JOHNNY CASH RICORDA ELVIS PRESLEY

Nella sua autobiografia, pubblicata nel 1997, Johnny Cash ha parlato anche di Elvis Presley, e lo ha fatto con parole che ne elogiano sia la personalità che il talento.

C'erano un sacco di persone bianche che ascoltavano musica nera dietro le porte chiuse.
Ovviamente alcune di loro (alcuni di noi) erano molto aperte in tal senso, e la persona più famosa tra queste era Elvis Presley.
Elvis aveva già iniziato a fare rumore a Memphis quando io arrivai nel '54. Sam Phillips aveva pubblicato il suo primo singolo "That's All Right Mama", con "Blue Moon Of Kentucky" sul lato B.
La prima volta che vidi Elvis, mentre stava cantando dalla pedana di un camion ad un negozio "Katz" aperto su Lamar Avenue, due o trecento persone, per lo più adolescenti, erano accorse per vederlo. Avendo solamente un disco singolo all'attivo, continuava a cantare a ripetizione quelle due canzoni. Quella è stata la prima volta in cui ci siamo incontrati. Vivian (la prima moglie di Johnny Cash) ed io ci siamo avvicinati dopo lo spettacolo, e lui ci ha invitati al suo spettacolo successivo all'Eagle's Nest, un club lanciato da Sleepy-Eyed John, il disc jockey che prese il suo nome dalla canzone di Merle Travis e che era importante tanto quanto Dewey Phillips nel far conoscere la musica degli studi Sun.
Ricordo lo spettacolo di Elvis all'Eagle's Nest come se fosse ieri. La data fu una cantonata, perchè il posto era un club per adulti, in cui gli adolescenti non potevano entrare, e così io e Vivian eravamo due tra una dozzina di clienti abituali, quindici al massimo.
Ad ogni modo, pensai che Elvis fosse fantastico. Cantò "That's All Right Mama" e "Blue Moon Of Kentucky" ancora una volta (ed ancora), più alcune canzoni blues e qualche canzone come "Long Tall Sally" e non disse molto. Non ne aveva bisogno, ovviamente, già da solo il suo carisma catturava l'attenzione di chiunque. La cosa che ho notato maggiormente, quella sera, fu il suo modo di suonare la chitarra. Elvis era un favoloso musicista. Iniziò "That's All Right Mama" da solo con la sua chitarra, e tu non volevi sentire nient'altro. Io non avrei voluto comunque. Mi diede fastidio quando Scotty Moore e Bill Black iniziarono a suonare e lo coprirono. 

Non voglio dire che Scotty e Bill non fossero perfetti per lui - il modo in cui suonò con loro quella sera fu quello che penso fosse "Presley puro", il suono che mi è mancato per tutti quegli anni dopo che divenne famoso e fece dischi pieni di orchestrazioni e sovrapproduzione.
Amavo la chiara, semplice combinazione di Scotty, Bill ed Elvis con la sua chitarra acustica.
Sai, non ho mai sentito né letto nessun altro elogiare Elvis come chitarrista ritmico, e dopo il periodo alla Sun Records, non ho mai sentito la sua chitarra nei suoi dischi.
Quella sera all'Eagle's Nest, ricordo, stava suonando una Martin ed era vestito all'ultima moda dei giovani. Credo che la sua camicia arrivasse dal National Shirt Shop, dove potevi comprare qualcosa di appariscente o qualcosa di un bel nero per 3.98 dollari (io lo facevo), ma forse già da allora aveva iniziato a comprare i vestiti da Lansky Bros. Se non l'aveva fatto, non sarebbe passato ancora molto tempo prima che iniziasse a farlo. Ci sono stato due o tre volte nel 1955 e nel 1956.
Elvis ed io abbiamo parlato di musica, ma non ho mai parlato con lui della Sun Records o di qualsiasi altro legame nell'industria musicale. Volevo farcela da solo, ed è così che mi sono organizzato per riuscirci.
Sicuramente Elvis ha subito un sacco di abusi dalla folla. Ha avuto anche i suoi problemi con il gossip, le chiacchiere e le bugie.
Lui era molto sensibile, feribile facilmente dalle storie che le persone raccontavano sul fatto che fosse drogato e cose del genere.
Io stesso non riuscivo a capire perché le persone volevano raccontare queste cose negli anni '50, dato che in quel periodo era l'ultima persona sulla terra che avesse bisogno di doparsi. Aveva una tale quantità di energia che sembrava non doversi mai fermare - sebbene, forse, è quello che il motivo per cui dicevano che era dopato. In ogni caso, non lo era, o almeno non ho mai avuto prove certe di questo. Non l'ho mai visto usare nessun tipo di droga o nemmeno alcool; era sempre con la testa a posto vicino a me, e molto piacevole.
Elvis era un ragazzo simpaticissimo, aveva così tanto talento e carisma - aveva tutto - che alcune persone non potevano sopportarlo ed hanno reagito diventando invidiose. E' umano, presumo, ma è triste.
Andavamo d'accordo, ma non eravamo molto legati - io ero più vecchio di lui, punto primo, e sposato, punto secondo -  e non eravamo molto legati negli ultimi anni della sua vita.
Ho capito l'antifona quando ha chiuso il suo mondo intorno a lui, non ho cercato di invadere la sua privacy. Sono contento di non averlo fatto, comunque, perchè moltissimi dei suoi vecchi amici rimasero molto imbarazzati quando vennero respinti a Graceland.
Negli anni '60 e '70 abbiamo chiacchierato un paio di volte al telefono e ci siamo scambiati biglietti di tanto in tanto. Se stava terminando l'ingaggio all'Hilton Hotel di Las Vegas ed io stavo per iniziare, mi augurava buona fortuna, cose di questo genere - ma quello era il massimo che poteva succedere.
Ho sentito dire che alla fine del secolo, tutti abbiamo il nostro Elvis personale, e posso apprezzare questa idea, anche se il mio Elvis era mio amico, in carne ed ossa nella vita reale. Sicuramente, il mio Elvis era Elvis degli anni '50.
Era un ragazzino quando ho lavorato con lui. Aveva 19 anni ed adorava i cheesburgers, le ragazze e sua madre, ma non necessariamente in questo ordine (era più probabile sua madre, le ragazze ed i cheesburgers).
Personalmente, mi piacevano i cheesburgers e non avevo nulla contro sua madre, ma le ragazze erano al primo posto. Lui aveva così tante ragazze che gli andavano dietro che, in qualsiasi posto stesse lavorando con noi, c'era pieno. Ci divertivamo un sacco. Ci divertivamo in senso generale, non solo con le ragazze. E' stato bello poterci guadagnare da vivere in quel modo, ma ognuno di noi l'avrebbe fatto gratis.
E sai, Elvis era molto bravo. Ogni spettacolo che ho fatto con lui, non ho mai perso l'occasione di stare dietro le quinte e guardare. Era così carismatico!
Questo non significa che entusiasmasse sempre chiunque altro.
Ricordo, per esempio, che una sera ad Amory, nel MIssissippi, è stato costretto a ricoprire un ruolo secondario, anche se era il capofila, per lasciare il posto a Carl Perkins.
A quel tempo, Carl non aveva ancora avuto il suo grande successo, ma aveva suonato nello stesso luogo più volte e lo amavano. Salì per primo ed i fans uscirono letteralmente di testa.
Quando si è esibito Elvis, ha ottenuto una buona risposta dal pubblico, ma non aveva ancora terminato la sua canzone, che metà del pubblico iniziò ad invocare Carl.
Ci rimase così male, che cantò ancora solo una canzone e poi si arrese. Lasciò il palco e Carl tornò, ricevendo applausi tuonanti.
Ho saputo in seguito che, dopo quella sera ad Amory, Elvis disse che non avrebbe più lavorato con Carl. Non l'ho sentito dire con le mie orecchie, ed a me non sembra possa essere un comportamento tipico di Elvis - non aveva la mente così limitata, ma questo è quanto qualcuno ha tramandato ed è sicuramente vero che Carl gli rubò lo spettacolo.
Andai da Carl dopo lo show. "E' andata benissimo Carl stasera" gli dissi. "Sono stato allo spettacolo di Elvis e ne ho fatti un paio con lui, e ti dirò, non ho mai pensato di poter vedere qualcuno che lo oscurasse".
"Sì" lui mi rispose "ma c'è una cosa che manca".
"Cos'è?"
"Lui ha un disco di successo, ed io no".
Non c'era dubbio su questo, e questo mi ha fatto pensare. Qualche ora dopo quella sera, parlai a Carl di C.V. White e "The Blue Suede Shoes".
C.V. White era un aviatore nero della Virginia che avevo conosciuto a Landsberg - ci raccontò che le sue iniziali stavano per "Champagne Velvet", ma nessuno di noi ha mai saputo la verità - ed una sera raccontò questa cosa che mi colpì moltissimo.
Quando avevamo un permesso di tre giorni, indossavamo le nostre migliori uniformi, lucidavamo i nostri ottoni e sputavamo sulle nostre scarpe per lucidarle.
C.V. arrivò e disse: "Come sto amico?" "Come un milione di dollari" gli dissi, ed era vero. "Stai benissimo, C.V. Sei davvero fantastico".
Una sera mi mise in riga su quel punto. "Allora" disse "Non pestare le mie scarpe di pelle scamosciata blu!". 
"Non sono di pelle scamosciata blu, C.V. Sono nere dell'aviazione, come quelle di tutti gli altri".
"No amico. Stasera sono di pelle scamosciata blu. Non pestarmele!".
Raccontai a Carl quella storia e come pensavo che avrebbe potuto diventare una canzone. 
Lui non la incise nel modo in cui l'avevo pensata. La mia idea era di adattare una melodia di una filastrocca, ma direi che la versione di Carl ha funzionato molto bene.
Nel corso degli anni, è stato detto molto riguardo la rivalità tra Elvis Presley e Carl Perkins e, ovviamente, la storia di "Blue Suede Shoes" si presta molto a questo argomento.
Secondo la storia, dopo che Carl venne messo fuori gioco a causa di un terribile incidente stradale, mentre il suo disco stava scalando le classifiche, Elvis incise la stessa canzone e raccolse successo da quello che aveva seminato Carl Perkins. 
E' una di quelle situazioni in cui ci si chiede "Cosa sarebbe successo se..."
Se Carl Perkins fosse stato in grado di cavalcare l'onda di "Blue Suede Shoes" appieno, sarebbe diventato famoso come Elvis Presley, o forse anche di più? Non credo.
Credo che senza l'incidente, Carl avrebbe potuto diventare una grande stella nel mondo pop/rockabilly.
In ogni caso, nè lui nè chiunque altro avrebbe potuto diventare quello che è diventato Elvis. Non c'è nessuno come Elvis. 

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IL LIBRO SULLA VITA DI JOHNNY CASH