"THE FAITH OF ELVIS" DI BILLY STANLEY

Billy Stanley ha postato sulla sua pagina Facebook "Hound Dog Racing" un primo estratto dal suo nuovo libro "The Faith Of Elvis", nel quale fornisce i suoi racconti, vissuti in prima persona, sulla vita di Elvis e sulla fede in Gesù e nel Paradiso, che fino ad ora è stata tenuta nascosta al pubblico.
Sebbene il Re del Rock and Roll abbia lottato con la sua famigerata immagine di playboy, Billy rivela che il vero Elvis era profondamente impegnato a garantire che la sua famiglia ed i suoi fans conoscessero il vero Re, Gesù Cristo.
Billy Stanley ha fatto sapere che il libro verrà pubblicato anche in lingua italiana.

Perché persone meravigliose come Elvis fanno quello che fanno?
Perché attraversano il difficile processo di cercare di costruire una carriera?
Perché vivono con l'imprevedibilità della fama e del successo ad alti livelli?
Perché si mettono in gioco in modo tale che le persone possano criticare ogni loro mossa?
Perché cercare di reinventare se stessi ogni decennio o giù di lì?
Ogni artista ha le sue risposte. Elvis amava la musica. Amava il pubblico. Amava esibirsi. Amava i suoi fans. Amava la possibilità di aiutare gli altri perché si trovava in una posizione privilegiata.
Ma c'era una ragione principale per cui ha fatto quello che ha fatto.
Elvis era un uomo in missione.
Non si trattava di avere una carriera o di creare l'album successivo, il concerto o il lavoro cinematografico. Lui vedeva quello che faceva come una chiamata spirituale.
Anche l'apostolo Paolo aveva una missione.
Lo espose in Romani 1:14–17: "Sono impegnato sia per i greci che per i non greci, sia per i saggi che per gli stolti. Per questo sono così ansioso di predicare il vangelo anche a voi che siete a Roma.
Perché non mi vergogno del Vangelo, perché è la potenza di Dio che porta la salvezza a chiunque crede: prima al Giudeo, poi al Cristiano. Perché nel Vangelo è rivelata la giustizia di Dio, una giustizia che esiste mediante la fede dal primo all'ultimo, proprio come è scritto: "Il giusto vivrà mediante la fede".
Paolo predicò il Vangelo da ogni luogo immaginabile nel mondo antico. A volte il suo "palcoscenico" era una sinagoga ebraica, la cella di una prigione, una nave o persino la collina di Marte nella città di Atene.
Elvis condivideva la stessa missione di diffondere l'amore di Dio. Ma ha scelto di condividerlo attraverso la musica.
Elvis ha ricominciato a fare concerti dal vivo dopo il suo speciale televisivo del 1968 alla NBC  ( '68 Comeback Special). L'intera esperienza è stata un esperimento per vedere se il pubblico avrebbe ancora risposto ad Elvis. Ed hanno risposto eccome!
Poco dopo, Elvis si è impegnato a soggiornare al nuovo Hilton di Las Vegas. Ha intervallato questi soggiorni con tournée di concerti in tutto il paese.
Ha riconosciuto che il suo ministero era la sua musica. Era l'unico modo che conosceva per far uscire il suo messaggio.
L'evangelizzazione è sempre stata una sfida per le persone di fede. Anche nei primi periodi della chiesa, non tutte le persone che ascoltavano il Vangelo diventavano credenti. Nulla era cambiato in quasi duemila anni: alcuni credevano, altri no. Elvis sapeva di avere una possibilità di gran lunga migliore nel condividere l'amore di Dio attraverso la forma d'arte della musica.
Perché la musica?
La musica tocca direttamente il cuore. Va direttamente alle emozioni e commuove le persone in un modo che un sermone o una lezione non potrebbero mai.
Elvis si è impegnato ad utilizzare questo potente strumento per raggiungere quante più persone possibile.
Elvis voleva anche evitare gli atteggiamenti di giudizio che vedeva in gran parte del mondo cristiano.
È difficile calpestare qualcuno o esprimere un atteggiamento di giudizio quando si canta dell'amore e della grazia di Dio.
Il suo compito era quello di diffondere il messaggio. Il compito del suo pubblico era decidere se accettare o rifiutare il messaggio.
La cosa divertente è che, probabilmente, era piuttosto difficile per un non credente rifiutare il messaggio dell'amore di Dio quando ha visto quanto il gospel aveva commosso Elvis.
C'era qualcosa di diverso in lui quando cantava canzoni gospel.
Il messaggio del Vangelo lo aveva cambiato. Voleva lo stesso cambiamento per il suo pubblico. Quando fai entrare Dio, qualcosa di miracoloso accade nel tuo cuore.
O come direbbe Elvis: "Questo è Dio che bussa alla tua porta. Hai intenzione di rispondere?".
Sebbene Elvis abbia registrato numerosi album di musica gospel, non vedeva il messaggio gospel contenuto solo nelle canzoni gospel tradizionali.
Molte delle canzoni che usava non erano canzoni gospel, ma contenevano un messaggio di ispirazione, incoraggiamento o spiritualità.
Canzoni come "Why Me, Lord?" e "You Give Me a Mountain" contenevano tutti messaggi importanti che Elvis voleva condividere. Se le ascolti con un cuore ed un orecchio aperto, vedrai che queste canzoni parlano di fede.
A volte Elvis è stato criticato per non aver scritto le sue canzoni.
Molti altri artisti della sua epoca - anzi, la maggior parte di quelli famosi - scrissero molta, se non tutta, la loro musica. Il dono principale di Elvis non era quello di scrivere canzoni, ma di riconoscere e selezionare canzoni straordinarie che fossero in linea con la sua visione del mondo ed il suo messaggio. Poi ci metteva la sua interpretazione, aggiungendo qualcosa di speciale e unico nel processo.
Ad esempio, la sua interpretazione di "Bridge over Troubled Water" di Simon e Garfunkel è molto diversa dall'originale. Eppure il messaggio è lo stesso: il cantante sta dicendo all'ascoltatore di donargli i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Lui si sdraierà per farsi ponte, in modo che possa farcela in un momento di difficoltà.
Se ci si prende un momento per ascoltare la versione di Elvis, è chiaro che non stava fingendo. Lui credeva ad ogni parola.
Lui voleva essere come Gesù, per aiutare le persone a superare una situazione difficile. La sua intera vita si è focalizzata sull'aiuto alle persone e sulla condivisione dell'amore. Era la canzone perfetta per lui.
Questo tipo di canzoni non erano canzoni gospel vere e proprie. Non erano necessariamente scritte da un punto di vista cristiano. Tuttavia Elvis le ha ricreate e le ha usate per esprimere il suo amore e la sua fede. Voleva che le persone si concentrassero sul Signore. A volte bisogna farlo in modo indiretto.
Il gospel non era solo uno stile musicale che Elvis includeva nei suoi concerti o che utilizzava per adempiere ai suoi contratti discografici. Era anche il linguaggio del suo cuore e un modo per rilassarsi dopo il picco emotivo di un concerto.
Quando Elvis scendeva dal palco, era così carico di energia che era impossibile spegnerlo. Non ha mai fatto un'esibizione senza coinvolgimento emotivo. Anche se sentiva che qualcosa poteva essere musicalmente migliorabile oppure era scontento di qualche piccolo aspetto di un concerto, non ha mai dato meno del 100% della sua energia.
Dare tutta questa energia aveva ripercussioni su di lui. Si può pensare fosse esausto, ma era l'esatto opposto. Tutto l'amore e l'affetto che aveva appena mostrato al pubblico, gli tornavano indietro e lo riempivano.
L'unico modo in cui riusciva a far calare quell'adrenalina era cantare gospel.
Elvis si riuniva con alcune persone nella sua suite d'albergo, di solito con il quartetto gospel che lo accompagnava sul palco, ed uno dei ragazzi della band si sedeva al pianoforte ed iniziava.
Dato che Elvis rimaneva lì per settimane, faceva portare un pianoforte all'hotel durante il suo soggiorno. Elvis portava un'enorme quantità di denaro per loro, quindi facevano qualsiasi cosa chiedesse.
Cantavano canzoni gospel fino al sorgere del sole o fino a quando Elvis non diceva: "Sono pronto per andare a letto". 
Stavano seduti lì per ore e la gente veniva dopo lo spettacolo. Era quasi come un secondo concerto. Dopo lo spettacolo di mezzanotte, Elvis invitava le persone e andavano avanti per ore. La gente rimaneva nei paraggi ad ascoltare o socializzava nella suite.
Una delle canzoni che ho sentito spesso in queste situazioni post-concerto era "Lighthouse". Con una mossa insolita, Elvis sceglieva di non essere il cantante principale.
Sceglieva di aggiungere alcuni vocalizzi, ma il suo corista Donnie Sumner cantava la parte principale. Se guardate il documentario "Elvis: That's the Way It Is", vedrete Elvis e il gruppo cantare "Lighthouse".
C'è un'affascinante storia tratta da Samuele 1-16, in cui si racconta come il re Saul fosse tormentato da uno spirito malvagio che il Signore aveva permesso venisse su di lui.
All'insaputa di Saul, il giovane Davide era stato unto come prossimo re, ed era solo questione di tempo prima che prendesse il posto di Saul.
Ironia della sorte, Davide era anche al servizio del re Saul. Uno dei servitori di Saul aveva sentito parlare della capacità di Davide di suonare la lira ed aveva reclutato Davide per esibirsi per il re.
Samuele 16:23 recita: "Ogni volta che lo spirito di Dio veniva su Saul, Davide prendeva la sua lira e suonava. Allora il sollievo arrivava a Saul; si sentiva meglio e lo spirito malvagio se ne andava".
Questa storia mi ricorda il potere della musica di calmare e dare conforto in ogni tipo di circostanza.
Per Elvis, la musica gospel giocava più o meno lo stesso ruolo. Lui si rifugiava e trovava conforto in questa musica sacra, molto tempo dopo che le luci del palco si erano spente e fino alle prime ore del mattino.
Estratto dal libro "The Faith Of Elvis" di Billy Stanley.
Copyright Billy Stanley
Source: Facebook "Hound Dog Racing"