans anche in Europa, in Germania, in Giappone. I Beatles vengono qui, gli Stones vengono qui. Perchè io no?"
Mi disse anche che pensava ci fosse qualcosa di poco chiaro che stava succedendo, ma sul quale non poteva mettere le mani.
Elvis disse che ogni volta che chiedeva cosa stava succedendo, il Colonnello diceva che ci stava lavorando. Ma adesso noi sappiamo!
Piers: Ma tu andavi d'accordo con il Colonnello all'inizio perchè eri uno dei pochi introdotti nel "Col. Parker's Crazy Snowman's League"?
Larry: Andava molto bene all'inizio. Ma sapevo che qualcosa era sulla sua agenda. Veniva sul set occasionalmente, ma i suoi contatti con Elvis erano minimi. Veniva sul set, parlava con Elvis 3 o 4 minuti ed era tutto. Faceva le sue cose e sapeva come manipolare la gente. Lui arrivava e vedevi il linguaggio del corpo di tutti i ragazzi. Si mettevano sull'attenti "Sì signor Colonnello. Sissignore!"
Mi sentivo molto a disagio vicino a lui e un paio d'anni più tardi tutto andò a rotoli.
Piers: Tu c'eri in alcune date straordinarie. Per caso a metà anni 60, quando Elvis ha avuto bisogno di qualcosa oltre i suoi brutti film. E tu gli hai portato l'interesse spirituale.
Larry: Sai, Elvis ed io ogni sera passavamo un paio d'ore insieme da soli a parlare e questo andò avanti per anni. Anche Priscilla nel suo libro puntualizza questo.
Piers: Come sono i vostri rapporti quando vedi Priscilla ora?
Larry: Ci siamo visti qualche volta e il rapporto è molto superficiale, ci siamo abbracciati e detti "Ciao,come stai?", ma non siamo legati, sai. Ho scoperto recentemente che sta facendo uno splendido lavoro con delle associazioni di carità e questo è grandioso. Che Dio la benedica.
Piers: Una cosa che non ho mai capito è come Elvis potesse lavorare alla meditazione e trovare il tempo di andare al Self Realisation Fellowship tra tutti i suoi impegni. Ci andava quando c'erano pause tra i film o tornava a casa ogni sera e diceva "Larry questo film è una merda. Meditiamo!".
Larry: Stavamo fuori ad Hollywood per la pre-produzione per una settimana o due prima di iniziare a girare. Così siamo stati a visitare Daya Mata alle 10 di sera. Forse siamo andati una domenica o durante la settimana al Self Realisation Park fuori sulla spiaggia. Non c'è mai stato nessun problema.
E' da qui che è nato il suo progetto del Meditation Garden a Graceland. Io ed Elvis abbiamo progettato ogni cosa, insieme a Marty Lacker.
A proposito, negli ultimi anni Elvis meditava ogni notte e prima di ogni concerto gli davo una piccola guarigione spirituale.
Piers: Un altro importante evento fu il 27 Agosto 1965, quando i Beatles arrivarono. Cosa puoi dirmi riguardo quella notte?
Larry: Il Colonnello aveva preparato l'incontro tra Elvis ed i Beatles. In anticipo io ed Elvis eravamo in bagno e lo stavo pettinando. Elvis era molto tranquillo e batteva a mo' di batteria le sue dita. Mi guardò e disse "So cosa stanno passando quei ragazzi. Ci sono passato, l'ho fatto. Stanno cantando e suonando per grandi platee e io sto facendo questi brutti film! Sono confuso".
Elvis era fenomenale quella notte. Indossava questo tipo di magliette e le aveva in tutti i colori, tranne il marrone. Odiava il marrone!! Indossava una maglia blu quella sera. Improvvisamente sentimmo urlare, come un tuono, come se fosse caduta una bomba. Fuori c'erano migliaia di fans ovunque. Sentimmo aprire la porta ed entrare i Beatles.
Arrivarono con Brian Epstein, il loro manager. Camminarono verso Elvis e vennero presentati, e Elvis si sedette sulla sedia. I Beatles si sedettero sul pavimento di fronte ad Elvis, in semicerchio.
Ci fu un silenzio tombale nella stanza finchè Elvis disse "Beh, ragazzi, se non siete venuti per parlare con me me ne vado nella mia stanza". Allora tutti iniziarono a ridere e quello ruppe il ghiaccio.
Mi ricordo di loro guardare la TV di Elvis e dire "Wow, guarda, una televisione a colori" perchè non avevano mai visto una televisione a colori prima.
Dopodichè Ringo, Billy Smith, Marty e Richard uscirono e giocarono.
Piers: Cosa mi dici della famosa jam-session?
Larry: Paul McCartney , John ed io e Jerry Schilling stavamo seduti a parlare quando Paul chiese ad Elvis se poteva provare una delle sue chitarre. Elvis disse "Certamente, fai pure". Così Paul iniziò a suonare seguito da John e poi anche da Elvis. I tre suonarono per circa 20 minuti e pensai "E' incredibile! Sono al centro dell'universo in questo momento! Elvis e i Beatles!"
Ad un certo punto mi sono chiesto dove fosse George. Così uscii e andai verso il buio, e capii subito che era là perchè sentii un certo odore. C'era George seduto vicino ad un albero che fumava uno spinello. Mi sedetti e parlai un po' con lui. Abbiamo avuto un'intensa chiacchierata perchè sapevo che George si interessava di filosofia Hindu e più tardi sarebbe diventato molto amico di Sri Daya Mata. Avevamo un legame molto spirituale. Fui molto triste quando morì l'anno scorso.
Piers: Hai visto le foto amatoriali di quella notte?
Larry: Sì, le conosco. Elvis disse "Hey ragazzi! Voglio mostrarvi qualcosa". Prima uscimmo e andammo a vedere la sua nuova Rolls Royce. Ricordo alcune ragazzine arrampicate sugli alberi per usare le loro macchine fotografiche. Penso sia da lì che provengono le due brutte foto di quella sera. Poi Elvis li portò dentro a vedere il nuovo regalo ricevuto dal Colonnello Parker, ossia era una sauna esterna alla camera da letto. Paul guardò dentro e controllando lo specchio disse ad Elvis "Chi è quello là?"
Elvis non lo sapeva e quando guardammo tutti dentro scoprimmo quella ragazzina che si stava nascondendo sotto un piccolo banco di legno. In qualche modo aveva eluso la sicurezza. Quando ci vide, urlò e saltò addosso ad Elvis.
Dopo che i Beatles furono andati via e Elvis li ebbe salutati, io e lui tornammo nella sua camera e mi disse "A me piacciono veramente quei ragazzi, sono veramente dei bravi ragazzi. Ma cos'hanno i loro denti?!"
Sicuramente era dovuto a causa della scarsità di buon cibo in Inghilterra dopo la guerra e i loro denti erano brutti.
In ogni modo disse "Hanno i soldi, perchè non sistemano i loro denti?"
Proprio mentre stavamo per andare a letto, Elvis disse "Ricorda bene Larry, ci sono quattro di loro, e uno solo di me!"
Piers: Hai visto ancora i Beatles?
Larry: Beh, di tutti i Beatles, ad Elvis alla fine piaceva John Lennon più di tutti. Per qualche giorno John telefonò molte volte volendo che andassimo a festeggiare con loro. I ragazzi andarono le 3/4 sere seguenti, ma Elvis non andò. Io preferii restare con Elvis a tenergli compagnia.
Piers: Deve esserci stata ovviamente tensione tra te e gli altri ragazzi della Memphis Mafia considerate le vite diverse che avete condotto fino a quel momento. Sembra anche che tu sia spesso dimenticato nei recenti documentari su Elvis, forse perchè Joe Esposito è al controllo? Come hai affrontato il risentimento?
Larry: Questo è. Il punto è che io ero là perchè quello era ciò che facevo per vivere ma ancora di più ero là per Elvis, perchè mi piaceva. Un ragazzo che era molto recettivo e interessato a ciò che avevo e quella era una perfetta combinazione. Eravamo entrambi interessati alla numerologia e lui era un 8 perchè era nato l' 8 Gennaio e quello era un numero che rappresentava l'essere incompresi e Elvis sentiva di essere molto incompreso. Incompreso nella sua carriera e con le persone per quello che era. Io sono nato l' 8 Agosto e quindi avevo le stesse caratteristiche e parlavamo di questo. Elvis era totalmente informato di tutte le gelosie e i risentimenti interni al gruppo ma sentiva che eravamo lì per un motivo più grande. Su questo si basava la nostra amicizia ma era molto difficile.
Per il mondo esterno io ero parte della Memphis Mafia ma all'interno del gruppo c'erano scaramuccie che facevano odiare l'un l'altro, e che tutt'ora esistono. Io avevo l'ascolto da parte di Elvis e questo a loro non piaceva. Loro non sanno di cosa abbiamo parlato negli anni.
Per quel che riguarda la visione di Elvis per il futuro, le persone intorno a lui non sapevano, tranne Charlie Hodge. Charlie era informato di questo perchè era a conoscenza di alcune importantissime discussioni che fecero parte degli ultimi anni della vita di Elvis.
Piers: Charlie sembrava essere uno degli amici più cari di Elvis.
Larry: Charlie era un ragazzo molto simpatico e onesto e Billy c'era sempre. Ho sempre avuto un senso di missione e sentivo di poter stare incollato ad Elvis nei periodi più difficili.
Tutt'oggi,
anche con coloro che avevano risentimento e con i quali non ho legato molto, non mi importa perchè noi abbiamo un legame in quanto abbiamo condiviso qualcosa di così unico e così profondo che mi fa sorvolare sopra ad ogni cosa.
Piers: Cosa non farei per stare qui seduto con lui 10 minuti adesso! Ci fu un lungo periodo in cui non hai avuto contatti con Elvis, dal 1967 al 1972, dopo l'incidente durante la lavorazione di "Clambake". Ricordo che dicesti che quando lo hai rivisto nell'agosto 1972 hai pensato che fosse in guai seri già allora.
Larry: Fu il mio amico Johnny Rivers che mi suggerì di andare a vedere Elvis a Las Vegas. Ma quando Elvis arrivò potei vedere il cambiamento e lo vidi nei suoi occhi. Successe così che dissi a qualcuno al nostro tavolo "Ha 5 anni di vita se va avanti così".
Non intendevo veramente quello, ma era solo ciò che potevo dire: che qualcosa non andava. Potei sentire che stava usando cattive sostanze e che probabilmente non aveva le persone giuste vicino. Era una questione di energia.
Piers: Anche se il Colonnello aveva fatto qualche affare d'oro nei primi giorni, sembrava che dalla metà degli anni 70 stesse flagellando a morte il suo cavallo da lavoro. Deve essere stato terribile da vedere?
Larry: Oddio, qualche sera non so nemmeno come ce l'abbia fatta. In uno degli ultimi tour di Elvis eravamo a Louisville, Kentucky, ed Elvis era fisicamente ammalato e stava soffrendo molto. Questa notte in particolare aveva nausea e febbre e si sentiva malissimo. Non riusciva a dormire e non faceva altro che rigirarsi.
Ero stanchissimo e dissi "Hey, Elvis, devo dormire un po', ci vediamo quando ti svegli".
Eravamo all'Hilton Hotel e il giorno dopo quando andai nella stanza di Elvis, entrai e stranamente il Colonnello era lì. Era la prima volta che lo vedevo nella stanza di Elvis.
Dissi "Salve Colonnello"
Lui disse "Dov'è?"
Gli spiegai che era con il Dr. Nick e dissi "Vado a dire ad Elvis che lei è qui".
Il Colonnello disse "No, ci sto andando io" e aprì la porta.
Mi addolora dirti questo, ma quello che vidi fu il Dr. Nick in ginocchio al letto di Elvis. Elvis era comatoso e gemeva e il Dr. Nick stava immergendo la testa di Elvis dentro ad una bacinella di acqua ghiacciata per farlo rinvenire. E' stata una visione patetica.
La porta si chiuse e il mio primo pensiero fu "Questo è forse quello che ci vuole affinchè il Colonnello Parker scopra cosa sta succedendo. Il vecchio vedrà Elvis nella sua terribile figura, semicosciente, e fermerà questo terribile tour".
Un minuto più tardi la porta si aprì, il Colonnello Parker venne verso di me e si fermò di fronte a me. Eravamo vicinissimi, mi guardò negli occhi e disse "Adesso ascoltami. La sola cosa importante è che quell'uomo vada sul palco stasera! Mi hai sentito? Nient'altro importa".
Poi se ne andò. Il mio cuore si fermò. Sapevo la verità e volevo urlare. Oh mio Dio, quel cretino figlio di puttana.
Poi sentii Elvis urlare "Lawrence sei lì? Perchè hai lasciato entrare quel bastardo?"
Ho spiegato che mi è passato davanti e allora Elvis parlò per un'ora del Colonnello Parker. Usò ogni parola del vocabolario e disse "Quel grosso, grasso, ****.....Mi voglio sbarazzare di quel suo grasso culo! Mio padre si vuole sbarazzare di lui, lo odia da anni. Io non lo sopporto. Ha perso il contatto con lo show business anni fa. Mi sta usando e io voglio Tom Hullet come mio manager. Dopo il tour, a settembre, sarà così!"
Parlò di chi voleva licenziare e di come voleva cambiare le cose in meglio.
Piers: Cosa mi dici delle voci che Joe lavorava per il Colonnello ed Elvis?
Larry: Elvis sembrava lo sapesse e si offese di questo. Non mi sento di andare nello specifico, ma c'è molto di più su questo nel nuovo libro sul Colonnello. Comunque posso menzionare una storia che è nel mio libro "If I Can Dream".
Un giorno eravamo a Chicago ed entrai in una delle stanze dei ragazzi e dissi "Sono molto spaventato, come se qualcosa andasse male. Se guardate Elvis potete vedere che è molto malato, più che malato e noi dobbiamo fare qualcosa. Ho paura che stia succedendo qualcosa".
Lui disse "Aspetta un attimo. Larry, tu stai diventando negativo. In 20 anni da adesso Elvis sarà più sano di quanto è oggi. Tutti sanno che i cantanti ringiovaniscono. Ma ti dico Larry che qualcosa sta per succedere a te. E sai perchè? Perchè stai diventando dannatamente negativo!"
Realizzai che stavo parlando una lingua straniera a qualcuno, che faceva uso di pillole nel suo sistema di vita, che non poteva proprio vedere la realtà.
Più tardi andai a parlare con due degli altri, ma anche loro mi dissero che stavo diventando paranoico. Non sapendo cosa fare, andai a parlare con Elvis e gli dissi la verità e che ero preoccupato. Glielo dissi davanti a Joe Esposito e al Dr. Nick.
Piers: Devi esserci stato anche quando le voci del libro "Elvis What Happened" iniziarono a circolare.
Larry: Quando Elvis seppe del libro e che 3 ragazzi stavano per vuotare il sacco, andò fuori di testa. Sentiva che stava per assere pugnalato.
Disse "Se quei ragazzi hanno bisogno di soldi, darò loro quello che vogliono. Non li voglio più vicino a me. Ho cause legali per 10 milioni di dollari per causa loro"
Passarono altri due o tre mesi e non si seppe più niente riguardo il libro. Elvis pensò che forse il Colonnello aveva gestito la cosa e l'aveva fermata. Mi disse che dopo tutto non pensava che sarebbe uscito. Comunque un giorno, in tour, un fan che aveva lavorato nel settore editoriale a New York mi diede un manoscritto. Così' tornai nella mia stanza e pensai "Oh merda, hanno intenzione di farlo".
Molto di esso erano esagerazioni e mezze verità. Allora sentii che dovevo aspettare il momento giusto per dirlo ad Elvis.
Un paio di settimane più tardi, in tour, ero nella stanza di Elvis e lui si stava lamentando di dolori alla gola e alle ossa. Sentiva che qualcosa non andava e fu quando parlò di un possibile cancro.
Gli dissi che aveva bisogno di dormire e di ricaricare le batterie finchè non sarebbe salito sul palco quella sera. Lo lasciai e andai nella mia stanza.
Un'ora e mezza più tardi suonò il mio telefono "Lawrence, torna qui perfavore. Non riesco a dormire, porta qui il Dr. Nick".
Il Dr. Nick arrivò e diede ad Elvis delle pillole. Ritornai nella mia stanza e lo lasciai dormire. Quel pomeriggio alle 4 tornai da Elvis per svegliarlo e bussai delicatamente alla porta.
Elvis disse "Entra Lawrence" e si sedette sul letto. Scuotendo la testa disse "Non ce la faccio". A quel punto entrò Joe.
Elvis disse "Ascoltate ragazzi, io sto male. Devo cancellare il tour. Ho intenzione di chiamare mio padre...voi tornate tra 5 minuti".
Realizzai che se Elvis cancellava il tour in quel momento avrebbe solamente alimentato le fiamme del libro che io sapevo stava per uscire.
Piers: Fu quello il momento in cui capisti di dover dire ad Elvis del libro?
Larry: Esattamente. Con il Dr. Nick e Joe lì lo dissi ad Elvis nella sua camera quel giorno. Dissi: "Elvis, devo dirti una cosa. Nessuno intorno a te ti dice la verità, ma sai quel libro? Sta per uscire, ho visto le prove".
Elvis sbiancò. Dissi "Se sei malato e cancelli questo tour è una cosa. Ma i ragazzi sono fuori per crocifiggerti e tu devi sapere cosa sta succedendo. Stanno per dire cose che non ti piaceranno ma tu devi sapere".
Elvis stava in piedi ma poi si sedette sul suo letto, e disse "Chiama il Colonnello adesso". Si mise a letto, seduto sul letto e incrociò le braccia.
Charlie Hodge arrivo in quel momento, pronto per andare.
Ora Joe e il resto di noi eravamo tutti seduti sul letto di Elvis quando Tom Hullet entrò e chiese cosa c'era che non andava.
Elvis disse "Non ce la faccio. Sto male. Odio farlo, odio cancellare il tuor, ma non ce la faccio".
Tom disse le mie stesse cose. "Se devi farlo, va bene, ma questo farà innervosire. Dobbiamo portarti in ospedale per l'assicurazione e poi portarti a casa.
Elvis mi chiese di andare in bagno con lui, tese le braccia in alto e mi guardò. Disse "Guardami Larry, guardami! Sto tremando, sono malato" e stava piangendo.
Iniziai a piangere e gli dissi "Lo so che stai male, ma dovevo dirtelo. Mi spiace. Questo era il momento per dirtelo. La tua vita è su un filo".
Nelle ore successive facemmo le valigie e ci preparammo per partire. Non pettinai i suoi capelli come al solito e lui era molto tranquillo con me e non parlava.
Volammo a Memphis dove mi aspettavo andassimo dritti all'ospedale, ma invece andammo a Graceland. Lì Elvis mangiò una grande torta e si finì per stare nella sua camera fino alle 6 del mattino e poi andò all'ospedale.
Non potevo ripartire per Los Angeles finchè non avessi parlato con lui così andai all'ospedale dove i ragazzi mi dissero che non voleva vedermi.
Ricordo Lamar uscire dalla stanza di Elvis e dirmi "Tu gli hai detto la verità, giusto! Lasciati stringere la mano. Sei l'unico intorno a lui che ha le palle!"
Avevo bisogno di vedere Elvis così aspettai giorni in un'anticamera attigua alla sua. Non potevo partire. Una mattina tornai e sentii Elvis dire "Lawrence, sei lì fuori?".
Entrai nella sua stanza ed Elvis disse "Larry, devi perdonarmi fratello. Era il mio ego. Tu sei qui perchè mi hai detto la verità. Ecco perchè tu sei qui. Tu capisci quello che sto passando".
Piers: Nel tuo libro menzioni che anche in quelle condizioni Elvis faceva ancora progetti per il futuro. Suona positivo.
Larry: Elvis aveva progetti per il futuro sia per un libro che come attore. Il prossimo tour partiva 2 settimane più tardi. Eravamo a Detroit ed era il 25 aprile perchè stavamo parlando di sua madre, che era il suo compleanno.
Elvis si alzò, ci guardammo ed lui mise una mano sulla mia spalla. Con l'altra mano puntò fuori e disse "I fans conoscono 'Elvis'!. Poi colpì il suo torace molto forte e disse "Ma non mi conoscono. Non hanno idea. Lawrence, sei con me?"
Gli chiesi cosa voleva dire e mi disse "Guarda Larry, se tu non dici al mondo la verità, loro non conosceranno mai la mia vera storia. Tu sei l'unico che mi conosce e non lo chiederei a nessun'altro. Tu sei responsabile, tu mi hai portato su questo percorso. Tu sai cosa leggo, sai cosa sto passando. Sai cosa sto cercando di fare, quanto voglio aiutare questo mondo. Possiamo fare qualcosa insieme, Larry. Forse scriveremo un libro. Possiamo chiamarlo "Through My Eyes" (Attraverso i miei occhi) e possiamo fare un film magnifico.
Tutto questo suonava così bello e fui d'accordo, dissi "Certo Elvis. Sono con te, e possiamo farlo".
Negli anni 60 Elvis avrebbe sbraitato e delirato riguardo ai suoi film moltissime volte. Avrebbe detto "Guarda, io non lo sto facendo solo per soldi, ho sempre voluto diventare un attore". Il suo grande rimpianto era che non aveva mai vinto un Academy Award.
Avevo già lavorato con lui sul documentario nel 1974 riguardo le arti marziali. Avevamo parlato di alcune idee che ad Elvis piacevano e su come raggiungere qualcuno degli autori ad Hollywood per lavorare su un film fatto su misura per lui.
Questo era il progetto e avevamo parlato anche di stare alle Hawaii un anno per la pre-produzione, ma, non accadde mai.
Piers: Ma per fare questo avrebbe dovuto scappare dal Colonnello, cosa che sicuramente, ha tentato di fare nel 1973, ma fallì.
Larry: Esattamente! Elvis nel 1977 sapeva che le cose dovevano cambiare. Voleva il Colonnello fuori e nuovi cambiamenti. Parlava di sposarsi nuovamente e avere altri figli. Lo voleva. Era una lotta.
Piers: Nel marzo 1977 siete andati in vancaza alle Hawaii, l'ultima. Ovviamente Elvis a quel tempo era combattuto tra vitamine e regimi di salute che tu stavi suggerendo e il Dr. Nick e le sue medicine.
Larry: Io non avevo stima per il Dr. Nick. Prima che un tour iniziasse io prendevo vitamine e minerali per mantenermi in salute. In più ero vegetariano. Un giorno ero nella camera di Elvis quando si sveglio e il Dr. Nick era lì. Presi un pacchetto di vitamine e lo misi sul tavolo a dissi "Elvis dovresti prendere qualcuna di queste, ti faranno molto bene". Gli diedi anche alcune nozioni riguardo i loro benefici.
Il Dr. Nick disse "Porta quella roba fuori di qui. Quella merda non funziona".
C'era un dottore che lo diceva. Ora non lo è più. Grazie Signore per questa giustizia!
Piers: Infatti era il 1967 quando per la prima volta hai lasciato Elvis e nello stesso momento è arrivato il Dr. Nick?
Larry: Sì, e Elvis iniziò a prendere pillole a quel tempo.
Piers: Una delle frasi che mi piace di più è quando Elvis ti presenta Kathy Westmoreland e disse "Kathy questo è il più grande figlio di **** che abbia mai incontrato. Non incontrerai mai nessuno come lui". E' una grande presentazione!
Larry: (Ride) Quando disse così pensai "Ossignore! Cosa penserà lei adesso!?"
Elvis pensava che qualcosa di romantico sarebbe successo tra me e Kathy. I ragazzi sapevano che Elvis mi rispettava.
Piers: Alcune persone dicono che il lato mistico e spirituale di Elvis non era importante, ma negli anni 60 deve essere stata una vera chiave perchè Elvis stava facendo film maledettamente terribili e deve essere stato alla ricerca di qualcosa.
Larry: Elvis arriva dalla sua base spirituale, questo lui era. Le cose più importanti nella sua vita erano la sua carriera, sua figlia e la sua parte spirituale.
Trenta minuti prima del funerale di Elvis, Vernon mi rivelò qualcosa che disse tutto. Eravamo a Graceland e vidi Vernon seduto nella sua stanza, era disperato. Mi fece segno di entrare e mi disse "Larry, devo vuotare il sacco riguardo una cosa. Quando tu arrivasti qui all'inizio ero sospettoso di te. Era 'tu ed Elvis' tutto il tempo e tu gli portavi tutti quei libri bizzarri. Sono anche andato da Elvis per dirgli cosa pensavo, ma lui mi disse "Non preoccuparti, Larry è un grande ragazzo". Mi ci è voluto molto tempo, molti anni per capire che tu ed Elvis eravate proprio legati spiritualmente.
La casa era piena di gente ed Elvis era steso nella sua bara e quando Vernon disse questo, mi colpì come una tonnellata di mattoni.
Piers: Penso che molti di noi si sentano molto fragili riguardo questi ultimi anni. E' tutto molto triste. Se solo fosse stato diverso.
Larry: Beh, lui aveva un progetto per il futuro. Anche in quell'ultimo anno, quando era veramente malato e stava prendendo un sacco di pillole, Elvis era informato. Nessuno sapeva riguardo quello che stava passando più di lui. Sapeva di avere un problema e sapeva di dover smettere. Avevamo intenzione di andare alle Hawaii e aveva intenzione di sbarazzarsi della maggior parte delle persone che lavoravano per lui e tenerne solo alcune. Stava per sbarazzarsi anche del Colonnello Parker.
Disse "Voglio smettere con queste pillole, voglio fare una buona dieta e fare ginnastica. Voglio tornare l'anno prossimo e fare ancora film. Non queii film stupidi, ma un ruolo drammatico e dimostrare ai fans chi sono veramente".
Era serio in quel momento.
La tragedia della vita di Elvis è che era un uomo che aveva tutto. Era, è, e sarà sempre il Re. Ma sapeva di essere intossicato, che la sua dieta era oltremodo errata e che doveva fare un po' di pulizia nel suo sistema di vita. Sapeva che c'erano persone che non gli erano amiche ma che erano lì solamente per lo stipendio. Elvis era astuto, più astuto di chiunque intorno a lui e stava facendo progetti. La tragedia fu che ha procastinato.
Piers: Sicuramente gli ultimi anni per Elvis furono un continuo passare da momenti di lucidità e chiarezza per poi passare alla più cupa depressione?
Larry: Certo. La vita e la morte erano su ognuna delle sue spalle e, tristemente, ha vinto la morte.
Piers: Penso sia meglio cambiare il nostro umore con una domanda più leggera. Mentre trascorrevi così tanto tempo vicino a lui e assistevi a molti concerti, quale è la canzone di Elvis che ha più significato per te?
Larry: La canzone che più mi fa sognare è "Unchained Melody" perchè Elvis la mise nei suoi concerti gli ultimi mesi della sua vita. Erano Elvis e il piano e una luce blu su di lui. Quando la sento volo con la mente. Quel concerto di Capodanno del 1976 quando cantò sia "Rags to Riches" che "Unchained Melody" fu fenomenale! Uno dei suoi migliori concerti. Infatti Jimmy Carter lo chiamò quella notte quando tornammo in albergo. Risposi al telefono e dissi ad Elvis che c'era qualcuno che fingeva di essere il Presidente degli Stati Uniti. Ma lo era veramente e Elvis aveva previsto quella chiamata!
Piers: Cosa fa Larry Geller ora?
Larry: Sto lavorando ad un nuovo libro sul quale avevo discusso originariamente con Elvis. Avevo intenzione di fare un libro sulla cura della salute e dei capelli e al momento Elvis disse che potevo usare il suo nome sul libro. Era molto felice di essere associato alla salute e pensava fosse una buona cosa per la sua immagine.
Elvis voleva anche apparire in una pubblicità per me e ne parlò con Vernon, ma Elvis morì prima che qualsiasi contratto venisse firmato e allora sentii che non potevo più andare avanti con quel progetto.
Ma lo sto facendo ora. Parlerò dei miei primi anni con Elvis e con tutte le celebrità. Il libro si chiama "GellerCare: Healthy Hair, Healthy Life" e tratta di vita, nutrizione e crescita spirituale e ogni cosa si debba sapere riguardo i capelli.
Dovrebbe uscire all'inizio dell'anno prossimo e ci saranno foto da ogni film che ho fatto con Elvis.
Piers: Una domanda finale. Hai parlato molto con Elvis di reincarnazione e karma. Lo sogni e pensi che non lo incontrerai mai più?
Larry: E' una bella domanda. Faccio molti sogni di lui ed è sconcertante. L'altra è una grande domanda. Cosa succede quando lasciamo questa vita? La mia risposta è sì. Spero di rivedere Elvis. Che Dio lo benedica.
Piers: Grazie mille Larry per averci regalato tanto del tuo tempo. E' stato fantastico parlare con te.
Larry: Stai bene e spero ci rivedremo ancora un giorno.
(Intervista originale di Piers Beagley, liberamente tradotta da Lisa - Grazielvis.it)
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