Oggi, 09 Settembre 2026, ricordiamo il 70° anniversario dalla prima esibizione di Elvis Presley all' "Ed Sullivan Show", programma televisivo americano della durata di un'ora, trasmesso sul canale CBS dal 1948 al 1971. Praticamente un'istituzione!
Quando Elvis arrivò sulla scena, Ed Sullivan fu tra quelli che non ne volle sapere di ospitarlo nel suo programma, ma dopo aver visto la risposta del pubblico alla sua esibizione allo show di Steve Allen, suo rivale storico, dovette cambiare idea e fare in modo di avere la partecipazione di Elvis, pur mantenendo pubblicamente la posizione espressa in passato nei suoi confronti anche durante le trattative.
Il costo dell'ingaggio per tre esibizioni fu della cifra record di 50.000 dollari e, paradossalmente, i due protagonisti non si incontrarono nemmeno in quell'occasione, in quanto Elvis era ad Hollywood per le riprese del film "Love Me Tender", mentre Ed Sullivan era convalescente in ospedale per un grave incidente stradale; così il primo si esibì dagli studi CBS di Los Angeles e l'attore Charles Laughton sostituì il conduttore.
Per ricordare questa storica giornata della sua carriera, lo scrittore Paolo Borgognone, già autore di due edizioni del libro "Io, Elvis", ci ha inviato il bellissimo articolo che segue e per il quale lo ringraziamo di cuore.
Auguriamo a tutti voi buona lettura!
9 settembre 1956: è nata una stella
Settanta anni fa, Elvis apparve per la prima volta all’Ed Sullivan Show, lo spettacolo televisivo più importante d’America. E il mondo non fu più lo stesso.
Il 9 settembre del 1956 - esattamente settanta anni fa - il pianeta intero ebbe un sussulto. A provocarlo - e non era la prima volta e nemmeno l’ultima - un ragazzo del sud degli Stati Uniti d’America, cresciuto in una famiglia povera, ma determinato a lasciare il segno. Lui — è ovvio - è Elvis Presley e quella data ci ricorda il momento preciso del suo ingresso definitivo nell'Olimpo dei più grandi di sempre. Quel giorno, il duecento cinquantatreesimo dell'anno, il cantante di Tupelo apparve per la prima volta all’Ed Sullivan Show. Uno straordinario traguardo per un artista che solo un paio di anni prima aveva iniziato la propria carriera da perfetto sconosciuto. Quel programma televisivo della CBS era, semplicemente, uno dei più visti dell’intera proposta del piccolo schermo americano, all’epoca. Arrivarci voleva dire vedersi spalancare davanti le porte delle case di mezzo continente. Anzi, numeri alla mano, anche di più.
Lo spettacolo piaceva a tanti, tantissimi, grazie soprattutto alla personalità dominante del suo conduttore, Edward Vincent Sullivan. Un vecchio lupo di mare dell’intrattenimento: intelligente, ironico, severo, ma anche aperto a nuove forme di spettacolo e con le antenne dritte quando si trattava di sorprendere il pubblico. Un tipo che aveva la fama di non mandarla a dire, ma altrettanto noto per la sopraffina capacità nel riconoscere chi avesse davvero talento. Accadrà con Elvis, prima "rifiutato" e poi accolto per ben tre volte. E la stessa attitudine straordinaria si dimostrerà, ancora una volta, otto anni dopo, quando, su quel palcoscenico, debutteranno i quattro ragazzi di Liverpool, i soli a reggere - per impatto e popolarità globale - il paragone con il Re: i Beatles.
Ma, per Elvis e la sua progressione verso un successo inaudito, l'apparizione in tv all’Ed Sullivan Show era destinata a essere molto, molto più che un semplice riconoscimento. Qui non c’era una carriera consolidata da celebrare, come succedeva spesso sotto quei riflettori, ma, al contrario, l’opportunità di far incontrare il più grande performer d’America con un pubblico sconfinato che ancora non lo conosceva bene. O che, magari, lo temeva per la sua carica "rivoluzionaria". Il ciuffo ribelle, gli occhi bistrati, il movimento del corpo che tanto terrorizzava certi detrattori: tutto era esposto alla platea più vasta, quella del piccolo schermo. Si entrava, in un certo senso, in quasi tutti i salotti d’America. Ecco, allora, che la presenza all’Ed Sullivan Show diventa per Presley il trampolino di lancio per essere riconosciuto davvero come il più grande di sempre. Basta riguardarle, quelle immagini in bianco e nero, per accorgersi di come il pubblico pendesse letteralmente dalle sue labbra. Ogni piccolo gesto, ciascun movimento della testa, un qualsivoglia cambio nell’inflessione della voce, veniva accolto con un entusiasmo incontrollabile, rumoroso, caotico ma sincero e di puro apprezzamento.
Elvis - si vede - se la ride.
Sa di avere in mano gli spettatori, ha capito da tempo che può osare quello che nessuno ha mai tentato. Perché nonostante la sua carriera sia ancora giovane - nonostante LUI sia incredibilmente giovane - conosce la ricetta giusta per accattivarsi le simpatie anche di coloro i quali, all’inizio, lo snobbavano, criticavano, temevano, deridevano. E lo fa con leggerezza, ma senza strafottenza. Non è lì a imporre un modello, ma sta scavando un solco nella storia dello spettacolo, che non sarà più la stessa dopo quella sera. Ancora una volta, sono i musicisti nati e cresciuti nella sua ombra a dichiararlo, porgendo così il loro omaggio al precursore, a "colui che ha indicato la strada" come diceva il performer di Gainesville, Florida, Tom Petty.
Quella domenica di settanta anni fa, non è andato in onda solo lo show televisivo più visto di sempre in America: in quei pochi minuti "un atomo umano aveva appena diviso il mondo in due", dirà molti decenni più tardi nella sua autobiografia, un altro gigante che a Elvis deve molto, moltissimo, Bruce Springsteen. Uno che - a sei anni - venne stordito da quelle immagini in bianco e nero con una forza che oggi, diventato adulto e capace di comporre da protagonista a sua volta un pezzo di storia della musica, riconosce come dirompente.
La stessa forza che colpisce noi, ogni volta, insieme con quel sorriso sornione ma sincero e quegli occhi accesi sul mondo di un ragazzo che porta nella sua chitarra i sogni di intere generazioni.

