LA PIU' PICCOLA DELLE STANZE PER UN GIGANTE D'UOMO

Kathy Westmoreland sta scrivendo alcune note, che poi saranno inserite nel suo nuovo libro.
In questa nota parla del funerale di Elvis Presley. 


IL FUNERALE - PARTE 1:
Quando arrivai all'aeroporto per il funerale, le mie valigie erano smarrite. Mentre le cercavo, nelle mie orecchie risuonava la frase "chiamare Caroline Kennedy". Poichè trovavo futile questa cosa, mi stavo dirigendo verso l'auto del Dr. Nick, mentre Caroline camminava avanti ed indietro, parlando dentro ad un registratore, descrivendo la scena e tentando di entrare al funerale dal marciapiede di fianco a me. Non appena io e il dr. Nick arrivammo alla strada verso casa, ci ritrovammo in un traffico che va oltre ogni descrizione. Quando raggiungemmo il cancello, dopo due ore, dovemmo strisciare attraverso una folla gigantesca, mentre la polizia cercava di tenere indietro le persone per creare una via e permetterci di passare. Ci sono voluti circa 15 minuti circa. E' stato riportato che oltre 100.000 persone hanno raggiunto Memphis quel giorno.
Non appena entrati in casa, siamo entrati nel salotto, dove Priscilla mi salutò per prima, dicendo: "So che gli volevi davvero  bene. Pensi di cantare?" Il mio cuore si congelò ed io scossi la testa, proferendo "No...Non ce la faccio!".
Vernon mi venne incontro urlando: "Kathy! Tu sai che questo è ciò che lui voleva!".
Ancora non ero in grado di affrontare l'accaduto, anche se avevo promesso ad Elvis che l'avrei fatto. Mentre stavo lì in piedi, stordita, davanti alla rumorosa insistenza di Vernon e davanti a Priscilla, lei mi chiese: "Vuoi venire a vederlo?". Ho annuito: "Sì". Lei mi chiese se mi sentissi bene e mi chiese: "Pensi che potresti svenire?" "No, sto bene... Voglio vederlo" (dopotutto, ho aspettato questo giorno per molti mesi e mi sono presa cura di lui giorno e notte).
Lei mi toccò la spalla e disse: "Qualcuno porti Kathy a vederlo! Charlie?". Charlie arrivò e mi prese per mano, mi portò verso la bara e restai lì in piedi e finalmente vidi...sì, finalmente ha smesso di soffrire!
Ho notato che il suo pollice destro non era pieno d'acqua e potevo vedere la struttura ossea delle sue artisticamente belle mani. Strofinai delicatamente la pelle del pollice...l'edema se n'era andato alla fine. Charlie disse: "Finalmente non più dolore, finalmente non più ritenzione d'acqua". Lui continuava a dire parole dolcissime ed io mi girai verso di lui. "Malgrado tutte le sue relazioni, Kathy, lui ti ha sempre amata. Ricordatelo. Non dimenticarlo mai!".
A quel punto ero stata fatta entrare in una stanza in cui potevamo provare. Ero scossa e mi sentivo come se avessi un macigno sul petto, sebbene sapessi di doverlo fare. "Signore, aiutami a cantare per lui". Come posso farlo? A malapena riesco a respirare!
Ricordo mio padre che mi prese da parte, privatamente, quando avevo 12 anni e il mio maestro domenicale era morto. La sua famiglia aveva chiesto che cantassi per loro.
Mio papà mi disse: "Kathy, devi smettere di piangere e cantare per loro. E' anche per questo che ti è stata data una voce. Non solo per rendere felici le persone...ma per confortarle nei loro momenti di sofferenza!".
Era quel giorno, quel giorno, in cui ho iniziato ad vivere tutti quei momenti come un osservatore, in modo distaccato...senza piangere, in qualsiasi caso...così da poter cantare.
Ricordo anche una session di registrazione quando Elvis disse: "Devo andare! Devo cantare al funerale di un ufficale di polizia di Denver". Ovviamente i produttore si arrabbiarono, immaginando i loro quattrini persi per pagare noi e l'attrezzatura, mentre aspettavamo che lui tornasse.
Mentre le prove stavano velocemente iniziando, qualcuno mi diede un pacchetto di fotografie di me ed Elvis. La posta per me veniva indirizzata a Graceland in alcune occasioni, e poi mi veniva consegnata. Allora un po' di lacrime scesero...ma dovetti tornare a "Nessun sentimento...e cantare". Non ho mai cantato così male in vita mia, mentre tremavo.
Le luci nella stanza vibravano mentre cercavo di cantare (c'era stato un forte temporale), così non ero più in grado di vedere nulla, se non Elvis per un po'.
Mi era stato detto di salire sulla settima auto dopo il funerale (una Lincoln bianca che era stata di proprietà di Elvis e che aveva regalato). James Burton, J.D. ed io eravamo seduti dietro e Mary Sumner davanti. Ero nell'ammirazione delle persone che stavano lungo la strada...uomini con il cappello appoggiato sul cuore, in particolare.
Quando arrivammo e scesi dall'auto, mi ritrovai davanti a quello che doveva essere una folla di un migliaio di persone, e mi trovai faccia a faccia con Ann-Margret, che stava davanti a me e piangeva. Stavo per parlare, quando Charlie arrivò correndo verso di me, mi afferrò il mio braccio destro e mi trascinò verso il mausoleo, urlando: "Kathy! Stanno aspettando te!".
Ricordo il nostro camminare così veloce, quasi correndo, lungo un grande salone, o forse due, fiancheggiato da persone, e quando arrivammo a questa piccola stanza, venni messa vicino a Vernon, dalla parte destra, che stava davanti alla cripta di Elvis; ed io, che ero vicino a lui, stavo davanti a quella di Gladys. Vernon stava alla mia destra e Charlie alla mia sinistra.
Di fronte a noi c'era Ginger, Lisa, che stoicamente teneva la mano di sua mamma Priscilla, e qualcun altro che non ricordo vicino a Priscilla. 
Non appena io e Charlie arrivammo, il Reverendo Omar Bradley iniziò a parlare. Vorrei poter ricrodare le sue parole, ma tutto ciò che ricordo è Vernon che mi teneva vicino a sè, mentre io, lui e Charlie stavamo più vicini che potevamo.
C'è poi il funerale da raccontare, ma volevo prima di tutto raccontare questo.

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