INTERVISTA A BILL BELEW

Bill Belew, abbreviazione di William Lewis Belew, è stato un costumista americano che ha la particolarità di aver disegnato i costumi usati sul palcoscenico ed il guardaroba personale di Elvis Presley dal 1968 fino alla morte dell'artista, avvenuta nel 1977. 
Laureato alla Parsons School of Design di New York, Bill Belew ha disegnato anche costumi per una moltitudine di altri artisti, tra cui Lynne Redgrave, Lena Horne, Josephine Baker, Ella Fitzgerald, Gloria Swanson, Sandy Duncan, Victoria Principal, Pia Zadora, Joan Van Ark, Brooke Shields, Jaclyn Smith, Joan Rivers, Gloria Estefan, Gladys Knight, Roberta Flack e Dionne Warwick, oltre a Milton Berle, Doc Severensen e numerosi altri.
Bill Belew è salito al Cielo il 07 Gennaio 2008 per arresto cardiaco all'età di 76 anni. Abitava a Palm Springs, in California.

E' stato Elvis a contattarti per il " '68 Special" ?
In realtà è stato Steve Binder, che è stato produttore dello spettacolo, e lo ha anche diretto. Aveva radunato un gruppo di noi che provenivano dall'est, perché voleva qualcosa di diverso da quello che si stava facendo ad Hollywood in quel periodo; e la mia prima esperienza di lavoro con Steve era stata per il "Petula Clark Special", quando Petula è arrivata in America. Abbiamo fatto quello special e siamo stati accolti da grandi applausi e riconoscimenti da tutti; così, quando Steve è stato contattato per lavorare con Elvis, mi ha chiesto se avrei potuto creare il guardaroba per lo spettacolo perché voleva continuare a lavorare insieme.

Qual è stata la tua idea per l'abbigliamento in pelle nera?
In realtà, quando abbiamo iniziato a parlarne, Steve ha detto che quello che letteralmente voleva fare era basare lo spettacolo su un'idea di concerto di Elvis e dei ragazzi. 
Ed ha detto: "Quali sono le tue idee riguardo ciò che indosserà?". 
Ci ho pensato e poi ho detto: "L'ho visto in giacca di pelle, ma non l'ho mai visto interamente in pelle. Perché non lo facciamo?".
In quel periodo, tutti indossavano il denim; voglio dire, si indossavano blue jeans e giacche di jeans. 
Ed ho detto: "Perché non prendo una giacca di jeans ed un paio di jeans? Perché non li prendo e li faccio tali e quali in pelle nera?". 
E Steve ha detto: "Adoro l'idea che hai detto. Puoi farne uno schizzo?", così ho fatto uno schizzo per lui.  Ed è così che è successo. 
E, guardando Elvis, l'unica cosa che mi ha colpito quando l'ho incontrato è stato che era un uomo di bellissimo aspetto. 
Molte cose che ho iniziato a progettare sono basate su fatti o periodi che stavo attraversando nella mia vita. 
Sono sempre stato un grande fan di Napoleone, e quando ho guardato Elvis, ho pensato che fosse l'unica persona su cui avrei potuto creare il collo napoleonico, perché gli avrebbe incorniciato il viso. 
E come per molte cose che si fanno per le donne, quando si disegnano i loro vestiti, l'obiettivo è attirare l'attenzione sul loro viso, così ho pensato bene che, se avessi alzato il colletto, la gente avrebbe notato il suo viso. E' così che è nato il colletto. 

È stata una tua idea, non di Elvis.
No, l'unica cosa che ho davvero da dire su Elvis è che è stato assolutamente fantastico per me. Non ha mai detto "Questo è quello che voglio. Sai, fai questo per me. Non voglio indossarlo". 
Abbiamo avuto solo un piccolo disaccordo su qualcosa che stavamo facendo nello speciale, ma in tutto quello che ha riguardato il nostro rapporto di lavoro non c'è mai stato qualcosa in cui lui non sia stato semplicemente fantastico.

Quando Elvis ha fatto il suo ritorno a Las Vegas, dimmi cosa indossava.
Beh, quando Joe mi ha chiamato, dicendomi che il Colonnello Parker avrebbe voluto che facessi il guardaroba di Elvis per Las Vegas e se fossi interessato, ho detto di sì. 
Quello che volevamo fare, in quel momento, era sperimentare quale sarebbe stato il miglior look per lui. E, naturalmente, quella era davvero per me la prima volta in cui lavoravo a Las Vegas. 
Avere lavorato sul palco di New York è molto diverso. 
L'illuminazione era ancora nelle sue fasi iniziali ed abbiamo scoperto che il colore che funzionava meglio era il bianco. Questo permetteva di cambiare i colori su di lui, mentre il nero avrebbe assorbito tutto il colore ed era difficile metterlo in risalto. Abbiamo sperimentato il blu, che era uno dei suoi colori preferiti. Il rosso... Ma alla fine il bianco era la cosa migliore ed, ovviamente, sai, si vuole che sia la persona ad essere la star, non il guardaroba.

Il nero tratteneva di più il calore.
Sì, anche quello, sai. È ottimo. ti fa sembrare magro. Ma a quel tempo,  non era una delle mie preoccupazioni farlo sembrare magro. Voglio dire, sono sempre stato molto fortunato in questo, come dico sempre quando parlo con i fan clubs. 
Bob Mackie aveva Cher, io avevo Elvis Presley. Voglio dire, era un corpo favoloso su cui progettare. Aveva fiuto per i vestiti.

Erano fatti di gabardine?
Per lo speciale, ho usato a quel tempo un tessuto molto caldo. Molti abiti da uomo erano creati con quel tessuto, era chiamata maglia di lana elasticizzata. E così, quando siamo andati a Las Vegas, ho contattato la "Ice Capades" ed ho parlato con alcuni miei amici lì. 
Ho detto loro: "Sareste interessati a realizzare gli abiti di Elvis Presley per Las Vegas?", dato che volevo usare il tessuto che veniva usato per i pattinatori su ghiaccio, come "stretch gab" o gabardine. Permette ai pattinatori di fare le loro evoluzioni, i loro giri e tutto quanto, ed ho pensato che sarebbe stato fantastico per Elvis, poiché l'unica cosa che aveva detto che voleva inserire nel suo spettacolo era il suo karate. 
Pertanto ho pensato di dover trovare qualcosa che gli consentisse di farlo. La maglia di lana che abbiamo usato per molti di questi abiti nello speciale, anche se sembra ottima, fa molto caldo. Sapevo che era una persona che sudava molto quando si esibiva, quindi non volevo aggiungere altro tessuto caldo nel suo guardaroba.


I suoi costumi si sono riempiti sempre più di pietre preziose. Qual era il suo preferito?
Beh, so che gli piaceva il "Dragon Suit", so che gli piaceva il "Peacock (Pavone)"; gli piaceva il leopardo. E, naturalmente, penso che, forse, il suo preferito sia sempre stato il vestito di "Aloha From Hawaii", l'aquila americana, sai.


Non hai avuto un breve preavviso per fare un mantello?
Esatto, esatto. Ho avuto questa grande idea quando stavamo per andare alle Hawaii ed abbiamo discusso a lungo di come avrebbe dovuto essere l'abito, perché per Elvis è stata l'unica volta in cui ha espresso davvero preoccupazione per quello che avrebbe indossato. 
Ha detto: "Bill, voglio solamente un vestito che dica America". 
Abbiamo dibattuto molto su cosa avremmo creato e ricordo che, mentre ero in Europa, avevo visto l'ambasciata americana. Ci fu una grande controversia in quel momento in proposito, sul fatto che l'aquila americana lo attraversasse. 
Ed ho detto: "Ci sono! So cosa funzionerà", perché avevo pensato alla bandiera americana, ma ho detto: "No, no...". 
Poi ho detto: "L'aquila americana"
E lui ha detto: "Fantastico. Mi piace", e così l'abbiamo fatto.
Poi ho detto: "Faremo questo mantello e uscirai, girerai le spalle al pubblico e lo aprirai. E poi partirà l'ouverture e, bam", ti girerai ed eccoti là". 
Ed il mantello doveva essere lungo fino al pavimento. Quindi abbiamo realizzato il mantello. 
Il mantello è stato inviato alle Hawaii ed Elvis l'ha indossato; ha fatto un passo avanti ed è caduto all'indietro. Il mantello era talmente pesante, da non riuscire nemmeno a camminarci dentro. 
Così ho ricevuto la telefonata in cui mi si diceva: "Bill, il mantello è fantastico, ma Elvis non riesce a muoversi". 
Quindi siamo subito entrati in produzione ed abbiamo realizzato un mantello corto da fargli  indossare. Ma ho sempre avuto... in tutti questi anni, ho sempre avuto questa immagine nella mia testa, ossia di vedere Elvis fare il passo avanti e poi...bam! Steso lì in mezzo a tutto quel mantello! E posso vederlo anche morire dalle risate!

Quanto tempo ci è voluto per realizzare il nuovo mantello?
Abbiamo avuto poco più di un giorno. Ci abbiamo lavorato letteralmente 24 ore.

Elvis ha avuto problemi anche con le frange?
Molte delle cose che ho creato per Elvis, all'inizio, erano cose che io ed altri ragazzi indossavamo a quei tempi, quindi molte cose sono state rifilate in macramè, frange e perline di quel periodo. Naturalmente, sai, con tutti movimenti e suonare la chitarra, non mi sono mai reso conto che la frangia sarebbe rimasta tutta avvolta attorno lui. Non me ne sono reso conto fino a quando ho fatto un paio di altre cose per altri artisti ed ho usato le frange, e le ho viste tutte avvolte.
Ho pensato: "Oh mio Dio, come doveva essere stato per Elvis, con tutte queste frange che oscillavano intorno a lui!".


Le frange erano così lunghe ad Inglewood, che ci è finito legato.
Esatto, sì. Oh si.

Qual è stata l'idea che ha dato vita al "Gypsy Suit"?
E' stata semplicemente un'idea come qualsiasi altra cosa. Avevo appena visto una foto di un costume gypsy e ho pensato bene che sarebbe stato interessante. Ho sempre cercato di pensare a cose interessanti, perché molto di ciò che abbiamo fatto ed i cambiamenti nei costumi di Elvis sono stati, in realtà, dettati dai fans. 
Sotto molti aspetti, sarei stato interessato ad iniziare molto prima, ma l'unica cosa che
non ho mai fatto in tutto il periodo che ho disegnato per Elvis, non ho mai voluto che qualche riferimento alla sua mascolinità fosse sollevato da commenti tipo: "Oh, sai perché indossava questo o perché indossava quello?". 
Pertanto è stata davvero solo una progressione dovuta ai fans. Più facevamo, più applaudivano. E più avrebbero applaudito, così finalmente sono arrivato al punto in cui ho pensato: "Ok, possiamo inserire i gioielli e non ci saranno domande, sai, su cosa indossa".

Parlaci del Sundial.
Ancora una volta, stavo leggendo qualcosa in una rivista e mi è capitato di vedere questo articolo sugli Aztechi. Ho visto il sole azteco ed ho pensato: "Non sarebbe un grande design?"; e l'ho semplicemente usato.

Sembrava così intricato e difficile da realizzare.
No. Ce ne sono stati altri molto più difficili, ma era molto complicato per il fatto che era ricamato molto pesantemente. E ci è voluto un po' di tempo per elaborare lo schema e realizzarlo.

Hai lavorato su costumi successivi.
Beh, l'ultima cosa su cui stavo lavorando e di cui avevamo fatto un prototipo si chiamava "Laser Suit". Avevo incontrato un elettricista appassionato di laser. 
I laser, in quel periodo, erano ancora relativamente nuovi. Gli spettacoli con i laser stavano diventando molto belli, così ho disegnato quello che pensavo avrebbe dovuto essere, in definitiva, il costume gioiello. 
Si chiamava "The Diamond Suit" ed in quello che abbiamo fatto, c'erano alcuni punti in cui aveva pietre molto grandi che gli avrebbero indicato dove poteva toccare. Ed è da lì che il laser sarebbe partito! Li abbiamo sistemati strategicamente sulla tuta e, come ho detto, sai, ogni volta che si toccava, i raggi laser avrebbero brillato. 
Eravamo arrivati quasi al punto in cui era pronto per essergli mostrato.
Ed, in effetti, la mattina in cui ho saputo della sua morte, stavo andando in studio perché l'avremmo messo sul manichino e l'elettricista ed io l'avremmo testato. E questo è tutto.

Se Elvis fosse andato in Europa, quali erano le tue idee?
La "Laser Suit" sicuramente. Sì, quella era la prima, ma sai. non l'ha fatto...già....

Raccontaci com'è stato lavorare con Elvis. Qualche storia divertente oltre al mantello?
È stato semplicemente così fantastico da non aver mai messo in dubbio ciò che facevo. 
Molte volte Joe chiamava e raccontava. 
C'è una storia divertente. Avevamo appena iniziato a Las Vegas e non sapevo che Elvis fosse una persona che viveva di notte. A quei tempi ero considerevolmente più giovane, quindi verso le 11:30, 12:00 probabilmente andavo a letto, così ero andato a letto. 
Penso che fossero circa le 2:00 o le 3:00 del mattino ed il telefono ha squillato. 
Naturalmente, l'unica cosa in quel periodo della mia vita era mia madre. Era successo qualcosa. Mia madre, stanno chiamando... Quindi ho risposto al telefono, ma era Joe Esposito che diceva: "Voglio parlarti. Elvis vuole ordinare altri vestiti". 
All'improvviso, mi sono reso conto di non avere carta o una matita o altro. Avevo un comodino accanto al mio letto ed era coperto di velluto, così l'unica cosa che ho potuto fare è stato prendere il dito ed iniziare a scrivere le indicazioni di Joe sul velluto e pensare: "Signore, ti prego, fammi ricordare tutto quello che mi dice"
Quindi ho scritto tutto e Joe mi ha dato tutte quelle informazioni. Subito dopo mi sono alzato, ho acceso la luce dopo aver riattaccato, ho preso matita e carta, mi sono seduto ed ho iniziato a decifrare tutti i miei appunti. 
Da quel momento in poi, ho sempre avuto carta e matita vicino al mio letto. 
Mi sono detto: "Questo non dovrà succedere mai più". 
Ma fondamentalmente, per quanto riguarda il guardaroba che ho creato per il palcoscenico, in seguito ho scoperto una cosa che mi è piaciuta e che mi ha fatto ridere: ossia lui arrivava e faceva modelli per i ragazzi. Ho visto fotografie, mostrate da alcune persone, di lui che fa i modelli del guardaroba, ride e si diverte.
Poi, quando le pubbliche relazioni arrivarono al punto in cui parlava tantissimo e incontrava tante persone, mi ha chiesto se potevo creare il suo guardaroba personale.
Poiché era un corpo che era difficile da adattare, se fosse entrato e avesse preso qualcosa dallo scaffale, avrebbe dovuto essere modificato. E, come tante persone, non era una persona che voleva avere molti accessori, quindi, immagino ci siano state molte cose interessanti che ho fatto per lui e, probabilmente, una delle cose più belle è stata quando ha incontrato il presidente Nixon. 
Ha chiamato ed ha detto: "Voglio che mi crei un vestito perché incontrerò il Presidente". 
Ricorderò sempre che è stata una grande emozione per lui, perché ricordo di aver lavorato per Kennedy e stavo facendo uno spettacolo a New York per il quale Jacqueline Kennedy mi aveva chiesto di essere una delle persone presenti alla Casa Bianca per la sua festa di compleanno. Pertanto so cosa significa essere un ragazzo del Sud di una piccola città. Non c'è niente come incontrare il tuo Presidente.
Così un giorno sono andato a casa sua dopo che Elvis era tornato. Normalmente, tutto quello che facevo si svolgeva in salotto e abbiamo condotto lì tutti i nostri incontri. 
Mi è stato chiesto di tornare in camera da letto ed ho pensato: "Oddio ora che succede?!".
Sto tornando indietro e lui e Priscilla erano a letto e lui ha tirato fuori tutti i libri, gli opuscoli e tutto quello che aveva avuto dal Presidente. 
Ha detto: "Voglio che tu veda tutto questo e quanto è bello". 
Ci siamo seduti lì ed abbiamo guardato i libri e le cose che erano state autografate per lui. 
Gli ho detto: "So come ti senti, perché so com'è stato quando ho incontrato il Presidente Kennedy. Ho pensato che fosse la cosa più grande che mi fosse mai capitata". 
In seguito mi è capitato di lavorare con Tish Baldridge e lei mi ha detto: "Cosa posso fare per te?". 
Ed io ho detto: "Da qualche parte, negli archivi, c'è una fotografia di me mentre incontro il Presidente Kennedy. Vorrei averla". 
Tish Baldridge è stata assolutamente favolosa. Non so come l'abbia trovata... Signore, l'ha  trovata ed ho avuto la foto, che si trova ancora sul mio tavolo, nel mio salotto. 
Ma come ho detto ad Elvis: "So quanto sei eccitato. Sai, solo io posso, ti capisco benissimo". 
E lui era come un bambino, sai. Avevamo appena ricevuto un pezzo di caramella e ci stavamo semplicemente divertendo. 
Penso di avere un libro ed un paio di altri documenti che mi ha dato quella notte. 
Ha detto "Voglio che tu abbia questi, dalla mia visita alla Casa Bianca". Eccezionale! 

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Era una specie di completo viola?
No, era blu navy scuro.

A cosa stavi pensando quando l'hai disegnato?
Beh, era molto simile a quasi tutti gli altri capi che avevo creato per lui. I vestiti di base, per intenderci.  L'unica cosa che ho fatto è stato aggiungere il mantello al completo, che a volte abbiamo fatto ed a volte no.

Parlaci del tuo TCB.
Sono rimasto assolutamente stupito. Sai, avevo visto i ragazzi con i loro TCB, ed un giorno ero lassù e stavamo discutendo di alcune cose del guardaroba. E lui, come faceva la maggior parte delle volte, era seduto sul pavimento di fronte a me, mentre stavamo parlando. 
Mi ha detto: "Ho un regalo per te". 
L'ha aperto e c'era un TCB. Ed io proprio non ci potevo credere! 
Ho pensato: "Cavolo... ora sono uno dei ragazzi". Davvero.

Raccontaci alcuni ricordi del Colonnello Parker.
Avevo ben poco a che fare con il Colonnello. Quasi tutti i miei rapporti erano con Elvis.

Dove hai lavorato?
A Los Angeles. Ho vissuto a Los Angeles in quel periodo della mia vita. Sì, perché stavo facendo molta televisione e altre cose in quel momento.

Elvis ti ha mai detto qualcosa che ti è sempre rimasto nella mente?
No, no, non proprio. Penso che l'unica cosa per me sia che ha chiamato e mi ha detto che Sonny West stava per sposarsi e voleva un abito. Uno smoking. Così ho disegnato uno smoking per lui e lui mi ha detto: "Scendi da Schwartz e Albusser e fammi creare alcuni gioielli". 
Io ho detto: "Oh no, no, Elvis. È troppo personale. Lo fai da solo". 
E lui mi ha detto: "No, no, no, scendi giù. Disegnami dei gioielli". 
Così sono andato laggiù ed è così che ho incontrato Saul e Abe, e col passare del tempo abbiamo fatto conoscenza.
Ed è solo una delle migliori storie di quanto fosse generoso quest'uomo. 
Saul mi diceva che c'era una signora che girava da quelle parti da parecchio tempo e che ammirava un anello con smeraldi e diamanti molto costoso. 
Lei semplicemente entrava e lo guardava. Avevano cercato di parlarle per farle spendere i soldi per pagarlo.  No, no, no...suo marito non le permetteva di comprarlo, ma lei si è trovata lì in un giorno in cui è entrato Elvis. 
Lei guardava l'anello ed il gioielliere lo ha preso e lo ha rimesso nella custodia. 
Ed Elvis gli ha detto: "Che succede?" 
Lui gli ha raccontato la storia di lei, di quanto avesse sempre desiderato questo anello e temeva che suo marito si sarebbe arrabbiato se l'avesse comprato. 
Elvis ha detto: "Vai ad impacchettarlo e daglielo"
E lui ha detto "Davvero?" 
Lui ha risposto: "Davvero", e così ha fatto. 
E' andato dalla signora e lei ha detto: "Cos'è questo?". 
E lui ha risposto: "Quel gentiluomo laggiù, il signor Presley, vorrebbe che lei avesse questo anello". 
Lei si è molto commossa ed ha detto: "No, no, non può farlo". 
E lui ha detto: "Chiunque voglia qualcosa così tanto, dovrebbe averlo". Ed ha aggiunto: 'Voglio che lei l'abbia. Per favore, lo accetti con il mio affetto e la mia gratitudine"
Ho pensato che fosse la cosa più bella del mondo. Semplicemente la cosa più bella. 

Raccontaci la storia del mantello.
Mi ero dimenticato di questo. Quando Joe ha chiamato ed ha detto che il mantello e la cintura erano stati lanciati tra il pubblico, non eravamo preparati. 
A quel tempo stavo facendo uno spettacolo con Flip Wilson e avevo di nuovo creato Geraldine per Flip. 
Sono dovuto rimanere a Los Angeles, perché quel venerdì sera avremmo registrato, ma i vestiti dovevano arrivare alle Hawaii. 
L'aereo era stato inviato, i biglietti, tutto era pronto. Così ho detto a Nicky, che aveva fatto il lavoro di ricamo sugli abiti per Elvis: "Nicky, fammi un favore, per piacere. Prendi questi, vai alle Hawaii e consegnali per me ". 
E Nicky ha detto: "Oh certamente, fantastico".
C'era un posto vuoto per i vestiti Elvis, così poco dopo iniziato il viaggio, la hostess dell'aereo è arrivata ed ha detto: "Cos'è quello sul sedile accanto a lei?"
Lui ha risposto: "Sono la cintura ed il mantello di Elvis Presley. Li sto consegnando alle Hawaii per il suo speciale ". 
E poi Nicky ha aggiunto: "Sento questo mormorio"; ha detto che era l'hostess. 
Lei ha detto: "Il mantello di Elvis è su quel posto". 
E lui ha raccontato che, un po' più tardi, lei è tornata e gli ha chiesto: "Potrei toccarlo?"
E lui ha risposto: "Certamente"
Lei ha allungato la mano ed è tornata indietro dicendo: "Ho toccato il mantello di Elvis". 
Avevo dimenticato quanto fosse divertente, finché Nicky non mi ha ricordato quella storia. 
"Ho toccato il mantello di Elvis".

Non ti sorprenderebbe ora sapere quante persone vorrebbero toccare i vestiti.
Esatto. Esattamente.

I tuoi disegni sono talmente originali che, ovunque si veda Elvis, si vede il tuo lavoro. Come ti fa sentire?
E' fantastico. Penso che, probabilmente, una delle cose più belle e pazzesche che siano mai successe, forse sia stata tre o quattro anni fa a Esquire. 
Versace ha detto: "L'unica cosa che invidio è che Bill Belew abbia avuto il compito di vestire Elvis Presley. Quel lavoro mi sarebbe piaciuto". 
Ho l'articolo e ogni tanto, quando sono giù, lo tiro fuori e lo leggo.
È bellissimo che anche Versace volesse disegnare abiti per Elvis.

Hai reso felice Elvis e hai reso felici milioni di fans in tutto il mondo. Tra mille anni apprezzeranno ancora il tuo lavoro.
È bellissimo aver fatto parte della sua vita, davvero.

È bellissimo che tu ti sia seduto a parlare con noi. Grazie.
Oh, piacere mio, sempre.

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Source: ECAU