INTERVISTA A MAC DAVIS


Mac Davis, il cui vero nome era Scott "Mac" Davis, nacque il 21 gennaio 1942 a Lubbock, in Texas.
Nei primi anni in cui ha lavorato nel mondo della musica, ha vissuto ad Atlanta, dove ha suonato in una band rock'n'roll ed ha lavorato come manager regionale per l'etichetta Vee-Jay Records. Anche se precedentemente aveva avuto un certo seguito come autore di canzoni, la sua grande svolta avvenne tra il 1969 ed il 1970, quando Elvis Presley trasformò tre delle sue canzoni, "Memories"  "In The Ghetto" e "Don't Cry Daddy" in grandi successi.

Di Elvis Presley ha detto:
"La prima volta in cui ho visto Elvis di persona ho capito che era speciale.
Innanzitutto, era l'uomo più carino che potessi vedere in vita tua. Era veramente più che bello. C'era qualcosa che produceva entusiasmo in lui. Quando arrivava, muovendosi nel modo in cui si muoveva, saltellando come faceva lui; senza contare il fatto che tutte le donne erano totalmente ipnotizzate da lui. E se hanno detto che non è così, stavano mentendo.
Tutto si fermava quando vedevi Elvis. E' successo quando aveva 19 anni e, di nuovo, quando ne ha avuti 30. L'ho visto in entrambi i casi, e la reazione è stata la stessa entrambe le volte. Non avresti potuto cancellare i sorrisi dai loro volti nemmeno con una bomba a mano. Era incredibile ogni volta che si esibiva. Era davvero un uomo bellissimo ed era molto sicuro di sé. Sapeva cosa poteva fare, cosa aveva e se ne serviva. È arrivato in un particolare momento degli anni '50, lui e James Dean, erano loro due. Loro erano tutto".

Quando hai visto Elvis per la prima volta?
Oh, la prima volta che ho visto Elvis è stato, in realtà, alla fiera della Contea di Lubbock, a Lubbock, in Texas. E la prima volta che l'ho visto, era sul retro di un camion della Hub Motor Company; credo fosse in un parcheggio. C'erano 1.500 ragazzini urlanti, per la maggior parte ragazze, che gironzolavano lì intorno e fu allora che, per la prima volta, cantò "That's All Right Mama". Circa un anno dopo è tornato alla fiera ed ha fatto il tutto esaurito. E quella è stata una gran cosa.

Qual è stata la tua impressione nel vedere Elvis esibirsi?
Ero sbalordito, a bocca aperta. Un eroe, capisci. Tutte quelle cosa che ti ho detto poco fa. Sai, non somigliava a niente che avessi mai visto prima. Certo, ero solo un ragazzino; e lo era anche lui.

Elvis ti ha ispirato a scrivere canzoni od a diventare un artista?
Sì, è stato un po' lui ed un po' Buddy Holly. Era il sogno di tutta una vita, per me, scrivere una canzone di successo, perché Buddy Holly l'aveva fatto e, naturalmente, Elvis era stato il mio eroe.  Ricordo di aver scritto una canzone, infatti, chiamata "Hooked on Music" ("Appassionato di Musica), che è diventata una canzone country di successo per la prima strofa, in cui si parla dell'ascoltare Elvis alla radio ed era tutto molto realistico.
E' stata scritta alla vigilia di Capodanno; avevo quattordici anni all'epoca e stavo festeggiando alle prime ore del mattino con dei miei amici, quando ho sentito un ragazzo di nome Elvis Presley cantare "That's All Right Mama" alla radio. Mi ha elettrizzato e, da quel momento, mi sono appassionato alla musica. Questo è sostanzialmente vero ed è stato  sorprendente per me vedere che, circa 14 anni dopo, il mio primo disco è diventato un disco di Elvis Presley.

Raccontaci come hai portato la canzone ad Elvis. Era "Memories"?
Beh, "Memories" è stato il mio primo disco nella Top 10, ma Elvis aveva registrato un po' dei miei lavori per dei film.
Un ragazzo di nome Billy Strange, che era solito lavorare con Nancy Sinatra qui a Los Angeles, è venuto nel mio ufficio. Lavoravo per una casa editrice ad Hollywood e lui è venuto in ufficio in cerca di materiale; abbiamo fatto quattro chiacchiere e gli ho suonato delle canzoni che altri avevano scritto, e poi gli ho suonato anche alcune delle mie canzoni.
Praticamente stava realizzando un film per Elvis e stavano cercando una canzone, ed io avevo una canzone che avevo scritto per Aretha Franklin e si chiamava "A Little Less Conversation", ma si adattava perfettamente alla situazione del film. Tutti i film di Elvis, a quei tempi, erano costruiti ad arte. La situazione portava alla canzone e tutti i film era stati scritti per la musica in realtà.
La canzone si adattava bene, così ho cambiato solo un paio di parole e quello è stato il mio primo disco con lui ed è arrivato nella Top 50 o qualcosa del genere, Top 40. Non ne sono sicuro, ma quella è stata la svolta per me, dopodiché venivano da me una volta ogni tanto per avere qualcosa.
Credo sia diventato bramoso di nuovo, voleva tornare ad esibirsi, così hanno organizzato il grande special televisivo nel '68 e c'è stata la possibilità per me di scrivere una canzone per la parte in cui Elvis sedeva nel suo completo di pelle nera e cantava i vecchi successi del periodo alla Sun.
Mi hanno chiesto di scrivere una canzone che fosse come un libro, in cui si parla del guardare indietro negli anni. Quella sera mi sono seduto a casa di Billy Strange ed ho iniziato a scrivere verso le sei di sera ed alle otto del mattino seguente avevo scritto "Memories". Abbiamo dovuto correre e preparare  una demo quella mattina per presentarla agli addetti ai lavori ed è finita che l'hanno incisa ed usata nello speciale TV e quella è diventata il mio primo disco nella Top 10.

Come ti ha fatto sentire il fatto che Elvis stesse incidendo la tua canzone?
Piuttosto bene. Piuttosto bene, amico. Camminando per la strada, sai, la canzone suonava alla radio, ed io abbassavo i finestrini e scommetto che tutti gli autori di canzoni lo hanno fatto.
Ti racconto una storia divertente riguardo a questo. Tra i miei sogni non avevo solo quello di sentire Elvis incidere una mia canzone o qualsiasi altra cosa, o diventare un cantautore di successo, ma uno dei miei veri obiettivi era sentire qualcuno fischiettare una canzone che avevo scritto.
Lo sai, qualcuno che non mi conosceva, stava proprio andando in giro fischiettandola. E la prima volta che è successo ero al Palomino Club, il country club qui a Los Angeles. Ora defunto, credo.
Ero nel bagno degli uomini ed ho sentito un ragazzo fischiare il lato B di "Memories", che era una sigla che ho scritto per uno dei suoi film intitolato "Charro"; ho riconosciuto la melodia ed ho detto: "Ehi, cosa stai fischiettando?". 
Lui dice: "Charro" o qualcosa del genere.
Oh, amico, era il lato B. Scommetto che nessuno l'ha mai sentito tranne quel ragazzo e me. Garantito.

Quando hai scritto "Charro" ti è stato dato il titolo di una canzone?
Mi era stata appena consegnata la sceneggiatura, Elvis stava girando il film e Billy Strange, immagino, stesse realizzando la musica.
Disse: "Vedi se riesci ad inventare qualcosa". 
Così ho creato il tipico tema musicale per un film degli anni '60.
"(Cantando) You left behind the eyes of other men, Da-da-da-da, Charro!". 
Non riesco nemmeno a ricordarlo adesso. Sono sicuro che hanno dovuto, praticamente, legare Elvis per convincerlo ad inciderla, ma quello era il periodo in cui faceva quello che lo studio gli diceva di fare.

Quando hai incontrato Elvis per la prima volta?
La prima volta che l'ho incontrato, è stato il giorno in cui ho incontrato il Colonnello, mentre Elvis stava registrando una canzone che avevo scritto per uno dei suoi film. Non sono sicuro se fosse, forse, "A Little Less Conversation". Sono andato allo studio per vederlo mentre la registrava e ci sono andato insieme a Billy Strange. Il Colonnello Parker era lì ed Elvis si stava solo divertendo con il gruppo e con tutti i ragazzi di Memphis ed il Colonnello Parker era seduto in una specie di sedia da teatro.
C'erano una fila di sedie. Era come una fila di un teatro e solo il Colonnello Parker aveva l'unico cuscino.
Qualcuno ha detto: "Il Colonnello vuole incontrarti". 
Ho detto: "Stai scherzando". Poi ho detto: "Va bene" e sono corso da lui e mi ha detto: "Sei tu il ragazzo che ha scritto questa canzone?". 
E ho detto: "Sì, signore". 
Lui dice: "Come ti chiami?". 
E ho detto: "Mac Davis". 
Dice: "Piegati verso di me e lascia che il Colonnello strofini quella tua testa riccia". 
E ho detto: "Mi scusi?". 
E tutti i ragazzi di Memphis hanno detto: "Ehi, lasciaglielo fare". 
Così l'ho fatto e lui mi ha massaggiato la testa ed ha detto: "Ora puoi dire a chiunque che il Colonnello Parker ti ha massaggiato la testa. Diventerai una celebrità".
Ho ancora un vecchio dipinto che il Colonnello mi ha regalato molto tempo dopo la morte di Elvis.
Era venuto a trovarmi all'Hilton ed era la prima volta che il Colonnello tornava all'Hilton da quando Elvis era morto. Mi ha portato questo vecchio dipinto ed ha scritto una dedica autografata sul fondo: "A Mac Davis, a cui una volta ho strofinato la testa riccia e gli ho detto che sarebbe diventato una celebrità. Firmato, Colonnello Parker". 
Era una copia di un dipinto. Pensavo fosse tipico del Colonnello.
Dice: "Questo è il mio dipinto preferito di Elvis".
Era una copia come su cartone o qualcosa del genere, aveva una cornice di plastica e aveva ancora una di quelle piccole luci fluorescenti attaccate in alto con il cavo che pendeva. L'ho riposto da qualche parte in soffitta.


Qual è stata l'ispirazione per scrivere "In the Ghetto"?
"In the Ghetto" ho cercato per anni di scriverla. Sono cresciuto con un bambino che viveva nel ghetto a Lubbock, in Texas. Non avevamo quello che oggi è comunemente conosciuto come un ghetto, ma c'erano problemi peggiori. Era un ghetto in una strada sporca ed era una parte della città. Non potrò mai capire perché il mio piccolo amico dovesse vivere lì ed io vivevo dove vivevo. Suo padre faceva lavori di costruzione con mio padre ed in quel periodo frequentavo un bambino di nome Al Smith.
Ho sempre voluto scrivere una canzone su questo argomento ed, in realtà, la parola ghetto non è nemmeno venuta alla ribalta fino alla fine degli anni '60, a parte il riferimento ai ghetti ebraici in Polonia e simili. Ho sempre voluto scrivere una canzone dal titolo "The Vicious Circle".
Ho sempre pensato che dovesse essere qualcosa che parlasse dei bambini nascono lì, crescono, muoiono lì e nascono altri ragazzini per sostituirli; ed un giorno ho iniziato a pensare al ghetto come titolo per la canzone. Lo stesso giorno, un mio amico di nome Freddy Weller, mi ha mostrato un passaggio sulla chitarra che stava suonando; ho pensato che faceva al mio caso e l'ho ripresa a casa quella sera e ho scritto questa canzone. E' così che è nata, sostanzialmente.

L'hai proposta ad Elvis? Come l'ha trovata Elvis?
Elvis non l'ha trovata; in realtà nessuno si è nemmeno sognato di proporgliela all'inizio. Tutto quanto. Se mi avessero chiesto se avevo una canzone da far incidere ad Elvis, voglio dire, avrei dato loro tutto quello che avevo. Era quello che cercavano dopo che lo speciale era andato così bene. Sono andato a Memphis per fare un album e Chips Moman si stava occupando della produzione.
Hanno chiamato ed hanno chiesto se avevo qualcosa per Elvis ed ho detto: "Certo".
Così ho mandato loro una cassetta. Avevano diciannove canzoni e registrarono le prime tre.
"In the Ghetto", "Don't Cry, Daddy" ed un'altra canzone chiamata "Poor Man's Gold", che non hanno mai pubblicato.
Ma "Don't Cry Daddy", Elvis mi aveva detto, la prima volta che sono andato a casa sua, che l'avrebbe incisa. L'ho suonata per lui. Non lo dimenticherò mai.
"Don't Cry Daddy" è una canzone piuttosto triste. L'ha ascoltata fino alla fine ed Elvis ha detto: "Un giorno la inciderò per mio padre". E, oddio, l'ha fatto. Ha mantenuto la parola.

Elvis ti ha mai parlato di "In the Ghetto"?
Non abbiamo mai parlato di "In the Ghetto", che io ricordi. Non ricordo di averne parlato con lui. La volta successiva che ho visto Elvis è stato al Memphian Theatre ed, in quel momento, stavo finalmente avendo una certa notorietà come artista. Avevo partecipato allo spettacolo di Johnny Carson e ad alcune altre cose e stavo facendo un concerto a West Memphis, in Arkansas, quando Joe Esposito o qualcuno mi ha chiamato e mi ha detto: "Elvis vuole che tu venga al Memphian Theatre a vedere un film insieme a noi". 
Così sono andato lì dopo il mio concerto ed ho trovato il posto. Ho preso dei popcorn ed un bicchiere di birra ed ho camminato lungo il corridoio. Poi vedo Elvis seduto in mezzo al teatro. Era con Linda Thompson. Sono andato in quella fila ed ho scavalcato il tizio che era seduto in fondo alla fila, sono andato laggiù e mi sono seduto accanto a Linda, dall'altra parte rispetto a lui ed ho detto: "Ciao". 
Ci siamo seduti, abbiamo parlato e riso per tutto il tempo del film e non abbiamo mai parlato di musica. Era la prima volta che mi sedevo davvero con Elvis e facevo la sua conoscenza come persona. Ed era proprio come un grande vecchio ragazzino, sai. Era come se non avesse mai superato i diciannove anni sotto molti punti di vista. Siamo rimasti seduti e ci siamo divertiti un sacco e, verso la fine, quando il film era quasi finito, sono uscito per andare in bagno ed uno del suo entourage è arrivato ed ha detto: "Odio dirtelo, signor Davis, ma non dovresti stare seduto vicino ad Elvis". 
Ho detto: "Cosa intendi?". 
Dice: "Beh, nessuno si siede vicino ad Elvis". 
Dissi: "Beh, io l'ho fatto. E dimmi se mi sbaglio, ma non è stato Elvis ad invitarmi a venire al cinema?". 
Ha detto: "Sì, ma nessuno si siede. Hai notato che nemmeno Red e  Sonny West si siedono vicino a lui. Joe si siede dietro di lui. Tutti si siedono dietro". 
Ho detto: "Beh, dove avrei dovuto sedermi?". 
E lui disse: "Beh, con gli ospiti invitati nel ...". 
C'era una fila sul retro per tutta la gente del posto. Ho cominciato ad arrabbiarmi; ho perso davvero le staffe ed ho detto a quel ragazzo: "Dimmi solo come tornare al mio hotel". 
Ha detto: "No, no, non arrabbiarti". 
Ho detto: "Sono arrabbiato. Sono davvero innervosito". 
Non era una cosa di poco conto. Più tardi, stavo ancora discutendo con lui, ma ero ancora arrabbiato quando siamo usciti ed Elvis si è avvicinato e ha detto: "Dove sei andato?". 
Ho detto: "Ero in bagno". 
Ha capito che ero arrabbiato. Ha detto: "Qual è il problema? Sembri sconvolto". 
Gli ho detto cosa era successo e lui ha detto: "Chi l'ha detto?". 
Ho detto: "Non voglio mettere nessuno nei guai. Sai, penso solo che dovresti sapere tutto quello che succede intorno a te tutto il tempo. Non vedo come puoi avere una vita". 
Ha detto: "Chi ti ha detto quella cosa?". 
Ho detto: "Non sto cercando di mettere nessuno nei guai". 
Lui ha risposto: "Cosa posso fare per sistemare le cose?". Non lo dimenticherò mai: "Cosa posso fare per sistemare le cose, amico?". 
Ho detto: "Fammi avere il tuo numero di telefono di casa". 
E lui ha detto: "Okay". Poi ha detto: "Charlie".
Ha chiamato Charlie Hodge. "Qual è il mio numero di telefono di casa?".
Charlie aveva l'espressione come se qualcuno lo avesse colpito in faccia con un secchio d'acqua.
Ha detto: "Eh?". 
Elvis ha detto: "Quale è il numero di telefono di casa? Quello, sai, il mio numero di telefono di casa". 
E Charlie ha risposto: "Quello a cui rispondi a casa?". 
E lui: "Sì, quello a cui io e Priscilla rispondiamo quando le persone chiamano a casa". 
"Vuoi dire quello che chiamiamo e Joe chiama e io chiamo?". 
Ed Elvis: "Sì, quello".
Charlie fa una grande riunione dietro di noi e, finalmente, ha scritto il numero su una scatola di fiammiferi, lo ha consegnato ad Elvis ed Elvis ha detto: "Okay. Ecco qui". 
Ho detto: "Questo sistema tutto. Sai, ho scritto tre dischi nella Top 10, probabilmente lo sai... Vorrei avere la possibilità di chiamarti almeno e dirti "Ehi, penso di avere un disco di successo per te o qualcosa del genere". 
Non l'ho mai chiamato. E sapevo che non l'avrei fatto quando ho chiesto il numero, ma per me era una questione di principio e l'ho tenuto nella mia rubrica telefonica probabilmente per quindici anni dopo la sua morte. Avevo ancora il numero di Elvis nel mio libro e non l'ho mai chiamato.

Elvis ti ha mai detto quanto fosse felice per il tuo successo?
No, non l'ha mai fatto. Non ho comunicato molto con Elvis. Ho già raccontato questa cosa ad altre persone precedentemente.
Dovevi attraversare le barricate per arrivare ad Elvis. C'erano persone che si attaccavano ad ogni parola e mi sono sentito parecchio a disagio molte volte.
Sai, se eravamo solo io ed Elvis, faccia a faccia, cosa che è successa solo una o due volte nelle occasioni in cui l'ho visto, era davvero piacevole. Era un ragazzo fantastico. Era un bravo ragazzo. Rideva, sai, aveva la risata facile, un ragazzo simpatico.
Ma ti sentivi sempre intimidito a stargli vicino perchè gli stavano tutti addosso; sai, tutti avevano paura che gli avresti detto la cosa sbagliata e loro avrebbero dovuto rimediare, quindi non abbiamo mai parlato molto di musica o altro. Sono sicuro che Elvis fosse felice per me. Penso che fosse il tipo di ragazzo che godeva del successo di altre persone, specialmente se aveva qualcosa a che fare con loro. E, sai, non ho mai provato ad approfittarmene, ma gli ho sempre dato il merito per tutte le cose belle che sono successe nella mia vita.

Dov'eri quando hai saputo della morte di Elvis?
Ero sul campo da golf nel 1977; un ragazzo è arrivato con un golf cart e mi ha detto: "Lo sapevi che Elvis è morto?". 
Ho solo detto: "Bene, ecco fatto". 
Sai, era come se me lo aspettassi, ma è stato comunque uno shock. Ricordo che sono rimasto seduto lì, nel carrello da golf, per molto tempo e proprio nel mezzo della zona transitabile e basta. Che spreco. Ma la vita va avanti.

Che tipo di impatto ha avuto Elvis sulla tua carriera?
Beh, sai, se guardi le mie prime foto, mentre mi esibisco sul palco a Las Vegas, vedrai che ho uno di quegli abiti di Bill Belew con le paillettes e cose del genere. E, naturalmente, non è mai stato bello come uno di quelli di Elvis, perché Bill Belew avrebbe perso il suo lavoro se me ne avesse fatto uno bello come quello di Elvis, ma ho fatto realizzare due o tre di queste cose, ed hanno avuto un impatto enorme. Ogni artista, che si sia mai esibito nell'ambito del rock and roll o anche solo vicino ad esso, mente se ti dice che non è stato influenzato in un modo o nell'altro da Elvis Presley. Ha cambiato completamente il mondo. Voglio dire, ha trasformato la musica da solo.

Perché pensi che Elvis sia ancora così famoso?
Questo non lo so. Se lo sapessi, probabilmente sarei il presidente di una grandissima casa discografica, ma non lo sono. Penso che sia stato semplicemente perché Elvis è arrivato in un momento in cui ha fatto sì che i ragazzi bianchi cantassero musica nera. L'ha fatto nel momento giusto, non lo so. Ha davvero cambiato il volto della musica quando è arrivato. Sai, ha fatto bene a far dimenare e scuotere i fianchi, essendo sensuale con la musica, ma  rimanendo una persona buona e pulita e, sai, in un modo o nell'altro, ha fatto sì che tutto si unisse ed uscisse allo scoperto.

A seguito di un'operazione al cuore, Mac Davis è entrato in condizioni critiche ed è salito al Cielo il 30 Settembre 2020.