NORBERT PUTNAM: "ELVIS CI DIRIGEVA CON IL LINGUAGGIO DEL SUO CORPO"

Il produttore, autore e bassista Norbert Putnam ha recentemente rilasciato alcune dichiarazioni relative al gruppo dei "Nashville Cats" e delle sessions di incisione insieme ad Elvis Presley nel 1970.



"Quando racconto ai giovani musicisti che abbiamo registrato 35 canzoni in cinque notti, loro mi dicono che è impossibile!" dice ridacchiando Norbert Putnam, bassista che ha lavorato con Elvis Presley negli anni '70".

La reazione dei ragazzi è comprensibile: anche per gli standard prolifici degli anni '70, quando le band pubblicavano regolarmente due o tre album all'anno, si parla di un ritmo di lavoro a cui si può dare credito. È successo davvero comunque, ed è un privilegio parlare oggi con un musicista che ha visto accadere una cosa simile.
Insieme ai Nashville Cats, di cui Putnam era un componente di spessore, Elvis ha veramente registrato 35 canzoni, dal vivo e al massimo della forma.
Queste canzoni sono andate a realizzare tre album: "That’s The Way It Is" (1970), "Elvis Country (I’m 10,000 Years Old)" (1971) e "Love Letters From Elvis" (sempre del 1971).
Ora le canzoni sono state remixate per eliminare le successive sovra-incisioni e orchestrazioni, portando le tracce all'atmosfera originale di Elvis insieme ai musicisti ed è nato il set da 4 CD "From Elvis In Nashville", pubblicato nel 2020.
Sebbene nel giro di pochi anni da quelle magistrali incisioni, la salute di Elvis Presley iniziò a dargli seri problemi e culminò con la sua morte nel 1977 all'età di soli 42 anni, Putnam chiarisce che il grande uomo non sbagliava un colpo nel 1970.
"Non riuscivi a vedere un grammo di grasso su di lui", conferma Putnam, che ora ha 78 anni e continua a fare occasionali sessions di basso.
"Lavorava e praticava karate. La sua guardia del corpo, Red West, era presente e lui ed Elvis ci hanno fatto alcune dimostrazioni di karate. Sono stati piuttosto impressionanti, credimi.
Elvis era solito piegarsi in avanti con le dita indice e il medio in evidenza, e tirare un pugno proprio all'altezza degli occhi di Red. Era capace di fermarsi ad un centimetro dalla faccia di Red, il che spaventava a morte tutti!
Qualcuno gli chiese: "Elvis, cosa fai se qualcuno ti punta contro una pistola?".
E lui rispose: "Red, prendi una pistola".
Tutto l'entourage di Elvis, la Memphis Mafia, portava una custodia per macchina fotografica in alluminio lucido e, naturalmente, una di loro conteneva armi. Così Red andò a prendere un revolver. Tolse i proiettili - grazie a Dio - e prese posizione, puntando la pistola in faccia ad Elvis. Elvis balzò in avanti e diede un colpo di karate sul polso di Red, facendo volare l'arma da una parte all'altra dello Studio B RCA.
Ora, in fondo alla stanza, il nostro chitarrista Chip Young aveva appoggiato al muro due o tre chitarre, con il dorso rivolto verso l'esterno.
Questa pistola fece una capriola attraverso lo studio ed andò a colpire il retro della bellissima chitarra spagnola fatta a mano di Chip. Aveva pagato un sacco di soldi per quella chitarra, così io la guardai, Chip la guardò, e poi tutti voltammo lo sguardo verso Elvis.
Tutti i membri della Memphis Mafia dissero: "Oh Elvis, è stato grandioso", perché erano pagati per applaudire tutto ciò che faceva, ed Elvis iniziò un'altra dimostrazione di karate. Nel frattempo, Chip Young stava avendo un attacco di cuore perché aveva pagato diverse migliaia di dollari quella chitarra, ma poi il ragazzo che si occupava dei soldi di Elvis si  avvicinò a Chip e gli chiese: "Quanto costa la chitarra?" e gli compilò un assegno immediatamente.

Putnam ha mai visto Elvis prendere gli stimolanti e sonniferi che, alla fine, hanno contribuito alla sua morte?
Putnam riflette prima di rispondere: "Non credo che assumesse droghe pesanti, ma posso dirti che, nel Giugno del 1970, sono sicuro che stesse assumendo farmaci.
Ogni ora uno dei ragazzi portava Elvis in bagno e non ci era permesso entrare quando lui era lì. Tra l'altro, ho avuto molti amici musicisti che sono diventati dipendenti dalla droga. C'era un batterista che conoscevo, un famoso musicista di L.A., che era solito legarsi il braccio e spararsi dell'eroina cinque minuti prima dell'inizio di una session.
Dopo aver avuto la sua dose nelle vene, era del tutto normale. Guidava la band per tutta la session e non ha mai commesso errori, perché aveva accumulato una certa resistenza. Forse anche Elvis aveva quel tipo di resistenza, perché era sempre così attento".

E' risaputo cosa suggerisce la storia popolare di Elvis Presley: che fu un rock'n'roller rovente negli anni '50, sprofondò in una terribile carriera cinematografica negli anni '60 e finì per diventare una caricatura nelle tute bianche negli anni '70. Sicuramente in lui c'era molto di più di questi semplici (e stupidi) cliché.
Nel 1970, Elvis si esibiva al massimo delle sue possibilità, godendo ancora di un'ondata di apprezzamento da parte del pubblico dopo il suo "Comeback Special" del 1968, in cui era apparso in piena forma nel suo completo di pelle nera - ed aveva solo 35 anni.
Come racconta Putnam, il Re era pieno di entusiasmo per la musica e per la vita quando entrò nello Studio B.
"A quel tempo lavoravo ogni sera agli studi RCA dalle 18.00 alle 21.00  di sera e poi dalle 22.00 all'una di notte. Tutti gli studi di Nashville lavoravano in quel modo. Suonavo nelle sessions al mattino ed anche al pomeriggio. Nel 1970 ho preso parte a 625 date di incisione.
Ad ogni modo, il produttore Felton Jarvis mi chiamò e mi disse: "Ehi, puoi venire a suonare per Elvis?".
Dissi di sì perché pensavo che sarebbe stata un'altra grande tacca sulla mia cintura. Avevo già lavorato con Ray Charles e molte delle grandi pop star, quindi sono andato laggiù con il mio Precision del 1965 ed un amplificatore per basso Ampeg B-15 - ed alle 18.00 eravamo tutti lì, con tutti gli strumenti accordati e pronto ad iniziare".

Non c'erano dubbi che quella fosse la band del secolo. Comprendeva il pianista David Briggs, il polistrumentista Charlie McCoy, il batterista Jerry Carrigan ed il chitarrista di Elvis, James Burton, che suonava con lui durante i concerti.
Tra di loro questi musicisti avevano lavorato o avrebbero continuato a lavorare con artisti come Bob Dylan, Paul Simon, Bob Seger, Willie Nelson, Dean Martin, Joan Baez, Nancy Sinatra, B.B. King, Johnny Cash, Dolly Parton, Waylon Jennings, George Harrison, Todd Rundgren, Kris Kristofferson ed Alice Cooper, solo per citarne alcuni.
Lo stesso Putnam ha condiviso un palco o uno studio con una galassia di celebrità come Roy Orbison, Jimmy Buffett, Henry Mancini, Dan Fogelberg, Linda Ronstadt, J. J. Cale e Tony Joe White, tra gli altri. Ed ora era il turno di Elvis.
Ancora una volta, facendo riferimento ai canoni della letteratura dedicata a Presley, si può scoprire che è spesso raffigurato come un individuo lunatico ed insicuro, nel migliore dei casi; e mentre alcuni di questi tratti, probabilmente, sono emersi in un momento successivo della sua vita, nel 1970 niente di tutto questo era evidente, almeno per i "Nashville Cats".



Come ricorda Putnam: "Elvis arrivava sempre alle 20.00 in punto, con due ore di ritardo, con un grande sorriso stampato in faccia, dicendo: "Ragazzi, ho una storia divertente da raccontarvi", e parlava di se stesso, a volte in terza persona.
Ci radunava intorno a lui, perché era un grande narratore - era bravissimo a raccontare storie - e poiché tutti i posti a sedere erano intorno alle pareti, ci sedevamo tutti sul pavimento in cerchio, anche se il pavimento piastrellato non era molto pulito. Durante le due ore successive, fino alle 22:00, Elvis ci intratteneva con storie divertenti.
La cosa strana è che, dopo averlo sentito parlare, mi ero convinto di conoscere questo ragazzo, visto che era cresciuto a Tupelo, Mississippi. Oggi ti parlo da Florence, in Alabama, dove sono cresciuto, che è a sole 70 miglia da Tupelo, ed Elvis era proprio come tutti i bambini che conoscevo quando ero piccolo, eccetto per il fatto che aveva sette anni più di me.
Poi Felton Jarvis si avvicinò e disse: "Ora, Elvis, la RCA si aspetta che produciamo alcuni brani questa settimana, e sono già le 22.00. Dobbiamo iniziare", così Elvis disse: "Ok, Felton, con cosa dobbiamo iniziare?".
Felton disse: "Beh, abbiamo parlato di fare un album di classici country e vogliamo fare un secondo album gospel; potremmo anche iniziare con un album di Natale ed ho sette canzoni pop".
Mentre diceva questo, feci due conti ed arrivai alla somma di 37 canzoni, che pensavo fosse impossibile fare in cinque notti. 
Ma Elvis disse: "Facciamo questa!" ed iniziammo subito con "Twenty Days And Twenty Nights", una vecchia canzone country".
L'organizzazione era pulita e semplice.
Elvis fece mettere un cavo lungo 20 piedi sul microfono in modo da poter camminare e stare a circa otto o nove piedi davanti a noi: chitarra, basso, batteria e piano. Non aveva nemmeno le cuffie a quel tempo.
La band era talmente affiatata, che la registrazione progredì rapidamente.
I musicisti di Nashville avevano nozioni particolari. Loro suonavano una demo, io prendevo un block notes ed annotavo gli accordi, la linea del basso ed il ritmo sincopato prevalente. Disegnavo il pentagramma e trascrivevo. Sentivamo una canzone letteralmente una volta sola ed eravamo già pronti per suonarla, in base all'arrangiamento che avevamo appena ascoltato. Lo stesso Elvis eguagliò la loro abilità, anche se rimase allibito dalla velocità con cui la band lavorava.
Lui era velocissimo e bravissimo; apprendeva molto velocemente: ascoltava una canzone solamente due o tre volte ed aveva un grande orecchio.
Si rivolse a noi, dicendo: "Ci siete, ragazzi? Che chiave era?".
E Briggs disse: "Era MI bemolle".
Elvis disse: "Si può alzare?". E siamo saliti al MI. "Un po' più alto?", così siamo arrivati al FA.
Carrigan dava il ritmo e la band suonava la canzone perfettamente.
Elvis ci guardò e disse: "Come avete fatto?", poiché era abituato a passare molto tempo sopra le canzoni, visto che doveva impararle a memoria.
La cosa veramente pazzesca è che provò la sua voce con un cantante demo, un ragazzo che aveva la voce simile alla sua! È stato bizzarro. Ero presente ed ho sentito Elvis Presley cantare insieme ad un imitatore che imitava Elvis Presley.
Avrei dovuto chiedergli perché lo stava facendo. Lui non era interessato a preparare un'esibizione, ossia ad iniziare gradualmente, costruendola pezzo per pezzo. No, lui la faceva completa fin dall'inizio.
Facevamo la canzone una volta per l'ingegnere e poi veniva incisa con le voci.
Lui lavorava sul modello "Buona la prima" ed iniziava a respirare come un atleta.
Noi suonavamo in base al suo dinamismo; era come se ci guidasse con il linguaggio del suo corpo e penso sia questa la ragione per cui quei dischi contengono tutta quella vitalità.

Elvis ti disse qualcosa sul tuo modo di suonare il basso? 
"No, non lo fece, e questo mi infastidì molto la prima sera, quindi, quando mi capitò di trovarmi vicino a lui nella sala di controllo, gli dissi: "Ehi Elvis, le parti di basso ti vanno bene?".
Lui rispose: "Oh "Putt, vanno alla grande!", dandomi una pacca sulla spalla.
Nei sette anni successivi ho fatto 120 brani con Elvis, e lui non ha mai, mai cambiato una nota".

Elvis si dilettava con il basso ogni tanto; ha dato il suo contributo musicale in tal senso durante le sessions? 
"No. Si dice che abbia preso in mano una chitarra acustica, ma non l'ha mai fatto. Era molto concentrato sulla sua performance vocale. A volte ce la faceva alla prima take, con una voce davvero fantastica, ma ci siamo resi conto che avevamo bisogno di un'altra take per ottenere una traccia ritmica migliore, quindi gli abbiamo detto: "Elvis, dobbiamo farla nuovamente" e lui disse: "Va bene".
Ricordo che una volta ero in piedi accanto a lui mentre stavamo ascoltando una take, e lui disse: "Ehi Putt, cosa ne pensi?". 
Dissi: "Beh, Elvis, potresti farne un'altra per me? Vorrei modificare la mia parte nel ritornello e anche David e Chip vorrebbero fare dei cambiamenti". 
Disse: "Andiamo. Felton, ne facciamo un'altra". 
Una sera arrivai e chiesi di poter fare un'altra take e lui disse: "Oh, vuoi vedermi farla di nuovo? Andiamo!".

Elvis era così impressionato dai "Nashville Cats", che fece loro un'offerta inaspettata. 
Disse: "Guardate, ragazzi mi avete reso tutto talmente facile, che voglio che voi veniate con me e siate la mia band a Las Vegas. Di cosa avete bisogno per essere la mia band?".
Rispondemmo: "Beh, potresti pagarci quello che normalmente guadagneremmo in una settimana di lavoro a Nashville?". 
E lui disse: "Vi farò chiamare dal Colonnello Tom".

Entrare in contatto con temibile Colonnello Tom Parker, il manager che notoriamente ha reso Elvis una star e che prendeva il 50% di commissioni per esserci riuscito. Che persona era?
"Oh, lui non parlava con noi, umili musicisti!" ridacchia Putnam. "Ho incontrato il Colonnello Tom una sera, quando è venuto allo Studio B RCA. Ricordo che il suo assistente entrò con in mano una brocca da cinque galloni di acqua di Mountain Valley, perché quella era l'unica acqua che il Colonnello beveva e, dietro di lui, entrò il Colonnello.
Disse: "Elvis, vieni qui!". 
Parlarono per circa 20 minuti e poi se ne andò, senza salutare.
Sei settimane dopo, Charlie McCoy ha ricevuto una telefonata dall'assistente del Colonnello Tom, nella quale gli veniva detto: "Elvis vuole che voi ragazzi andiate con lui. Mi risulta che tu voglia 2.000 dollari alla settimana". 
Nel 1970 potevo guadagnare 100.000 dollari all'anno a Nashville, semplicemente andando in studio ogni giorno, giusto?
E questo tizio proseguì dicendo: "Il Colonnello Tom è disposto a pagare 350 dollari alla settimana e 700 dollari al leader". 
Charlie disse: "Non se ne fa niente", così non abbiamo mai suonato dal vivo con Elvis Presley.
Nel film "Elvis: That’s The Way It Is", puoi vedere la band che suonava a Las Vegas mentre ascolta le canzoni che abbiamo registrato, preparandosi a suonarle sul palco".

Quando Elvis e la band andarono ognuno per la propria strada, Putnam non lo vide per altri due anni. Durante quel tempo, il malessere della vita di Elvis aveva iniziato a manifestarsi apertamente.
"Arrivato il 1973, sua moglie Priscilla lo aveva lasciato. Ci venne chiesto di andare agli Stax Studios e, quando entrò, vidi che aveva iniziato ad aumentare di peso - forse 15 libbre più o meno. Aveva un aspetto paffuto ed indossava un completo da ginnastica che vestiva largo. Il suo comportamento era cambiato: non era più molto divertente. Quattro anni dopo, se n'era andato". 

Come ha saputo della morte di Elvis? 
"Nel 1977 ero un produttore affermato. Fu un anno fantastico per me: due dei miei artisti si erano aggiudicati il triplo disco di platino. Dan Fogelberg aveva venduto tre milioni di album e Jimmy Buffett aveva registrato "Margaritaville", che ha venduto 40 milioni di copie.
Quell'estate, ho ricevuto una telefonata da Felton Jarvis, il quale mi disse: "Ehi Norbert, potresti venire e sovraincidere il basso su una canzone di Presley?". 
Dissi: "Solo una canzone?". 
Rispose: "Sì. Elvis è in tour ed ha deciso di andare al piano a cantare la canzone degli Everly Brothers "Unchained Melody". È la miglior performance vocale che abbia fatto negli ultimi anni e l'abbiamo registrata su multi-traccia. Vorrei che tu le aggiungessi il basso".

Durante la registrazione, Putnam chiese a Jarvis notizie sulla salute del suo vecchio capo e lui disse: "Beh, Putt, ha preso davvero tanto peso". 
Chiesi: "È solo l'obesità il problema?", dato che pensavo potesse essere risolto, ma lui mi rispose: "No, è più di questo. Elvis ha avuto una forte depressione ultimamente". 
Dissi: "Non può il Colonnello o qualcuno fare qualcosa?". 
E lui mi rispose: "Elvis è stato in ospedale diverse volte per smettere di prendere farmaci, ma non ha funzionato". 
Dissi: "Dagli un abbraccio da parte mia".

Due mesi dopo ero in vacanza alle Hawaii; ero in macchina con la radio accesa e stavano suonando brani di Elvis a ripetizione. Questo mi fece sorridere, perché la radio americana non trasmise più le canzoni di Elvis Presley dopo il 1970.
C'erano le bustarelle a quel tempo, e la casa discografica ammise con me di aver smesso di pagare dopo il 1970.
Un giorno chiesi il motivo e loro mi risposero: "Perché avevamo questo nuovo ragazzo dall'Inghilterra, di nome David Bowie, che sarebbe stato il nuovo Elvis".
Entrai in un negozio per comprare alcuni articoli ed un ragazzo hippie disse al cassiere: "Hai sentito del vecchio Presley?". 
Il ragazzo disse "No...". 
E l'hippie disse: "Se n'è andato". 
Corsi alla mia macchina ed accesi la radio e lo stavano proprio dicendo. Non ci potevo credere. Pensai: "Lo hanno lasciato morire". Mi sono seduto ed ho pianto".

A 50 anni di distanza da quelle sessions, Putnam come ricorda Elvis? 
"Lo ricordo per quanto fosse divertente nel 1970. Eravamo giovani, suonavamo tutti alla grande e ci divertivamo molto. Il motivo per cui abbiamo inciso 35 canzoni in cinque giorni era perché si divertiva tantissimo. Era semplicemente il migliore in assoluto, ed è così che penserò sempre a lui".

Source: guitarworld.com