YVONNE LIME: IL MIO WEEKEND CON ELVIS

Il 19 Aprile 1957 Yvonne Lime arriva a Memphis per trascorrere il weekend insieme ad Elvis.
I due si erano conosciuti e frequentati durante le riprese del film "Loving You" ed Elvis l'aveva invitata a Memphis per trascorrere il weekend di Pasqua insieme a lui ed ai suoi genitori, nella casa di Audubon Drive. Con l'occasione, le mostra anche Graceland.
Durante quei giorni, Yvonne tiene un diario, nel quale scrive tutto quello che fa con Elvis.
Ad Agosto del 1957, nell'edizione di "Modern Screen", le pagine di questo diario vengono pubblicate in un articolo dal titolo "My Weekend With Elvis" (Il Mio Weekend con Elvis).
Al magazine "Modern Screen", Yvonne ha detto: "Era un perfetto gentiluomo, molto devoto a sua madre e gli piaceva cantare canzoni religiose alle feste. La sua immagine da rock' n' roll, i capelli lunghi e le basette erano una specie di anticonformismo".
L'articolo, di ben 6 pagine, include anche 5 fotografie di lei ed Elvis davanti a Graceland, acquistata da poco, scattate dai fotografi E.H. Jaffe e Robert Williams il 19 Aprile 1957.
Da quel momento, Elvis ed Yvonne smettono di frequentarsi.

Qui di seguito viene riportata la traduzione delle pagine del diario di Yvonne Lime, pubblicate dalla rivista "Modern Screen" nelle quali racconta il fine settimana trascorso con Elvis Presley a Memphis.

VENERDI' 19 APRILE 1957 - ORE 3.00 (DEL MATTINO):
"Eccomi qui, sto volando verso Memphis per trascorrere il fine settimana con Elvis a casa sua. Faccio fatica a crederci! Sto volando in più di un senso. Come sarà trascorrere un intero fine settimana - in ogni momento - con Elvis? E chi si sarebbe aspettato, quel giorno in cui l'ho incontrato, che questo sarebbe successo!
Ho incontrato Elvis sul set di "Loving You" della Paramount. Avevo un piccolo ruolo, una scena in cui parlo con un gruppo di ragazzi in favore di Elvis. Nel mezzo della scena, Elvis è arrivato sul set e mi ha guardata. Mi ha reso nervosa. Poi, quando ho finito, si è avvicinato ed ha detto: "Ciao, sono Elvis Presley", come se io non lo sapessi.
Ma ho cercato di farmi vedere fredda, perchè sapevo che tutte le ragazze si lanciavano su Elvis.
Pertanto, ho soltanto sorriso e gli ho detto il mio nome. 
Rimasi sorpresa quando disse: "So chi sei. Ti ho vista in The Rainmaker".
Poi mi raccontò una cosa divertente. Fece il provino per la parte che poi andò a Earl Holliman, ma lo studio non pensava che Elvis fosse abbastanza comico per il ruolo. Abbiamo parlato per un po' in quel momento, e quando Elvis ha dovuto iniziare la scena successiva, disse: "Devi darmi il tuo numero di telefono prima di andartene stasera".
Ho pensato che lo stesse dicendo per educazione, come da copione. Ma il giorno seguente mi ha raggiunta, e seguita e mi ha aspettata sul set, ed alla fine ha detto: "I miei amici sono in città. Vorrei che li conoscessi". E quella sera lo feci.
Ho incontrato anche la sua amica, Judith Spreckels, che ha scritto quelle storie meravigliose per "Modern Screen".
Non avrei mai immaginato che quel giorno sul set sarebbe finito oggi su un aereo. Specialmente dopo che Elvis aveva lasciato Hollywood. Quello è stato il momento in cui ha iniziato a pregarmi di andare a fargli una visita a casa sua. Alcuni miei amici hanno cercato di convincermi a non andare. Dicevano che Elvis era volubile e che sarei stata solamente un'altra di tutte le ragazze nella sua vita. Ma come potevo spiegare il modo in cui lui si comportava, chiamandomi notte dopo notte e pregandomi: "Tesoro, mi manchi così tanto. Ti prego, parti da Hollywood e vieni".
Come potevo spiegare a qualcuno quanto sincero e solo Elvis sembrasse?
Loro pensano a lui come ad un pezzo grosso, come al grande Presley, non come al caloroso, dolce ragazzo che mi aveva detto di volermi bene.
Ma ho le farfalle nello stomaco adesso. Solo ancora poche ore e staremo insieme. 
Come sarà adesso? Avranno ragione i miei amici, oppure io?

19 APRILE 1957 - MEZZANOTTE:
Questo è stato il giorno più bello della mia vita. Elvis mi ha appena dato il bacio della buonanotte e la mia testa sta ancora girando solo al pensiero del magnifico giorno che trascorrerò con Elvis dalla mattina alla sera!
Il mio aereo era in ritardo, due ore di ritardo, e sapendo quanto Elvis odi aspettare da qualche parte, perché in pochi minuti si ritrova assalito, ho pensato: "Probabilmente suo cugino Gene o il Colonnello verranno".
Ma lui era lì, che correva verso di me, che mi sollevava tra le sue braccia e mi abbracciava stretta, mentre mi baciava a lungo e forte.

"Yvonne, tesoro" disse, e la sua voce era bassa e rauca. "Non riesco a dirti quanto sia felice di vederti". Una grande folla iniziò a radunarsi intorno a noi, così ci siamo messi a correre verso la lucente Cadillac rosa di Elvis.
In auto, mi ha baciata ancora ed ha messo il suo braccio intorno a me.
"Ho faticato a dormire la notte scorsa, ero così entusiasta all'idea di vederti ancora, piccola", mi disse Elvis, ed il mio cuore ha iniziato a martellare.
"Ero all'aeroporto alle sei, ma quando mi hanno detto che l'aereo avrebbe ritardato, sono andato a casa, ho fatto colazione e sono tornato nuovamente. Ora che sei qui" ha aggiunto con uno dei suoi dolci sorrisi. "Non ti lascerò più andare".
Siamo andati in auto a casa sua, una bella, ma modesta, casa ad un piano, con un recinto di ferro nero intorno, e più piccola di quanto mi aspettassi.
I suoi genitori erano sulla porta e sua madre mi mise le braccia intorno a mi disse: "Vogliamo che ti senta a casa, cara". Persone molto cordiali.
Mentre entravamo in casa, notai che c'erano un sacco di casse da imballaggio sparse in giro.
La signora Presley si scusò: "C'è pieno di posta dei fan di Elvis. Riusciamo a fatica a tenere il passo con loro. La posta sta intasando i mobili. Ecco perché abbiamo intenzione di trasferirci in una casa più grande" rise.  
A quelle parole, Elvis strizzò l'occhio e disse: "Non dire altro ad Yvonne riguardo la nuova casa. Voglio mostrargliela io stesso".
Elvis portò dentro la mia borsa e mi mostrò la mia stanza.
"E' la mia camera da letto, tesoro" disse "ma voglio che l'abbia tu, così starai più comoda". 
Com'è premuroso!
Una stanza piacevole, ma molto semplice. Chi penserebbe che questa stanza appartiene ad una delle star musicali più grandi del Paese?
E' colorata di un verde lieve con mobili in stile moderno, con un letto di misura "king-size" ed una testata ad uso libreria.
Sopra il letto c'è un grande quadro che raffigura Elvis, che mi ha detto essere stato dipinto da un fan. C'è una foto incorniciata di Elvis sul cassettone e vicino - non posso credere ai miei occhi! - una fotografia di me che gli ho regalato.
Nell'angolo c'è un giradischi traboccante di dischi e tutti gli animai di pezza che gli sono stati spediti dai fans. E' stato quello il momento in cui gli ho dato il piccolo pollo giocattolo con il cappello rosso - come il cappello rosso che indosso in The Rainmaker, per il quale Elvis mi ha sempre presa in giro. Sono rimasta sorpresa del fatto che l'abbia messo in cima al letto.
"Il posto d'onore" ha detto, con un inchino - e mi ha baciata sul naso.
"Non agitarti adesso" disse "metti i pantaloni ed andiamo. Voglio mostrarti la mia città". 
Mi sono cambiata e quando sono uscita nel soggiorno, Elvis mi ha afferrata e mi ha dato un abbraccio enorme. 
"Non è elegante la mia ragazza?" disse. "Vieni, andiamo a fare un giro sulla mia motocicletta".
Quando siamo usciti, sono rimasta sorpresa nel trovare una folla di ragazze fuori. Mi hanno guardata e mi sono sentita imbarazzata. Loro chiamavano "Elvis -- Oh, El-vis!".
Elvis sorrise e salutò. "Non farti distrarre, tesoro" mi sussurrò. "Ho detto a tutti in città che la mia ragazza sarebbe arrivata questo weekend e loro vogliono vedere come sei. In senso buono. Devi abituarti a questo, come ho fatto io".
Sono salita sulla moto davanti ad Elvis e lui si è stretto a me, e siamo partiti.
E' stato emozionante andare in motocicletta con Elvis. 
Elvis si è diretto nel cuore della parte centrale ed ha parcheggiato davanti al negozio del barbiere. Tutti nel negozio del barbiere conoscevano Elvis. 
"Ho tagliato i capelli al ragazzo da quando suo papà l'ha portato qui per la prima volta" mi disse il barbiere orgogliosamente. Un paio di Coca Cola dopo, Elvis aveva finito e siamo tornati sulla motocicletta nuovamente. "Ora ti mostro la sorpresa".
"Quale sorpresa?" chiesi. Ma lui non me lo disse, continuava solamente a sorridere. Sembrava felice come un bambino, mentre procedevamo nei sobborghi di Memphis, finché siamo arrivati in una zona in cui le case erano grandi e belle, con ampi prati.

Ci siamo fermati davanti ad una magnifica casa Coloniale bianca, che era circondata da una recinzione di pietra. Elvis mi ha presa per mano e mi ha condotta dentro.
"Come ti sembra?" mi chiese con un grande sorriso. "E' la mia nuova casa - per me e per i miei genitori. Ci trasferiremo non appena sarà pronta. Ho comprato questa tenuta e la stiamo ristrutturando. Pensare" disse lentamente "che noi Presley vivremo qui. Siamo stati poveri per così tanto tempo, non riesco ancora a crederci".
Ed io posso immaginare l'emozione che provava - aver conosciuto la povertà per molto tempo e poi essere in grado di comprare da solo una casa da 100.000 dollari per se stesso e per i suoi genitori.

Poi Elvis proseguì: "Solo pochi anni fa stavo guidando un camion e dovevo consegnare qualcosa ad una di quelle famiglie ricche qui. Arrivai alla porta di ingresso e la governante mi diede uno sguardo disgustato e disse: "Sali sul camion. Tu non puoi nemmeno arrivare alla porta di ingresso. Ed ora queste persone sono praticamente i miei vicini" disse con un sogghigno.
Era come un ragazzino che stava mostrando il suo giocattolo di Natale mentre mi portava attraverso l'enorme e bellissimo spazio - sei camere da letto, un grande ingresso e lavoranti ovunque. Parlò con uno di loro e disse: "Si può andare più svelti? Mi piacerebbe moltissimo trasferirmi prima di partire per Hollywood per il mio prossimo film".
Poi siamo tornati nuovamente a casa. Eravamo così stanchi, che non ci siamo preoccupati di cambiarci per cena. Eravamo tutti seduti ad una lunga e stretta tavola in soggiorno. E' una stanza informale, con un piccolo pianoforte in un angolo. Mi sono seduta vicino ad Elvis; poi c'erano sua madre, suo padre, suo cugino Gene ed un paio di amici. La cameriera, Alberta, ci ha servito polpettone di carne e purè di patate ed abbiamo scherzato moltissimo mentre eravamo a tavola.
"Spero ti piaccia la tua cena, tesoro" disse Elvis. "Sono sempre talmente di corsa, che mangio solo cibo che è veloce da mangiare, come polpettone o panini. Qualcosa come una bistecca è troppo lavoro".
Per quanto mi riguarda, solo essere seduta vicino ad Elvis, averlo lì che mi tiene la mano tra le portate ed ogni tanto si appoggia per darmi un bacio veloce, era abbastanza. Sarei stata felice con pane e acqua.


Dopo cena, Elvis non si sentiva molto bene. Aveva sviluppato un'infezione della pelle vicino alla spalla e stasera gli dava noia. "Ti dispiace se rimaniamo a casa stasera, piccola?" chiese.
"In ogni caso, tu devi essere stanca dal viaggio".
Elvis si mise seduto, suonò il pianoforte e cantò. Ci siamo divertirti mentre intonava "True Love" - ci sono state molte risate e canti. 
Elvis ed io abbiamo iniziato a ballare e, poiché io sono una ballerina, volevo insegnargli a ballare il bop. Ma lui si è messo a ridere e si è seduto sulla sedia. "Nessuno di quei balli veloci è per me. Preferisco guardare te".
Abbiamo giocato un po' a biliardo, e più tardi ci siamo seduti fuori davanti alla casa. Stava facendo buio ed era molto rilassante stare seduta con Elvis ed i suoi genitori, difficilmente si parlava. Elvis si mise seduto, con me da una parte e sua madre dall'altra, e prese la mano di sua madre con la mano destra e la mia con la mano sinistra. Ricordo di aver sentito un formicolio attraversarmi in quel momento - proprio come l'ho sentito stanotte. Una folla di ragazze poi arrivò alla casa.
Chiamarono: "Ci sei Elvis?" ed Elvis rispose "Sì".

Più tardi, quando le ragazze andarono via ed i suoi genitori andarono a dormire, Elvis ed io siamo rimasti seduti a lungo. "Vuoi essere la mia piccola ragazza?" sussurrò. 
Io risposi: "Sì, tesoro", ma dentro di me sapevo che non avrebbe potuto succedere.
Dopo il nostro primo appuntamento, siamo stati seduti nello stesso modo, in auto, fuori dalla mia casa a Glendale. Quella fu la prima sera in cui li incontrai ed andammo tutti al cinema, Elvis, i suoi genitori ed io.
Dopo, portò i suoi genitori in hotel e mi portò a casa. Cambiammo idea sul fatto di fermarci a mangiare un hamburger a causa della folla di persone, ed Elvis ed io siamo rimasti seduti in auto fuori da casa mia per ore, a parlare, parlare, parlare.
Ed ora eccoci qui di nuovo, a parlare di noi stessi, delle nostre famiglie, della nostra religione, di quello che volevamo dalla vita. E capii allora, da quello che Elvis mi disse, che lui non poteva pensare al matrimonio - per almeno molto, molto tempo. La sua carriera pretendeva tutto da lui - troppe persone intorno a lui gli avevano detto che i fans avrebbero preso male il suo matrimonio. 
Per quanto mi riguardava, gli avevo detto che avevo appena iniziato ad avere parti nei film per le quali avevo lavorato fin da quando ero bambina, e che il mio ruolo in "The Rainmaker" mi stava portando a ruoli più importanti.
E stanotte, seduta insieme ad Elvis, ho pensato: qualsiasi ragazzo o ragazza normale potrebbe innamorarsi e fare progetti per il futuro. Ma non noi.
Così quando siamo entrati in casa e mi ha dato il bacio della buonanotte e mi ha detto dolcemente: "Buonanotte, piccola", sapevo che non dovevo pensare che qualcosa sarebbe nato da tutto questo.


SABATO 20 APRILE 1957:
Mi sono alzata alle 10.30, e dopo una doccia veloce, mi sono infilata i pantaloni e mi sono diretta in cucina.
Sua madre era lì e disse: "Sveglio Elvis adesso. Mi ha chiesto di svegliarlo non appena tu ti fossi alzata. Gli piace dormire fino a tardi quando non sta lavorando". 

Quando tornò disse: "Arriva subito. Sai" aggiunse malinconicamente "mi preoccupo per mio figlio, lavora così duramente, fa tutto di corsa, forse sta rovinando la sua salute". 
In quel momento Elvis arrivò nella stanza, allegro e bello in pantaloni neri e camicia bianca, con il colletto alzato. Mi baciò affettuosamente e disse: "Che splendida mattina - perché sei qui".
Mangiò una colazione immensa di polpette di salsiccia, bacon, uova, patate fritte, panini caldi, caffè e latte. Mangiò anche un po' del polpettone di ieri sera, riscaldato.
Ci siamo seduti ed abbiamo letto il giornale l'uno all'altro, giocato ancora un po' a biliardo e, forse perchè sono un'attrice - anche - Elvis sembrò voler parlare di carriera. Mi mostrò una sceneggiatura che la MGM gli aveva inviato - "Jailhouse Rock", nel quale recitava la parte di un detenuto.
"Spero di fare un lavoro migliore rispetto al mio primo film. Dimmi" aggiunse subito "vorresti vedere "Love Me Tender"? Mi  hai detto di averlo perso e che volevi vederlo. Ne ho una copia qui".
Mise a posto lo schermo nel soggiorno, ci siamo seduti sul pavimento e l'abbiamo guardato. Mentre stavamo guardando, lui disse un paio di volte: "Spero di fare meglio nel prossimo".
Che sorpresa scoprire che anche un collega con un successo come quello di Elvis aveva dubbi e paure riguardo la sua carriera!

Durante il pomeriggio, arrivarono un sacco di suoi amici - molti dei quali per vedermi, credo. 
Mi metteva un braccio intorno ogni volta che qualcuno arrivava e mi presentava. "Questa è la mia ragazza, arriva da Hollywood per non farmi sentire solo. Non è una bambola?"
Poteva essere che qualche ragazza mi guardava in modo strano, come se stessi invadendo il loro territorio? Spero di no!
Dopo un po' Elvis ad io ce ne andammo nella sua Caddy bianca. C'era nuovamente il gruppo di ragazze fuori dalla casa che lo chiamava e che mi squadrava.
Prima ci fermammo di nuovo alla casa nuova. Poi, tornati in macchina, mi disse con un sorriso timido: "Ora voglio farti vedere il mio posto preferito. Questo è il luogo dove mi perdo".
Abbiamo guidato per un po' finchè abbiamo raggiunto un lago chi si trova dietro colline verdi ed un sacco di alberi vicinissimi uno all'altro. Non c'era un'anima intorno.
"Wow" dissi "Mi sembra di stare in un altro mondo". 
"E' il modo in cui mi sento in questo posto" disse Elvis. "Sono così controllato tutto il tempo, così tante persone intorno a me, così tanto chiasso e cose che succedono - questo è il posto dove vado per evadere da tutto e da tutti".
Quando ci siamo avviati verso casa, lui sembrava più felice e più rilassato di come l'avevo visto da tanto tempo. Elvis era ancora in quello stato d'animo tranquillo quando siamo arrivati a casa.
Questa sera: una grande festa organizzata da Sam Phillips, che è proprietario di una casa discografica in città.
Quando mi ha vista vestita con il mio abito di cotone rosa e bianco con la gonna a ruota, ha detto: "Sei veramente bella, piccola, ma non indossare tacchi. Sembri una bambolina con le scarpe basse".
Così mi sono cambiata le scarpe ed ho messo quelle basse.

Abbiamo cenato a casa prima di andare - maiale arrosto e patate, ma ho notato che Elvis non ha mangiato molto. Potrei dire che non stava bene. La sua spalla gli dava noia, ma lui non lo ammetteva. 
Stava raccogliendo il cibo e poi disse improvvisamente: "Sai cucinare?".
"Sì".

"Meravigliosa" disse. "Mi piace una ragazza che sa cucinare. Qualche giorno cucinerai per me".
Sebbene Elvis non sembrasse in piena forma, ha insistito perchè andassimo alla festa.
"Voglio che tutti conoscano la mia ragazza" disse.
Tutti alla festa si radunarono attorno ad Elvis. 
Avrei potuto perdermi nella mischia, ma Elvis non mi ha mai lasciata andare.
Sam Phillip, il padrone di casa, si avvicinò a prese Elvis per una mano. Girandosi verso di me, disse: "Lui è responsabile della bella casa nella quale vivo oggi. Pochi anni fa, non avevo molto - e poi Elvis ha inciso il suo primo disco per me. Ora, guarda cos'ho. Questo ragazzo è veramente ligio".
Anche con tutto il chiasso e le risate, potevo vedere che Elvis si stava sentendo peggio di minuto in minuto. Era stranamente tranquillo ed i suoi occhi iniziarono ad avere uno sguardo sofferente. Ho insistito perchè andassimo in ospedale ed alla fine si è arreso. Il dottore gli ha dato della penicillina in pillole e ci ha detto che quello avrebbe aiutato la guarigione dell'infezione e si sarebbe sentito meglio.
Elvis insisteva nel dire che si sentiva abbastanza bene per tornare alla festa.
Verso le due o le tre del mattino, eravamo tutti seduti sul pavimento a cantare, ed Elvis iniziò a cantare una canzone religiosa. Stava piovendo, e nella stanza buia - con solo le fiamme del camino - è stata un'esperienza emozionante sentire la vellutata voce di Elvis cantare gli inni e gli spirituals che ama così tanto. Elvis continuò a cantare finchè non si fece giorno ed arrivò la mattina di Pasqua.
Ci volle un po' di tempo per farci tornare alla realtà, ma quando Elvis interruppe il suo parlare, baciandomi e dicendomi: "Buona Pasqua, tesoro", ci siamo tutti alzati ed abbiamo iniziato a muoverci. Io andai con alcune ragazze in cucina, dove abbiamo cucinato delle uova strapazzate.
Ho cucinato le uova per Elvis, perchè so che gli piacciono cotte molto bene - quasi dure come la roccia. Si era fatto giorno quando siamo tornati a casa, ed Elvis mi ha baciata sulla porta della mia stanza e mi ha detto: "Questa è veramente una felice domenica di Pasqua, piccola".
E certamente lo era anche per me.


DOMENICA - 21 APRILE 1957:
Mi sono alzata tardi oggi - dopo l'una. E' stato un pomeriggio trascorso comodamente, stando seduti ad ascoltare dischi. Elvis disse che mi avrebbe portata alla Messa questa sera alla Assemby Of God. Eravamo quasi in ritardo, perchè Elvis ha voluto passare nuovamente dalla sua nuova casa, per un motivo speciale. Tutti i suoi parenti ci stavano aspettando là.
Ho incontrato le sue zie, i suoi zii ed i loro figli, tutti vestiti nei loro abiti della domenica di Pasqua. Siamo rimasti lì così a lungo, da non avere nemmeno il tempo di cenare prima di andare in chiesa.
Elvis era bellissimo nel suo completo grigio con la cravatta nera. Era la prima volta che lo vedevo vestito in quel modo, era meraviglioso.
Ci fu più di qualcuno che si voltò quando entrammo in chiesa, ed io ho potuto vedere il sacerdote sorridere in modo paterno mentre Elvis andava a sedersi al suo posto.

Elvis è un ragazzo profondamente religioso, ma dato che è sulla strada così spesso, non riesce ad andare a Messa regolarmente. Questa è stata la sua prima volta nella chiesa della sua città dopo un lungo periodo, ed il Reverendo Hamel gli ha dato il bentornato inserendo Elvis nel suo sermone.
Se ero orgogliosa di Elvis prima, stavo esplodendo di orgoglio quando ho sentito il Reverendo Hamel parlare di lui in termini raggianti e spiegare alla congregazione quanto fosse gratificante che il loro ragazzo, che era diventato famoso a livello mondiale, non avesse mai perso il suo legame con Dio e con la chiesa.
Dopo la Messa, i ragazzini si raggrupparono intorno ad Elvis e lui firmò autografi, poi mi sussurrò: "Scusami, tesoro. Vorrei parlare con il sacerdote nella sua stanza privata. Aspetta qui, ci vediamo dopo".
Mentre aspettavo, la moglie del reverendo e molte delle signore della congregazione vennero verso di me e mi parlarono dell'Elvis che conoscevano. Come quella volta in cui hanno avuto bisogno di un ragazzo per il quartetto della chiesa ed Elvis si presentò, e gli venne detto: "Oh caro, non sei capace di cantare abbastanza bene per stare nel quartetto".
Era tardi quando siamo arrivati a casa e stavamo morendo di fame. Così ho preparato una minestra di verdura, panini al burro di arachidi e caffè. Ci siamo seduti al tavolo in cucina ed improvvisamente lui afferrò la mia mano e disse: "Per favore, non andartene ancora, tesoro. So che dovresti tornare a casa domani mattina, ma non potresti rimanere per il resto della settimana?". Ma io non potevo. Avevo molti appuntamenti programmati.
Non riuscivo a resistere allo sguardo supplichevole dei suoi occhi, così dissi che sarei rimasta ancora un giorno. Chiamammo mia madre ed Elvis parlò con lei.
Tornata nella mia stanza, avevo appena sciolto i miei capelli, quando Elvis mi chiamò dal soggiorno: "La mia spalla mi fa un male terribile, tesoro. Puoi metterci un impacco caldo per favore?". Mi sono infilata una vestaglia cinese dorata e non potevo perdere tempo nel raccogliere nuovamente i miei capelli nella solita coda di cavallo. Quando entrai nel soggiorno, Elvis era sdraiato su una sedia, ma per quanto stesse male, i suoi occhi si spalancarono ed esclamò: "Sei bellissima con i capelli sciolti in quel modo. Portali sempre così, per me".
Gli impacchi caldi lo fecero sentire meglio e, quando me ne andai in punta di piedi, si era addormentato sulla sedia.

LUNEDI' - 22 APRILE 1957:
Elvis non aveva dormito troppo bene. Quando mi alzai, sua madre disse: "Ho dato un'occhiata ad Elvis ed è profondamente addormentato. Non penso di svegliarlo ancora". 
Bevendo una tazza di caffè, la madre di Elvis disse lentamente: "Sai Yvonne, noto da tanto tempo che Elvis spesso sembra solo e triste. Anche se le persone gli stanno intorno, sembra essere solo. Penso" disse malinconicamente "che potrebbe essere perché gli manca suo fratello gemello". 
Quando lei notò la mia espressione perplessa, continuò: "Pensavo lo sapessi. Elvis era uno dei gemelli, ma suo fratello gemello è morto alla nascita. Forse è solamente una teoria sentimentale delle mie, ma l'ho spesso percepito senza rendermene conto. Ad Elvis manca il gemello che è morto prima che lui venisse al mondo. Penso sia nato sperduto. Oh bene" disse vivacemente "sto solo parlando come una madre adesso. Chiamo Elvis".
Quando Elvis entrò, la prima cosa che notò furono i miei capelli. Avevo fatto la coda di cavallo nuovamente. Mi chiese di scioglierli, come li avevo la sera prima. Così sorrisi e sciolsi i capelli.
Chissà perchè, ma c'è stata della tristezza oggi. Siamo andati alla casa nuova, e questa volta Elvis ha vagato per le stanze vuote ed ha detto, quasi a se stesso: "Ho questa bella casa, ma mi chiedo quanto tempo ci passerò dentro".
Ha voluto andare nuovamente al suo rifugio prima che io partissi. Ci siamo tenuti per mano, mentre camminavamo lungo le verdi colline, sopra le rocce ed i cespugli, strappando delle foglie.
E' stato tutto molto tranquillo e ci siamo sentiti molto legati. Improvvisamente un gruppo di ragazze sono scappate da dietro un gruppo di cespugli e sono corse verso di lui, urlando: "C'è Elvis!". 
Mentre andavamo via con l'auto, Elvis disse lentamente: "Bene, non potrò più stare in pace qui".
Non abbiamo più detto niente per il resto della strada fino a casa.

Ho preparato le valigie dopo cena e poi siamo andati al drive-in in città, dove i giovani si riunivano per hamburgers e malto, ed all'interno c'era un sacco di divertimento e di balli alla musica del juke-box.
Siamo arrivati fino al posto, ma Elvis ha parcheggiato sul retro, come sempre.
Elvis guardò in direzione di un piccolo ristorante e vide dei ragazzi della sua stessa età ridere e scherzare.
Li ha guardati con un tale desiderio, da aver percepito che avrebbe dato qualsiasi cosa per poter andare ad unirsi a loro. Ma abbiamo mangiato in auto. 
Abbiamo fatto un giro in città e poi siamo andati all'aeroporto un po' dopo mezzanotte.
Elvis mi pregò di non prendere l'aereo, perchè aveva quasi avuto un incidente volando su un piccolo aereo durante uno dei suoi tour, e da allora aveva sviluppato la paura di volare.
Non gli piaceva nemmeno salire su un aereo che stava fermo a terra.
Mi ha baciata e ci siamo promessi di vederci quando lui sarebbe venuto ad Hollywood, nell'arco di pochi giorni.
Ero seduta sull'aereo, mi sentivo triste, quando improvvisamente Elvis salto dentro. "Rimarrò con te finché non ci sarà più tempo" disse. 
Siamo rimasti seduti vicini e, silenziosamente, avremmo voluto portare indietro le lancette dell'orologio. Ma il tempo ci ha messo poco a scadere ed Elvis ha dovuto andarsene.
Ci siamo stretti in un lungo bacio e poi lui se n'è andato.
Mentre sono in alto nel cielo adesso, diretta verso Hollywood, sto rivivendo i momenti del mio fantastico fine settimana con Elvis - e sto pensando alle raccomandazioni dei miei amici prima di partire: "E' volubile. Sei solo una delle tante".
Eppure, ripensandoci, Elvis ha dimenticato la sua fobia ed è salito sull'aereo, in modo da poter stare insieme per ancora qualche prezioso momento.
E, cavoli, il pensiero di tutto questo mi fa pensare che sento qualcosa di speciale nei confronti del mio fine settimana con Elvis!