TOM JONES RICORDA ELVIS PRESLEY

Così Tom Jones ricorda Elvis Presley:

Al tempo in cui ero un adolescente e vivevo nel Galles del Sud, c'era un disc jockey chiamato Jack Jackson al programma "Light" della BBC, il precursore della Radio One. Era abbastanza vecchio da poter essere mio nonno, ma tutti lo consideravano davvero fantastico perché faceva ascoltare tutti gli ultimi dischi di successo americani, settimane prima che venissero pubblicati da noi.
E' stato così che ho sentito Elvis Presley per la prima volta.
C'era questo nuovo fenomeno, chiamato rock 'n' roll, che aveva regalato a "Bill Haley & His Comets" una serie di successi nel 1955, da "Shake Rattle And Roll" a "Rock Around The Clock" e "See You Later Alligator" ed, improvvisamente, stava svegliando il mondo ad una rivoluzione musicale.
Elvis Presley è arrivato sulla cresta dell'onda, ma aveva uno stile tutto suo. Ho ascoltato il suo primo successo "Heartbreak Hotel" cantato a tutto volume attraverso l'altoparlante metallico della nostra radio a transistor, posizionata sul comò della cucina, ed ha avuto un effetto immediato e profondo sul quello che sarebbe stato il futuro della mia vita.
"Perché Presley" ci assicurava Jackson "era un ragazzo bianco".
Facevo fatica a crederci perché cantava musica nera nello stile del Sud come se fosse nato apposta per farlo.
Poi sono arrivate "Blue Suede Shoes", "I Want You, I Need You, I Love You", "Hound Dog" e "Love Me Tender". Entro l'anno successivo ci aveva regalato "Mystery Train", "Rip It Up", "Too Much" e poi il suo primo numero uno in Gran Bretagna "All Shook Up".
Per quanto mi riguardava, visto che ero un cantante alle prime armi, che aveva passato infinite ore a cantare in un registratore, cercando di risultare come un cantante americano nero, Presley aveva dimostrato che, forse, il mio non era un sogno così impossibile.
Le radio non erano affatto hi-tech a quei tempi. La Very High Frequency (VHF) era lontana all'orizzonte ed il suono digitale era a lontano 40 anni, quindi i nostri mezzi rendevano acuta e sgraziata anche la voce più profonda.
Anche così, e nonostante il respiro sibilante e il ronzio dovuto all'incredibile cattiva ricezione di quei tempi, nulla poteva sminuire il puro potere e la voce dell'Anima di Elvis Presley.

Nella sua foto sotto, Judy Palmer è riuscita a catturare il profilo di Elvis nella penombra dei riflettori sul palco. Elvis era tra il pubblico durante uno spettacolo di Tom Jones. Tom stava per presentare Elvis al suo pubblico.



In qualche modo, ho racimolato abbastanza soldi per comprare ogni nuova uscita di Presley, per poi poterli suonare nella privacy della mia camera da letto - al meglio delle possibilità per studiare il suo stile di canto unico. Non ho mai provato a copiarlo, perché sapevo che era importante rimanere me stesso, ma sono stato ispirato da lui. Ogni volta che riuscivamo ad organizzarci per vederlo in TV, il che era raro, provavo a guardare il modo in cui muoveva i fianchi. Era più difficile di quanto sembrasse, perché i movimenti della parte inferiore del suo corpo erano ritenuti, a quel tempo, talmente suggestivi che alle telecamere non era permesso inquadrare sotto la sua vita - per evitare che gli spettatori svenissero per lo shock, suppongo!
Ma quell'Elvis dei primi tempi mi ha mostrato molto sul movimento del corpo.
La maggior parte dei cantanti, quando sale sul palco, afferra il microfono con entrambe le mani e si concentra solo sul suono che produce. Non pensano davvero al modo in cui il loro corpo può aiutare a pronunciare le parole di una canzone, dandole più significato, più interpretazione.
Molti artisti si preoccuperebbero di sembrare scemi o di dare troppo apertamente un'impronta sessuale, ma ad Elvis non importava; lui faceva solo quello che gli veniva naturale. Ho fatto la stessa cosa per me stesso.
Ho pensato: "Voglio andare là fuori e fare quello che sento naturale per me".
Ed ha funzionato.
Arrivando velocemente al 1965. La mia carriera di cantante era decollata, con tre dischi di successo ed un album che registrava un gran numero di vendite, ero al mio primo viaggio in America. Sono andato agli Studios della Paramount per parlare della registrazione di una canzone per un film e qualcuno mi ha detto che Elvis stava girando nel vicino teatro di posa e voleva salutarlo.
Ho pensato tra me e me: "Oh, mio ​​Dio! Sicuramente Elvis Presley non sa chi sono".
Ma mi sono diretto sul set, dove lui era seduto dentro un elicottero ed ha fatto un cenno nella mia direzione. Non potevo credere che stesse salutando proprio me, ma ho risposto al saluto... per ogni evenienza.
Poi si è avvicinato ed ha detto che conosceva ogni canzone del mio album ed ha cantato una delle mie canzoni: "With These Hands" per tutto il tempo.
Mi ha detto: "Come diavolo fai a cantare in quel modo?".
Ed io ho detto: "Beh, la colpa è tua, visto che ho ascoltato tutti i tuoi dischi negli anni '50".
Mi ha detto che quando mi ha sentito cantare "What's New Pussycat?" su disco, pensava che fossi nero. Ho pensato che fosse un po' ironico, poiché avevo pensato che lui fosse nero quando l'ho sentito cantare per la prima volta.
Fu allora che iniziò la nostra amicizia, ma fu solo tre anni dopo, nel 1968, che mi fece l'ultimo complimento. Non faceva spettacoli sul palcoscenico da alcuni anni perché era troppo impegnato a fare film e produrre dischi di successo.
Stava per tornare sul palco a Las Vegas, ma si chiedeva se il pubblico lo avrebbe accettato ed era preoccupato.
Lo scenario musicale si era spostato ai gruppi ormai ed io ero uno dei pochissimi cantanti solisti che si esibivano a Las Vegas, quindi voleva vedere come me la cavavo.
Fortunatamente, non sapevo in anticipo a quale spettacolo avrebbe assistito; altrimenti sono sicuro che ne sarei rimasto terrorizzato. Successivamente, è venuto nel backstage ed ha detto che gli avevo dato la fiducia necessaria per esibirsi di nuovo dal vivo.
Mi ha detto: "Ogni cosa è cambiata moltissimo. I gruppi vanno alla grande adesso, con i Beatles che hanno avuto così tanto successo, e temevo che i tempi del cantante solista fossero finiti. Inoltre, non volevo mettere su uno spettacolo che poteva sembrare vecchio stile, ma mi hai dimostrato che c'è ancora una grande richiesta per il genere di cose che faccio".
Così Elvis ha fatto il suo ritorno ed è stato un enorme successo. Ne fui molto contento perché sentivo di essere stato in grado di fare qualcosa di buono per aiutarlo in cambio di tutto il divertimento musicale che mi aveva dato. Lui, però, non la vedeva così. Era un uomo generoso e penso che abbia sempre sentito che mi doveva qualcosa.
In un'altra occasione, a Las Vegas, stavo avendo dei problemi con i miei coristi, che si erano offesi per una battuta che avevo fatto sul palco. Elvis ha deciso di risolvere il mio problema facendomi il regalo di un altro gruppo.
A mia insaputa, li ha portati in aereo a Las Vegas, li ha ospitati in un bell'albergo - tutto a sue spese - e poi li ha portati nella mia stanza per un provino. È stato premuroso da parte sua, ma gli ho spiegato che avevo un contratto vincolante con le mie coriste, The Blossoms, e non c'era modo di sostituirle senza essere citato in giudizio.
I cantanti di Elvis erano delusi, ma non li ha lasciati andare via a mani vuote. E' andato in bagno, ha strappato un pezzo di carta igienica ed ha scritto un contratto per loro da firmare - pagandoli 100.000 dollari per lavorare con lui.
La nostra amicizia si è basata sul rispetto reciproco e su un interesse condiviso per la musica.
Non mi sono mai seduto ai suoi piedi, guardandolo dal basso verso l'alto, perché ci consideravamo alla pari.
Ad ogni modo, era troppo modesto per sentirsi a suo agio con qualcuno che lo adulava e non aveva mai avuto paura di ammettere la propria vulnerabilità - che è sempre il segno di riconoscimento delle persone di valore.
Una volta mi ha chiesto come ho affrontato il successo.
Gli ho detto che non era difficile per me perché lo volevo da moltissimo tempo. Ha detto che aveva provato a prendere diversi farmaci solo per mantenersi sano di mente ed aveva sempre bisogno di un piccolo aiuto in quella direzione per uscire sul palco.
"Non ti è mai successo niente di tutto questo?" mi ha chiesto.
Sembrava piuttosto sorpreso quando gli ho detto di no; sono rimasto lontano da quelle cose nella mia vita, ma mi piace rilassarmi con un drink in mano.
Più tardi ha detto di aver fatto alcuni cambiamenti nella sua vita e di essersi finalmente sistemato.
Sua moglie, Priscilla, mi ha detto che quando Elvis ed io eravamo insieme, sembrava essere una persona diversa, molto più felice con se stesso. Abbiamo passato un po' di tempo insieme alle Hawaii, seduti fianco a fianco a suonare la chitarra ed a cantare, senza nessun altro intorno.
Eravamo come due bambini, migliori amici, che facevano quello che sanno fare meglio. Ci sedevamo e suonavamo per tutta la notte, ma purtroppo non abbiamo mai registrato o scattato fotografie, quindi non c'è traccia di quel pezzetto di storia della musica.
Priscilla mi ha detto: "Non ho mai visto questo lato di Elvis prima. È così contento di avere qualcuno intorno che capisce davvero cosa sta facendo musicalmente".
Siamo rimasti amici fino alla fine, e anche se negli anni ho fatto molti cambiamenti a livello musicale, ancora guardo al passato con grande affetto ed ammirazione per un grande uomo ed un cantante straordinario.

Il suo manager, il Colonnello Tom Parker, era contrario al fatto che il "suo ragazzo" andasse in qualche luogo in cui poteva promuovere un artista rivale ...
"ma Elvis vuole vedere Tom esibirsi, quindi veniamo in ogni caso", ha detto il suo road manager, Joe Esposito quando mi ha chiamato per assicurarsi che Presley ed il suo entourage avessero un tavolo in prima fila. Dopo lo spettacolo, Elvis è venuto nel backstage ed ha abbracciato Tom mentre lo elogiava. La moglie di Tom e Priscilla stavano sedute in un angolo, mostrandosi reciprocamente le fotografie delle figlie neonate, Joanne e Lisa Marie.
Secondo quanto riferito, Elvis ha detto: "Hai acceso un fuoco in me stasera. Dirò a quel vecchio che devo tornare in pista".
E ci sono abbastanza certezze che abbia telefonato al Colonnello il giorno seguente per dirgli che, anziché ingaggiarlo per fare film senza importanza, doveva organizzare un ritorno sul palco.
Il chitarrista di Tom Jones, Bill Parkinson, ha raccontato:
"Elvis Presley è venuto allo spettacolo con la sua nuova moglie Priscilla. Era anche accompagnato dai suoi amici della Memphis Mafia. Era seduto in prima fila, probabilmente a soli 10 piedi da me. Mentre suonavamo durante lo spettacolo, ho potuto vedere che era entusiasta della musica che abbiamo suonato con grande passione. Elvis è rimasto sul bordo della sedia per tutto il concerto, fino a quando non abbiamo raggiunto il culmine dello spettacolo con un numero chiamato "Land of a Thousand Dances".
Il tutto inizia con un ritmo di batteria ed un riff di chitarra. Mentre guardavo verso il pubblico, Elvis era fuori dal suo posto e l'intera cosa è proseguita come un treno. Eravamo pieni di adrenalina e abbiamo dato il massimo. Quando è arrivato il momento del mio assolo di chitarra, Tom ha ballato verso di me ed io verso di lui, mettendoci tutta l'anima. Poi ho fatto qualcosa che non avevo mai fatto prima. Mi sono voltato verso Elvis ed ho girato la mia chitarra verso di lui. Ha risposto saltando su e battendo le mani, era davvero molto partecipe.
Successivamente "I tre scudieri", Vernon Mills, Chris Slade ed io, siamo andati nel camerino di Tom per incontrare Elvis.
Precedentemente Chris Ellis - The Roady - ci aveva portato alcune foto particolari del matrimonio di Elvis e Priscilla. Elvis mi ha chiesto dove le avessimo prese ed io gli ho risposto che The Roady le aveva prese per noi.
Elvis, poi, si è congratulato con me per la mia esibizione e mi ha autografato la foto. Un paio dei suoi amici della Memphis Mafia mi hanno chiesto cosa avessi intenzione di fare dopo il tour, poiché Elvis era interessato a me visto che avrebbe dato inizio ad uno spettacolo dal vivo nell'immediato futuro.
In quel momento Tom era un'attrazione più grande, quindi ho deciso di restare. Che scemo! Anche se avessi suonato la chitarra ritmica per Elvis sarebbe stato un grande privilegio. Da allora questo è rimasto un grande rimpianto nella mia vita".

Il 27 Ottobre 2015 Tom Jones ha pubblicato la canzone "Elvis Presley Blues".

I was thinking that night about Elvis
Day that he died, day that he died
I was thinking that night about Elvis
Day that he died, day that he died
Just a country boy that combed his hair
And put on a shirt his mother made and went on the air
And he shook it like a chorus girl
And he shook it like a Harlem queen
He shook it like a midnight rambler, baby
Like you never seen
I was thinking that night about Elvis
Day that he died, day that he died
I was thinking that night about Elvis
Day that he died, day that he died
How he took it all out of black and white
Grabbed his wand in the other hand and he held on tight
And he shook it like a hurricane
He shook it like to make it break
And he shook it like a holy roller, baby
With his soul at stake
I was thinking that…